
In uno dei suoi primi discorsi (23 aprile 2005) Benedetto XVI rivolgendosi ai rappresentanti dei mezzi di comunicazione sociale aveva affermato: “Non si può poi non porre in evidenza il bisogno di chiari riferimenti alla responsabilità etica di chi lavora in tale settore, specialmente per quanto riguarda la sincera ricerca della verità e la salvaguardia della centralità e della dignità della persona. Solo a queste condizioni i media possono rispondere al disegno di Dio che li ha posti a nostra disposizione”. Secondo il suo personale punto di vista e la sua esperienza, la cultura mediatica di oggi è ancora in grado di prendere posizione di fronte a queste provocazioni?
«E’ molto difficile, purtroppo. L’evoluzione dei media negli ultimi anni è stata rapidissima, accompagnata da innovazioni tecnologiche fino a qualche anno fa nemmeno immaginabili. Ciò ha portato – come effetto positivo – una sempre maggiore pluralità di imput informativi, ma dall’altra parte – come effetto negativo – una sempre maggiore frammentazione dell’ informazione. Oggi cioè abbiamo tantissime informazioni – forse anche troppe – ma nessuna o quasi possibilità di arrivare a sintesi (che possono essere raggiunte solo tramite approfondimenti, studi attenti delle notizie che si danno). La responsabilità etica, richiamata da Benedetto XVI, gioca in questo senso un ruolo ancora maggiore. Ma la responsabilità etica ha bisogno di spazi di riflessione, che il mondo dell’informazione oggi non concede, e gli stessi operatori dell’informazione sono spesso frastornati, nell’esercizio del lavoro, come se ci si muovesse dentro sterili automatismi, e non dentro a meccanismi che hanno alla base, come ogni attività umana, il pensiero e la coscienza».
Ancora Benedetto XVI, nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 gennaio 2006) disse: “La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento ultimo dell’esistenza umana, personale e sociale. In questo modo i media possono contribuire costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero”. Che significa per un giornalista, e in modo particolare per un vaticanista, operare con coraggio e risolutezza nel campo della comunicazione?
«Significa, o significherebbe, ricercare sempre, il più possibile, la verità. Sforzarsi di ‘leggere oltre’, senza travisare. E’ chiaro che un vaticanista non può limitarsi a fare da ‘megafono’ alla voce ufficiale del Vaticano. Così facendo contravverrebbe agli stessi fondamenti della professione giornalistica. Un giornalista accreditato presso la Santa Sede ha però l’opportunità – e il dovere – di descrivere e trasmettere ai suoi lettori/ascoltatori (senza dimenticare che molti di essi sono anche ‘fedeli’ alla Chiesa di Roma) la complessità della Chiesa (cioè anche dei suoi vertici ecclesiastici) oggi in Italia e nel mondo. La Chiesa è l’unica struttura del mondo che ha alle spalle una storia ininterrotta di duemila anni. Ma in questi duemila anni la Chiesa è cambiata moltissimo. Il racconto di questi cambiamenti, nel solco della tradizione, è – a mio avviso – il terreno di competenza del lavoro del vaticanista».
Proprio in questi giorni (9 marzo 2007), rivolgendosi ai rappresentanti del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, Papa Ratzinger ha manifestato una serie di preoccupazioni relative al mondo mediatico. Internet, tv, radio, media “hanno portato indubbiamente grandi benefici” ma "è altrettanto evidente che molto di ciò che è trasmesso in varie forme nelle case di milioni di famiglie in tutto il mondo è distruttivo". E’ necessario, ribadisce il Pontefice, promuovere “la salvaguardia del bene comune, al servizio della verità”. I mezzi di comunicazione, in tal senso, hanno “la responsabilità di educare i bambini e i giovani alla via del bene e della verità… promuovere la dignità umana, il vero valore del matrimonio e della vita familiare e gli sviluppi positivi dell'umanità”. Ritiene questa esortazione una preoccupazione eccessiva?
«No, tutt’altro. La ritengo, anzi, quanto mai opportuna. Mi sembra anzi, dando un giudizio del tutto personale, che la Chiesa – nei suoi vertici – abbia compiuto in questi anni un grave errore di sottovalutazione, riguardo a quello che stava avvenendo intorno, nella vita reale, nelle profonde mutazioni antropologiche che sono accadute in Occidente nel giro di pochi lustri. E’ quello che il Prof. Vittorino Andreoli, per esempio, sintetizza con la formula di uomo digitale. In questi anni è come se una figura nuova di uomo si stia prepotentemente affacciando, un uomo per il quale – per la prima volta – la vita reale, concreta, rischia di passare in secondo piano rispetto alla sua rappresentazione (digitale).Che la Chiesa non si sia tempestivamente resa conto di questo processo e degli enormi rischi che questo comporta per la fede, ma anche semplicemente per la visione non materialistica del mondo, è del tutto evidente. Oggi assistiamo ad un profondo sbandamento etico-morale, causato in gran parte proprio da quei valori distruttivi che vengono inoculati ogni giorno attraverso i modelli dei media. Pensiamo soltanto agli effetti di un Grande Fratello, trasmesso in prima serata e seguito da milioni di persone , dove il modello comportamentale indicato come esempio è lo sballo, l’accoppiamento selvaggio, l’esibizione muscolare, il divertimento fine a se stesso. Mi sembra che Benedetto XVI, già quando era soltanto Cardinale, è stato uno dei primi, nella chiesa, ad avvertire i rischi immediati di questa deriva, e a tentare di lanciare un allarme. Allarme che ripete anche ora, in termini che mi appaiono sempre più perentori, nel suo ruolo di Vicario di Cristo».
a cura di Michelangelo Nasca
Fabrizio Falconi, nato a Roma nel 1959, giornalista prima free-lance ( il Manifesto, Paese Sera, Panorama, Leggere, ) poi Radiorai ( 3131, con Corrado Guerzoni per 8 anni ), TMC ( conduttore del TG, direttore Roberto Quintini), RAI2 ( Mixer, con Giovanni Minoli ) e Mediaset, dal 1992. Attualmente è accreditato come vaticanista presso la sala stampa vaticana. Cura anche un blog-sito personale all’indirizzo http://mysterium.blogosfere.it
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