Con piacere pubblichiamo una breve intervista rivolta alla Prof.ssa Maria Antonietta La Barbera, docente di Lingua e Letteratura Francese presso l’Università degli Studi di Palermo. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo, in modo particolare, la traduzione di alcune opere di Thérèse de Lisieux. Un ulteriore interesse coltivato da M. Antonietta La Barbera  è lo studio dell’antropologia e della spiritualità cristiana che la porterà alla traduzione delle principali opere di Raïssa Maritain, Georges Bernanos, Eugène Ionesco e Jean Sulivan.

1) Lei ha dedicato molto del suo tempo allo studio della letteratura francese e in modo particolare della spiritualità cristiana. Autori come Raïssa Maritain, Georges Bernanos, Eugène Ionesco (e ce ne saranno sicuramente altri) sono entrati a far parte della sua personale competenza culturale. Quali tra questi autori l’ha maggiormente affascinata e perché?

E stata la lettura del romanzo di Bernanos Diario di un curato di campagna a segnare una tappa importante nella mia vita. Quel libro e quell’autore, infatti, mi hanno sospinto verso un’unitarietà d’interessi. Fino ad allora esistevano per me le letture spirituali e i testi di letteratura; in modo sempre più consapevole, ho privilegiato pertanto certi autori e certi testi che mi permettevano di scendere sempre più nelle profondità del mio essere e del mistero della vita e dell’uomo.
Impossibile affermare quale degli autori succitati, a cui devo aggiungere almeno Saint-Exupéry e Jean Sulivan, mi abbia affascinata maggiormente. Con ogni scrittore che approfondisco, stabilisco un dialogo personale ¬– in tal senso ho parlato di lettura dialogica – e, si sa, ogni dialogo è unico. Ogni scrittore mi ha donato il suo universo interiore, il suo modo unico di relazionarsi col mondo e con la scrittura. Ogni scrittore ed ogni testo sono stati per me una rivelazione.

2) Tra gli autori da lei tradotti è presente la piccola Teresa di Lisieux, come è nata questa scelta e cosa le ha trasmesso?

Leggendo Bernanos, così come io amo leggere, il passaggio a Thérèse è obbligatorio. La spiritualità teresiana trasuda da ogni pagina. Inoltre rileggere i testi della santa di Lisieux, che conoscevo da anni, ma che non avevo saputo gustare, mi ha segnato profondamente. Da ragazzina, quelle pagine mi erano sembrate troppo semplici, quasi scontate.
Tradurre le lettere è stata un’esperienza
“bouleversante”. Già, la traduzione di qualsiasi testo è un’avventura rischiosa e sorprendente. La traduzione dei testi di una santa lo è ancor di più.
Quella semplicità, che avevo quasi snobbato, attraverso il lavoro di traduzione, rivelava infatti tutta la sua profondità, il suo spessore interiore. Per chi ama la scrittura come me, tradurre è un lavoro di
“connivence”: difficile da tradurre in italiano questo termine. Direi compenetrazione, farsi uno con l’autore. E, si capisce, farsi uno con Thérèse, non è cosa da poco…
 
3) Teresa di Lisieux ancor prima di essere beatificata esercitava un certo fascino fra gli autori (soprattutto cattolici) del primo Novecento. Sono in tanti coloro che possono dire di dover qualcosa alla piccola Thérèse. Come spiega questo particolare successo?

Sì, sono davvero numerosi gli scrittori e i pensatori del Novecento che si sono ritrovati nella spiritualità teresiana. Quanto al successo è proprio il tema del mio intervento al Convegno Internazionale che si terrà a Palermo dal 16 al 18 ottobre sul ruolo della scrittura epistolare nella cultura europea: “Una scrittura oltre la grata. Note sull’epistolario di Thérèse de Lisieux”.
Il mistero di una scrittura che va oltre le grate di uno sconosciuto monastero di clausura. Potenza della scrittura alimentata dall’amore.

