Il carisma carmelitano ha dato origine a un particolare flusso di esperienza cristiana che dura da più di ottocento anni; ha generato nel tempo molteplici “forme di vita” e ha donato alla Chiesa un ricco patrimonio di dottrine spirituali.

A tutti il carisma chiede di vivere l'integra vita cristiana, ma con una particolare sottolineatura pedagogica e missionaria: lasciare che lo Spirito li educhi ad un continuo cuore a cuore con Dio, in modo da percepire la vita della Chiesa dalla parte del cuore, e in modo da sentirsi “mandati” al cuore di ogni uomo, nella consapevolezza che Dio lo ha fatto per Sé.
Il Movimento Ecclesiale Carmelitano SI PROPONE QUINDI DI VIVERE UN’ALTA COSCIENZA DEL DONO RICEVUTO, in modo che la Chiesa possa essere percepita in tutta la sua interiore bellezza, ed essere edificata come vera “terra promessa”, come “giardino di Dio” (= Carmelo) dove è bello essere ospitati.
I membri del Movimento Ecclesiale Carmelitano sono, perciò, invitati a vivere ed operare nella consapevolezza che «l'intera esistenza è Dono», e ciò esige sia la coscienza gioiosa di essere “grazia” per sé e per gli altri, sia un'educazione sistematica per riscoprire le innumerevoli “radici di dono” che Dio ha piantato nel bel giardino della sua Chiesa.
- L’alta coscienza del Dono si esprime anzitutto nella preghiera personale con cui ciascuno coltiva la “bellezza infinita” della propria anima (la "gran hermosura" di cui parla S. Teresa d'Avila), riconoscendo che essa è inabitata da Dio, e può intrattenere un costante dialogo amoroso con Dio, nella disponibilità a lasciarsi da Lui “donare” al mondo intero.
- L’alta coscienza del Dono, infatti, è per natura sua missionaria: tende, cioè, ad annunciare e a distribuire il dono ricevuto quanto più ampiamente possibile, nella coscienza che ogni dono o si moltiplica o si isterilisce.
- L’alta coscienza del Dono si nutre della persuasione che il suo contenuto proprio è !'amore, di modo che non le grandi azioni, ma le azioni fatte con grande amore sono missionariamente efficaci;
- L’alta coscienza del Dono va difesa soprattutto quando essa è stata ferita dalla nostra e dall'altrui fragilità. Questa difesa si chiama perdono. Il perdono è la bellezza restituita al dono umiliato. Avere un' alta coscienza anche del perdono significa che ad esso si è sempre disponibili prontamente e lietamente ... quasi anticipatamente.
- L’alta coscienza del Dono risveglia sempre la libertà e la creatività. Per mantenersi alla giusta “altezza” essa deve alimentarsi ad un fervore di “opere e opere” (S. Teresa d'Avila): opere di carità, opere di missionarietà, opere di cultura, opere di servizio quotidiano. Solo se è alimentata con le opere, la coscienza dei doni di Dio resta vigile. Altrimenti c'è il rischio che essa degeneri in intimismo e in narcisismo spirituale.
- L’alta coscienza del Dono deve esprimersi soprattutto là dove è in questione “il dono della nostra persona” che abbiamo promesso. Coltivare una particolare bellezza nelle proprie relazioni affettive, coniugali e familiari è essenziale per chi voglia veramente esperimentare il carisma carmelitano. Ma bisogna intendersi bene: questa particolare bellezza non è quella idealizzata e romantica del perfetto accordo o dell'assenza di ogni problema. È invece la bellezza (possibile in ogni circostanza, anche in mezzo alla sofferenza) che risalta in forza della magnanimità con cui ciascuno (al limite estremo: anche uno solo tra tutti membri) accetta umilmente di spendersi per gli altri, affidandosi interamente al proprio verginale rapporto con Cristo. Una famiglia “carmelitana” è una famiglia di persone i cui membri (sperabilmente tutti, ma, al limite, anche uno solo) sono anzitutto “persone innamorate di Cristo”.
- L’alta coscienza del Dono deve esprimersi anche là dove l'uomo si spende nel suo lavoro per il bene della famiglia e della società. Lavorare, infatti, significa fin dall'inizio collaborare con Dio alla cura della sua creazione, collaborare con il Creatore alla coltivazione e alla custodia del giardino del mondo (=Carmelo).
Coltivare una particolare dignità nell'ambiente di lavoro, nei rapporti, nei progetti e nelle realizzazioni, e perfino nelle cose che ci sono affidate, è essenziale per chi vuole testimoniare al mondo la bellezza di vivere con la forza del carisma carmelitano. Nel mondo del lavoro, la bellezza si chiama appunto dignità, ed essa va manifestata in ogni circostanza: nella serietà dell'impegno lavorativo, nei successi sperati e negli insuccessi deludenti, nella fatica e nella gioia. A tale scopo, sarà utile meditare spesso su questa folgorante intuizione di un grande teologo: «Anche il falegname di Nazareth, quando abbracciò la trave della croce ritrovò il materiale della sua professione» (H.U. von Balthasar, Tu hai parole di vita eterna, Jaca Book, Milano 1992, p. 43)

Il Movimento Ecclesiale Carmelitano si propone, così, di gettare un “nuovo sguardo sulle origini”, soffermandosi nella contemplazione della bellezza del mistero cristiano: uno sguardo sul mondo e sulla Chiesa visti come "carmelo", cioè, come "GIARDINO DI DIO", immensamente ricco di doni e di grazie.
Scopo di questa contemplazione è che il Dono possa farsi Compito, senza che, nel passaggio dall'uno all'altro, il mistero perda in Bellezza.
(tratto da: Nella Terra del Carmelo - Prima parte: Il Dono di P. Antonio M. Sicari)
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