di Michelangelo Nasca

“Chi non vuole ascoltare prima Dio, non ha nulla da dire al mondo. Si «affannerà per molte cose» […] fino allo svenimento ed all’esaurimento, trascurando l’unica cosa necessaria; anzi, dirà parecchie bugie a se stesso per dimenticare o giustificare questa trascuranza. Tali giustificazioni si possono sentire oggi dovunque […]; c’è da inorridire. I tempi della contemplazione, si dice, sarebbero definitivamente tramontati. La contemplazione apparterrebbe ad un’epoca culturale passata […], in cui era cosa nobile (ed anche riservata ai nobili, che avevano agio di farlo) guardare le stelle e provare in ciò un desiderio dell’assoluto. Lo sguardo di chi oggi guarda romanticamente al cielo, non incontra che ciminiere fumanti. Viviamo in un freddo mondo di lavoro, che impegna inesorabilmente tutto l’uomo. Anzi, nel quartiere moderno, nell’appartamentino moderno con le sue stanze comunicanti, piene del rumore dei bambini, non c’è neppur più un angolo, dove uno si possa concentrare e gustare la concentrazione. […] Oggi si tratta di incontrare Dio nell’azione, altrimenti non lo si troverà. Il mondo è avviato e nessuno ne fermerà più il motore” (H.U. von Balthasar, Chi è il Cristiano?).

Sono trascorsi quarantatre anni dalla pubblicazione (1965) di Wer ist ein Christ? (Chi è il Cristiano?) del grande teologo svizzero H.U. von Balthasar. Nonostante il tempo, i contenuti di quest’opera (come tutti gli scritti di questo teologo) rimangono inalterati. Anzi, potremmo dire che più passa il tempo, più ci si accorge della nostra - forse colpevole - disattenzione circa le cose che riguardano Dio.
Potrà sembrare un tedioso ritornello spirituale, sta di fatto che il problema della fede vissuta nella quotidianità della nostra vita non è possibile occultarlo! “Chi non vuole ascoltare prima Dio, non ha nulla da dire al mondo”. Oggi, invece, sembra che tutti siano improvvisamente diventati esperti e autorevoli conoscitori dell’uomo, dei suoi desideri e dei suoi relativi bisogni. Vagliata tale saccente pretesa, ci si improvvisa esperti risolutori dei problemi umani in quasi tutti gli ambiti del tessuto sociale: lavoro, politica, religione, famiglia, amicizia ecc. “Ci si affannerà, così, per molte cose, fino allo svenimento ed all’esaurimento, trascurando l’unica cosa necessaria!!! C’è da inorridire?!!”
 
E’ vera la constatazione rilevata da von Balthasar, “Viviamo in un freddo mondo di lavoro, che impegna inesorabilmente tutto l’uomo”, ma altrettanto vera è la sua considerazione finale: “Oggi si tratta di incontrare Dio nell’azione, altrimenti non lo si troverà. Il mondo è avviato e nessuno ne fermerà più il motore”.
L’«azione», nella realtà strutturale del cristianesimo è un elemento di notevole importanza, il motore principale della nostra fede. Sono numerosissimi, tra Antico e Nuovo Testamento, i verbi di movimento contenuti nell’intera raccolta di libri sacri. La fede cristiana è un muoversi verso se stessi e verso gli altri, e nei racconti dei miracoli compiuti da Gesù i Vangeli dimostrano che l’uomo (sostenuto dalla fede) può realmente alzarsi e camminare “verso un’origine divina”!!!

In questo tempo di Avvento che sta per iniziare ogni cristiano sa di dover sperimentare – “dinamicamente” – nel proprio cuore una particolare attesa.
 
”La parola che riassume questo particolare stato, in cui si attende qualcosa che deve manifestarsi, ma che al tempo stesso si intravede e si pregusta, è “speranza”. L’Avvento è per eccellenza la stagione spirituale della speranza, e in esso la Chiesa intera è chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo. Tutto l’organismo spirituale del Corpo mistico assume, per così dire, il “colore” della speranza. Tutto il popolo di Dio si rimette in cammino attratto da questo mistero: che il nostro Dio è “il Dio che viene” e ci chiama ad andargli incontro. In che modo? Anzitutto in quella forma universale della speranza e dell’attesa che è la preghiera, che trova la sua espressione eminente nei Salmi, parole umane in cui Dio stesso ha posto e pone continuamente sulle labbra e nei cuori dei credenti l’invocazione della sua venuta” (Benedetto XVI).

Anche le parole della Scuola di Cristianesimo, che molti di noi stanno meditando di questi giorni, ci introducono al mistero dell’Avvento suggerendo un cammino di santità.

Tutti gli uomini tendono verso un traguardo finale “traguardo dell’ultimo e definitivo amore; traguardo dell’ultima e definitiva povertà per ottenere l’ultima e definitiva ricchezza; traguardo dell’ultima ed eterna obbedienza della creatura al Suo Creatore. Ciò è indubbiamente vero, ma è altrettanto vero che, verso questo traguardo, i cristiani camminano tutti assieme, e camminano in una maniera paradossale: risalendo verso le origini. Assieme essi devono rintracciare quel disegno originale secondo cui il Padre celeste li ha creati. Tutti devono scoprire, fin da questo mondo, le leggi del Paradiso: quelle della «integrità originaria». La santità di tutti comincia così, con questa comune “risalita verso le origini” . «I tuoi Santi –scrive poeticamente Gertrud von le Fort, in uno dei suoi Inni alla Chiesa– sono come acque nella china delle montagne, che risalgono verso la Sorgente»” (Antonio M. Sicari, Ci ha chiamati amici).

 

 

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