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Gli Studenti preparano il momento di preghiera

Durante la vacanza degli studenti in Sicilia abbiamo recitato ogni mattina la preghiera delle Lodi. Abbiamo cercato di curare ogni giorno la bellezza di questo gesto, anche introducendolo con degli spunti sul modo di recitare la preghiera dei salmi. Ne è nato un breve itinerario pedagogico senza pretese che qui cerco di sintetizzare in sette punti, come i giorni della settimana. Il principio è quello di fare attenzione di volta in volta a un aspetto, in maniera da poterlo assimilare più facilmente. Ogni volta le sottolineature già fatte i giorni precedenti sono semplicemente richiamate alla memoria. Nell’ordine delle tappe siamo partiti da ciò che è più esterno e quindi più facilmente percepibile.

 

1) Il primo punto è l’attenzione a recitare assieme. Non è mai inutile richiamare prima di tutto il significato dell’asterisco per il ritmo della recita e stabilire chiaramente quali sono i due cori con i rispettivi salmisti. In questa prima tappa, la sottolineatura pedagogica principale è che ognuno deve recitare ascoltando gli altri. E’ importante capire che questo non è tanto una questione di volume quanto di percezione della recita comune.

 

2) La seconda tappa consiste nel fare attenzione al contenuto. Quando si recita bene assieme è più facile ascoltare le parole che si pregano. Questa indicazione però non può restare generica, pena la sua inefficacia. Abbiamo invitato di volta in volta a portare un’attenzione particolare a questo o quel salmo, oppure alla lettura breve o semplicemente ad una frase.. Questa sottolineatura di parti particolari della recita ha poi come conseguenza di tener desta l’attenzione in generale. In questo modo può anche accadere che l’una o l’altra parola ci colpiscano in modo speciale. Questa parola, che diventa per così dire “radioattiva”, è probabilmente quella che Dio ci vuole rivolgere per questa giornata.

 

3) Allora arriviamo alla terza tappa, la più importante. Si tratta di fare attenzione a Chi ci parla attraverso i salmi, di prendere coscienza di chi è Colui al quale ci rivolgiamo. Questo, dice Teresa d’Avila, trasforma la “preghiera vocale” in “preghiera mentale”, cioè in preghiera personale. Più volte Giovanni Paolo II ha sottolineato l’importanza di riscoprire il senso del mistero, della maestà di Dio nella liturgia. L’aver contemplato il volto di Cristo Pantocrator a Cefalù e a Monreale, ci ha certamente aiutati a vivere questa che è la dimensione essenziale della preghiera. Non ci rivolgiamo a un Assoluto senza volto, ma a Colui che ci ama, che si vuole far conoscere, che ha rivelato il suo Nome.

 

4) La quarta tappa sottolinea l’altro polo del dialogo: si tratta ora di fare attenzione a chi siamo noi che preghiamo, prendere coscienza della nostra creaturalità. Questo implica due atteggiamenti fondamentali: la dignità e l’umiltà. Nella preghiera scopriamo la nostra dignità infinita all’interno della creazione. L’uomo è quel livello della creazione che prende coscienza dell’essere e quindi è capace di ringraziare anche a nome di tutta la realtà, come ci ricordano i salmi della domenica mattina. Ma nella preghiera impariamo anche la vera umiltà della creatura, così come ce lo insegna il salmo 8: “Che cosa è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero?”.

 

5) La quinta tappa non è che la conseguenza di ciò che precede. Questi due atteggiamenti interiori – umiltà e dignità – suggeriscono degli atteggiamenti esteriori, una postura da oranti. Le gambe accavallate, la schiena ingobbita, le mani a penzoloni, non aiutano la coscienza a vivere la preghiera.

 

6) Aggiugerei una tappa per approfondire la quarta: chi sta pregando è sempre anche la Chiesa. Anzi io prego cristianamente in quanto faccio parte della Chiesa, soggetto primordiale della preghiera. La preghiera dei salmi è come un fiume che precede e segue la mia preghiera. Da quasi quattromila anni queste preghiere sono continuamente recitate come la corrente di un fiume che sale verso Dio e attraversa la storia. Nella recita dei salmi accade ciò che dice il sacerdote introducendo il canto del Sanctus nella messa: “Permetti alle nostre umili voci di unirsi alle coro degli angeli e dei santi”.

 

7) Infine una tappa che ricentra tutto in Cristo: non solo Gesù ha recitato questi salmi come ogni fedele israelita, ma ha dato un contenuto assolutamente nuovo a queste parole. Questi salmi parlano di lui o esprimono la sua preghiera: i salmi di dolore decifrano la Passione di Cristo, i salmi di vittoria esprimono la sua Risurrezione e il suo trionfo sul peccato e sulla morte. I salmi danno espressione e spessore al mistero di Cristo, mentre diventano per noi parole vive e calde nel custodire il rapporto di amore con Lui. Il breve versetto del NT, che si trova sotto il titolo dei salmi, suggerisce proprio questa interpretazione cristiana dei salmi. E’ quanto afferma il Catechismo: La Liturgia delle Ore “è veramente la voce della Sposa stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera di Cristo, con il suo Corpo, al Padre” (CCC n 1174).

 

 

P. Stefano Conotter

 

 

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