di P. Aldino CazzagoIl 9 novembre prossimo in tutta Europa si ricorderà il XX anniversario della caduta del Muro di Berlino e la fine della divisione dell’Europa uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. Assieme a quel Muro – alto quattro metri e lungo oltre 150 chilometri – rotolava definitivamente a terra anche quell’ideologia marxista che, prima in compagnia del nazismo e poi da sola, aveva “sequestrato” la recente storia di intere nazioni europee. Il 9 novembre 1989, dopo radicali cambiamenti in Polonia e Ungheria e sotto la pressione di imponenti manifestazioni di piazza nella Germania dell’Est, il Muro che tagliava in due la Germania viene definitivamente aperto. Al momento del crollo il Muro poteva “vantare” solo una breve esistenza: 28 anni, essendo stato costruito nel 1961.
Breve ma sufficiente a rendere triste e difficile la vita di centinaia di migliaia di cittadini della Germania dell’Est e di altri milioni dell’intera Europa Orientale. Tra questi milioni di cittadini molti erano protestanti, cattolici e ortodossi. I cristiani e le chiese presenti in questi paesi furono, seppur in maniera diversa, perseguitati, in molti casi fino al martirio, fortemente limitati nella libera professione della propria fede e discriminati nei più diversi settori della vita pubblica.
In questo scenario si inserisce la figura e l’operato di Giovanni Paolo II, il papa slavo venuto “da un paese lontano”. Nel giugno 1979, durante il suo primo viaggio nella Polonia ancora saldamente nell’orbita dell’Unione Sovietica, oltre 10 milioni di polacchi si fermarono per ascoltare la sua parola. Per le autorità fu un colpo terribile. Nell’estate 1980 dagli scioperi dei cantieri navali di Danzica prenderà avvio Solidarnosc, il primo sindacato libero di un paese del blocco sovietico che a detta di molti fu anche la prima crepa nel granitico muro dell’ideologia che da Mosca si estendeva a tutta l’Europa dell’Est. Il resto del suo lungo pontificato sarà contrassegnato da un’ininterrotta attenzione alla sete di libertà dei popoli, delle nazioni e delle chiese di questa vasta parte del continente europeo.
Il quesito circa il contributo di Giovani Paolo II alla caduta del Muro non è certamente nuovo. I commentatori si dividono tra chi lo addita come essenziale e chi invece irrilevante. Nel novembre 1993 il giornalista Jas Gawronski lo pose al pontefice stesso e ottenne questa risposta: “Io ritengo che se c’è stato un ruolo determinante è quello del cristianesimo come tale, del suo contenuto, del suo messaggio religioso e morale, della sua intrinseca difesa della persona umana e dei suoi diritti. E io non ho fatto altro che ricordare, ripetere, insistere che questo è un principio da osservare: soprattutto il principio della libertà religiosa, ma non solo, anche di tutte le altre libertà dovute alla persona umana” (J. Gawronski, Il mondo di Giovanni Paolo II, Milano 1994, p. 13).
Tornare a riflettere sugli avvenimenti che hanno segnato e cambiato la recente storia dell’Europa dell’Est e sul ruolo in essi svolto da Giovanni Paolo II rappresenta un’ottima occasione per ripensare l’importanza del cristianesimo nella costruzione dell’Europa di oggi.
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