Nel «Divino Cantico» di Giovanni della Croce
La chance mistica della Chiesa
di Maria Cecilia del Volto Santo

(Osservatore Romano del 15 gennaio 2012)

Nel mese di febbraio 2011, insieme alle Edizioni Ocd, la Jaca Book ha pubblicato un nuovo volume di padre Antonio Maria Sicari intitolato Il «Divino Cantico» di san Giovanni della Croce. L’autore aveva preannunciato l’opera già nel 1991, durante le celebrazioni accademiche per il centenario della morte del mistico Dottore, ma ha dovuto poi lavorare per molti anni, con approcci e approfondimenti successivi, anche a causa dei numerosi impegni spirituali a lui affidati, specialmente nella sua qualità di fondatore e guida del movimento ecclesiale carmelitano.
Ora possiamo meditare, approfondire ed usufruire di un’opera di grande valore teologico, dottrinale e spirituale che ci aiuta a comprendere la missione del santo Dottore, cioè il dono dello Spirito affidato a san Giovanni della Croce a beneficio della Chiesa.
La sua missione fu ed è quella di essere maestro nella fede, come lo ha definito Giovanni Paolo II nella lettera apostolica omonima del 1991. A questo tema egli dedicò le sue prime composizioni poetiche: quelle nove Romanze che «ci rivelano il mondo trinitario, dove è già salvezza immergersi» (p. 121). Padre Sicari le ha magistralmente commentate nel capitolo quinto dell’opera, avvertendo che esse non sono affatto secondarie, ma stanno a fondamento dei tre poemi più celebri e più noti: Noche oscura, Cántico espiritual e Llama de amor viva.
Il «Divino Cantico» di san Giovanni della Croce e formato da 17 capitoli, oltre che dalla conclusione e dalle poesie dal carcere, collocate alla fine del volume e tradotte poeticamente dallo spagnolo dall’autore stesso. Il corpo centrale del volume, capitoli 7-14, è riservato alla spiegazione delle strofe del Cántico Espiritual, «opera poetica nuova ed originale, rispetto al Cantico biblico» (p. 182). Poi, a ciascuna delle altre grandi opere — Salita del monte Carmelo, Notte oscura, Fiamma d’amor viva — viene dedicato un capitolo distinto, nel quale si offrono interpretazioni di notevole spessore e originalità.
Prima di commentare il Cantico spirituale, l’autore ha voluto soffermarsi a paragonare tra loro la diversa sensibilità con cui il Dottore carmelitano s’è accostato al biblico Cantico dei cantici, in paragone a Lutero che lo ha messo ai margini della propria riflessione teologica.
Padre Sicari ha avuto la perspicacia di far notare come la vicenda storica di san Giovanni della Croce sia legata a quella di Lutero, come risposta ecclesiale alle lacerazioni dottrinali e storiche di quel periodo della Chiesa.
La fede di Giovanni della Croce, pur nel buio del carcere di Toledo, è già rischiarata da bagliori trinitari e immerge il santo nella fiamma dell’amore intra-trinitario.
Ciò permette al mistico spagnolo di offrire «la sua carne a una vera morte affinché il Verbo scritto dell’Amore, il Cantico dei Cantici in particolare, possa nuovamente risuonare in tutta la sua bellezza, come parola vivente, risorta» (p.199).
Il peregrinare del santo Dottore arriva alla meta finale: l’unione trasformante con Dio. Tutto il Cantico sin dalla prima strofa - «Dove ti nascondesti, Amato, e gemente mi lasciasti» - tende a questa mistica unione grazie a un cammino di adesione costante a Cristo sposo che guida la sposa fedele sempre più su sino al matrimonio spirituale, in cui si pregusta già qualcosa della «gloriosa eternità dove tutto sarà dono e dove si spiegherà anche la necessità del cammino che l’anima ha dovuto percorrere» (p. 336) per giungere a tanto bene.
Il santo Dottore, che si lascia condurre da Cristo ben addentro agli splendori e al bruciante calore Trinitario e sa immergervi tutta la vita ecclesiale e tutto il dramma dell’umana miseria, è per ciascuno di noi un vero «maestro nella fede» e sembra invitarci a rimanere aggrappati a Cristo, nostro salvatore, con tutte le fibre del nostro essere, se vogliamo essere condotti sulla spiaggia assolata.
Secondo padre Sicari, la risposta più sicura al dramma luterano sarebbe venuta dalla primavera teologico-spirituale della mistica del Cinquecento e in particolare dai due grandi Dottori della Chiesa universale, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce. Anch’essi hanno vissuto il dramma della fede e delle sue notti, ma sempre alla luce e al calore del mistero trinitario, grazie a una profondissima esperienza di «dono», che giunge incredibilmente a «uguagliare» tra loro Creatore e creatura, quando si scambiano il reciproco amore: «Giunta la dove tutto e divino, l’anima non fa altro che “c h i e d e re l’uguaglianza d’amore con Dio, perché l’amante non può dirsi soddisfatto se non sente di amare quanto è amato”» (p. 332).
Questa nuova fatica di padre Sicari sembra una delle opere più riuscite e più complete pubblicate sul Cántico espiritual di san Giovanni della Croce. In essa il lettore può respirare già quell’ infanzia spirituale di santa Teresa di Lisieux, la più giovane e matura discepola del Dottore mistico, che avrebbe semplificato la giusta risposta alle domande di Lutero, mostrando com’è bello lasciare che la fede ci conduca ad abbandonarci nell’abisso di un Amore onnicomprensivo.
Come per Teresa di Gesù Bambino cosi per Giovanni della Croce «il punto di vista non è quello della nostra miseria che tenta di ascendere a Dio e di afferrarlo, ma quello della Sua umiltà: l’umiltà di un Dio che giunge fino ad esserci grati perché gli permettiamo di amarci!» (p. 423). Ed è per questo che l’unione mistica non è una vocazione strana, destinata soltanto alle anime grandi, ma è da Dio offerta a tutti i battezzati.
La lettura del volume permette di constatare lo smarrimento delle radici cristiane e trinitarie che affligge il mondo in cui viviamo e di farci riscoprire che «la Chiesa ha una chance mistica inesauribile: un annuncio totale e travolgente che può essere fatto di schianto, anche agli inizi del cammino».



 

Ritratti di Santi - Itinerario Quaresimale 2011

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