In Libano una minoranza vuole "fare il cristianesimo"
Il nostro non è un grande Movimento, se considerato sul piano numerico. Ma la sua storia dice chiaramente che il Signore non fa mai questione di numeri o di potere per scegliere qualcuno, un nuovo Davide che gli faccia spazio nel mondo. E infatti ci chiede di collaborare con il suo disegno in uno dei luoghi più travagliati della nostra terra, in Medioriente.
Là dove si sta giocando drammaticamente un confronto storico tra uomini di diversa religione, le nostre comunità libanesi di Beirut e di Raachine da diversi anni sono impegnate, spesso in un clima di resistenza, a dare testimonianza a Cristo e alla sua Chiesa. Il dialogo con i fratelli musulmani è rallentato da secoli di storia fatta di sofferenze e di guerre catastrofiche ed è reso difficile dal fatto che i cristiani sono una piccola minoranza che deve pagare cara la propria esistenza. I ragazzi delle nostre comunità sono continuamente e comprensibilmente sottoposti alla tentazione di cedere e di cercare altrove un futuro sicuro, che spetterebbe loro di diritto solo per il fatto di essere giovani e bravi. Ma le nostre famiglie non si perdono d'animo, come ci racconta Elian, responsabile del Mec in Libano, in una lettera inviata all'Assemblea Generale che si è tenuta il 7 febbraio in Italia. La pubblichiamo perché ciascuno possa sentirla come indirizzata a sé personalmente e da qui abbracciamo idealmente, uno per uno, tutti i nostri amici del Mec del Libano, assicurando loro la nostra preghiera.
Il Presidente del Movimento Ecclesiale Carmelitano
Lella Tomasini
Lettera di Elian Hage
Carissimo P. Antonio, Carissima Lella e carissimi tutti dell’Assemblea Generale,
mi dispiace il non poter partecipare con voi a questo incontro; ma questo periodo dell’anno è molto critico, ma vi assicuro che siamo sempre uniti nella preghiera e nella missione che il Signore ci ha affidato e alla quale ci chiama. Formiamo una solo famiglia seminata nel mondo.
Per primo desidero farvi giungere i saluti e l’affetto di tutti i membri del movimento in Libano ed il loro dispiacere per le circostanze che hanno impedito l’arrivo di Padre Antonio, di Luciano e Beppe da noi per gli esercizi spirituali, però la presenza di P. Elie ha supplito in modo provvidenziale.
Voglio dirvi che le famiglie che hanno aderito al Mec stanno vivendo un periodo di stabilità e di impegno completo e serio, espressione del fatto che hanno sperimentato, capito col cuore e la ragione la storia del movimento. Per quanto riguarda la situazione generale del Libano, ricordatevi che in una delle mie lettere, scritta durante la guerra tre anni fa, vi ho detto che la nostra preoccupazione più forte non è legata alla guerra né alla paura della morte o delle crisi economiche. Noi temiamo per la nostra identità cristiana in questo paese, temiamo che venga meno la convinzione dei nostri figli circa l’importanza della nostra missione in questa parte dell’oriente. Questo è quello che verifichiamo in questi giorni: la sicurezza è migliorata, la situazione economica lo stesso, apparentemente ogni cosa sembra andare meglio, ma nel profondo i cristiani vivono un grande scisma interiore. Per essere preciso i cristiani vivono barattando e commerciando i loro valori e principi. A titolo di esempio immaginatevi che una scuola cattolica di suore missionarie quest’anno ha deciso di non celebrare l’Eucarestia per la festa di “congedo” dei suoi alunni dalla scuola superiore a conclusione dell’anno scolastico, per “venire incontro” agli studenti non cristiani che frequentano la scuola. Vi sembrerà da lì una cosa da poco e per voi perfino normale, ma credetemi in realtà qui mostra un cedimento e preannuncia lo sciogliersi di questa minoranza cristiana a cui è affidata una chiamata ed una missione che deve rimanere ad ogni costo limpida, in mezzo a maggioranza che la preme.
Non voglio che questa mia lettera venga scambiata per pessimismo. Io la intendo come vero grido da condividere che ci permette di mettere le nostre esperienze in comune e di arricchirci a vicenda nel “fare il cristianesimo”. La intendo anche come invito a prenderci cura reciprocamente gli uni degli altri nella preghiera.
Supplichiamo il Signore che ci mandi il suo Santo Spirito per rinvigorire la volontà dei suoi figli e dia loro la forza di portare il suo messaggio secondo la sua volontà.
I miei saluti a tutti dell’Assemblea Generale uno ad uno.
Sperando di incontrarci presto.
Elian Hage
La Comunità del Libano
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