4) “Esistono dei testi-sacramento, portatori di grazia, che vi conducono in quel luogo in cui perdete la vostra identità. Ed è lì che vi trovate” (Jean Sulivan). Quanto è stata vera questa affermazione?

In rapporto a quanto ho già detto, è evidente che credo in quest’affermazione di Jean Sulivan. Sì, un libro è – può essere – uno spazio sacro, un tempo-luogo in cui si apre una breccia dentro di noi e, come diceva Bernanos, tutte le brecce si aprono su Dio. Perdersi per trovarsi, dimenticarsi per essere autenticamente se stessi.

5) Oggi, osservando la fragilità dei più giovani (non di tutti, grazie a Dio) e la loro riluttanza a qualsiasi tipo di studio, quanto bisogno abbiamo di letteratura?

C’è bisogno di letteratura come di ogni forma di arte che ci aiuti a riscoprire la bellezza e la dimensione del profondo. Viviamo in un contesto di violenza, di menzogna e di esasperato utilitarismo. Tutti – e non solo i giovani – abbiamo bisogno di recuperare la bellezza della gratuità e la gratuità della vera bellezza.

Intervista curata da Michelangelo Nasca


Profilo professionale di M. Antonietta La Barbera, tratto dal suo Sito personale http://m.a.labarbera.site.voila.fr

Mi sono laureata nel 1968 con una tesi su Gustave Flaubert, sotto la guida di Antonio Corsaro, scrittore-poeta e sacerdote. Sono stata assistente ordinaria fino al 1985, data in cui sono diventata professore associato di Lingua e Letteratura FRANCESE. Dopo aver insegnato dal 1969 presso la Facoltà di Magistero (oggi Scienze della Formazione), sono transitata nel 2001 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, dove attualmente insegno.

Tra i molti interessi, ho coltivato principalmente gli ambiti della letteratura francese, dell’antropologia e della spiritualità cristiana, armonizzando la ricerca letteraria con l’attenzione alle problematiche esistenziali e quindi alla dimensione interiore e spirituale.
È in particolare nell’ambito della spiritualità che, a partire dal 1984, ho iniziato una fitta e ininterrotta rete di incontri, conferenze e seminari presso gruppi, associazioni, centri culturali: le parole umane alla luce della Parola.

La mia attività didattica si è sempre più chiaramente proiettata verso una formazione globale dei ragazzi, dando forma a svariate modalità di sperimentazione didattica: conferenze condivise, rappresentazioni teatrali, riunioni-spettacolo.

In ambito un universitario, ho dato vita alla Compagnia universitaria, gruppo teatrale costituito inizialmente da una ventina di studenti, con l’obiettivo di realizzare un “teatro-per-crescere-insieme”: studio, gioco, amicizia sono stati i dinamismi che hanno consentito la realizzazione di molti “incontri-lezione-spettacolo”, fruiti all’interno della Facoltà, ma poi anche a livello cittadino. A conclusione del Convegno Internazionale realizzato a Palermo a cinquant’anni dalla morte di Georges Bernanos (1998), la Compagnia Universitaria, in quell’occasione costituita da oltre 55 studenti, ha messo in scena uno spettacolo Una finestra sulla notte, fortemente apprezzato dai migliori critici a livello mondiale e dallo stesso figlio dello scrittore, presenti alla manifestazione.

In ambito di approfondimento e ricerca, la traduzione è stata, per un certo periodo, un ambito da me praticato per meglio penetrare nell’universo dell’autore studiato. Ho pertanto tradotto opere di Raïssa Maritain, Georges Bernanos, Eugène Ionesco, Thérèse de Lisieux, Jean Sulivan e pubblicato testi con brani scelti secondo un criterio tematico..
Faccio parte dell’Association des Amis de Jean Sulivan, impegnandomi a divulgare in Italia l’opera dello scrittore.
Membro della redazione della rivista salesiana “UNIONE” vi pubblico regolarmente, come su alcune riviste cittadine.
Pratico la scrittura, che sperimento come uno “spazio-tempo di essere”, come una possibilità inimitabile d’incontro e di condivisione.

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