Padrea Antonio Sicari con Giovanni Paolo II e il Cardinale Joseph Ratzinger ora Papa Benedetto XVI
Padrea Antonio Sicari con Giovanni Paolo II e il Cardinale Joseph Ratzinger ora Papa Benedetto XVI
I «ritratti» di padre Sicari, da Brescia diffusi in tutto il mondo

di Massimo Tedeschi

Con migliaia di volumi, audiocassette, ciclostilati e blog internet che circolano con i suoi testi, padre Antonio Maria Sicari è, probabilmente, l’autore «bresciano» più letto e diffuso al mondo. Un fenomeno che sfugge alle statistiche della Siae, ai censimenti editoriali, ai riflettori dei media. Un fenomeno però ben presente alla cerchia di bresciani che seguono, frequentano, rileggono e riascoltano, insomma ammirano i quaresimali che questo 63enne sacerdote carmelitano di origini siciliane tiene, da vent’anni a questa parte, nella chiesa di San Pietro in Castello. Quaresimali che, fin dal lontano 1986, padre Antonio dedica ai «ritratti di santi».
Oggi padre Sicari taglierà il traguardo dei cento «ritratti»: la ricorrenza verrà celebrata in due modi. Il quaresimale (cioè la sua predicazione inserita in una messa) non si svolgerà in Castello ma nel santuario cittadino delle Grazie, a partire dalle 20.30. E poi il ritratto sarà dedicato alla santa più santa che la fede cattolica riconosca: Maria, la madre di Gesù.
I testi che padre Sicari legge dal pulpito (una ventina di cartelle l’uno) sono diventati un piccolo caso editoriale: la Jaca Book sta per dare alle stampe il nono volume della serie che li raccoglie. Dopo il primo «Grande libro dei ritratti di santi» che raccoglieva cinquanta di questi «medaglioni», sta per uscire il secondo tomo. A Roma recentemente i testi di padre Sicari sono stati recitati, nella chiesa carmelitana di Santa Maria delle Vittorie (quella con la statua di Santa Teresa del Bernini in estasi), da artisti come Giulio Base, Claudia Koll, Vincenzo Bocciarelli e Valeria Fabrizi. «In un paio di occasioni li ho sentiti anch’io: devo ammettere che sono più bravi di me, nella lettura dei testi», dice sorridendo padre Sicari durante una conversazione nella cappellina nel convento carmelitano, sulla balconata del Cidneo con vista mozzafiato sulla città.

La singolare avventura, spirituale e culturale, dei «ritratti di santi» nasce nell’ormai lontano 1986. Padre Sicari, palermitano d’origine, è nato nel ’43 ed è stato ordinato sacerdote nel ’67. Dopo gli studi teologici al Teresianum e quelli in scienze bibliche al Biblicum, è stato direttore della rivista Communio per 10 anni. A Brescia arriva nel ’72 e qui vive tuttora dopo essersi trasferito per alcuni periodi a Trento, per insegnare. La tradizione dei quaresimali bresciani però non è mai venuta meno.
«Nella Chiesa cattolica c’è la tradizione di offrire, durante la quaresima, momenti particolari di ritiro e di formazione. Nell’86 pensammo di concentrarci sulle figure dei santi. Il primo quaresimale fu dedicato a San Francesco. Parlai a braccio ma, già dalla seconda sera, dovetti passare a un testo scritto: la gente lo chiedeva e poi un testo scritto risulta più preciso, evita dimenticanze o lungaggini, garantisce maggior equilibrio nel "montaggio"».

Dietro ogni «ritratto» c’è un lungo lavoro che, mediamente, per padre Sicari inizia a ottobre-novembre. «Approfondisco l’aspetto storico, poi il punto di vista teologico. Mi interrogo, cioè, su quello che Dio ha voluto dire alla Chiesa con un determinato santo. Poi individuo i temi di attualità che un ritratto consente di toccare. Cerco episodi che illustrino e intervallino gli aspetti teologici, vado alla ricerca di espressioni, di frasi che riassumono una figura».
L’attenzione parte sempre dalla vicenda di una persona che sta salendo o è già salita all’onore degli altari. A volte sconosciuti, a volte universalmente noti. È il caso di Giovanni Paolo II, che ha richiesto quest’anno due serate per essere affrontato, vista la complessità.
Ogni volta padre Sicari si documenta accuratamente. «Leggo quel che è stato pubblicato fino a quando individuo il punto di vista, il messaggio di quel santo». Padre Sicari va insomma alla ricerca del senso profondo di una vicenda umana e di fede.

I quaresimali bresciani, e la loro fortuna editoriale, hanno contribuito a una stagione in cui la Chiesa ha modificato il suo rapporto con il tema della santità. «Alcuni anni fa - spiega padre Antonio - le vite dei santi non "tiravano" più. Erano sovraccariche, agiografiche, parlavano di persone perfette fin dall’infanzia, spesso socialmente elevate. Allora si disse che bisognava rendere "imitabili" quelle figure. Il teologo von Balthasar, con il quale ho lavorato, ha chiarito invece che nel santo conta la "missione". Il santo è uno che resta dove Dio lo mette nel mondo, con fedeltà, dicendo di sì nonostante la fatica. Allora è interessante capire il contesto, il dramma che la Chiesa vive in un determinato momento. L’innamoramento di Cristo dà al santo la lucidità per capire di cosa hanno bisogno la Chiesa e l’umanità in un certo momento. Il santo è sempre uno che si innamora di Cristo in un modo personale, adatto a un certo tempo».
È questa la cornice teologica che rende così vivi, coinvolgenti i santi ritratti da padre Sicari. «A quel punto è facile raccontare un santo in tutta la sua umanità, nei suoi aspetti e - perchè no - nei suoi difetti. Anche perchè la santità diventa genialità».
Lì si inserisce lo stile inimitabile di padre Sicari, il suo modo di raccontare e di far riflettere: «L’importante per me è raccontare una storia in modo che uno si commuova, ma non in maniera sentimentale. Ecco: suscitare una commossa tenerezza, questo è il mio scopo».
Al fondo c’è tutta l’evoluzione del rapporto della Chiesa con le figure aureolate, il passaggio dalla «vocazione universale alla santità» evocata dal Concilio Vaticano II, alla «santità come dinamica qualificante della Chiesa e base dei piani pastorali» teorizzata da Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI che, nella sua prima enciclica, cita i santi della carità per dire che «quanto più ci si avvicina a Dio, tanto più ci si avvicina all’uomo».
È a partire da queste fondamenta che padre Sicari ha costruito la sua monumentale eppur varia galleria che - tradotta in russo, spagnolo, polacco, tedesco, francese, lettone e in altri idiomi meno conosciuti - viaggia oggi nel mondo. A volte anche in ambienti insospettabili. È il caso del «ritratto» di Jacque Fesch, l’ultimo ghigliottinato in Francia, redento in carcere, che ha commosso tanti detenuti.

In tutti questi anni il pubblico di padre Sicari in Castello è invecchiato ed è, miracolosamente, ringiovanito. «Oggi - dice - ci sono i figli, e a volte i nipoti, di chi seguì i quaresimali di vent’anni va». Vent’anni in cui lo studioso carmelitano ha raccolto tanti attestati di gratitudine. Il più affettuoso? «Quello di monsignor Bruno Foresti, il vescovo emerito di Brescia, che ringraziandomi di un volume che gli avevo mandato mi ha scritto: "Il giorno in cui lei sarà in Paradiso, tanti santi faranno festa"».
Una profezia perfetta evocata qui a San Pietro in Castello, da dove si gode una celestiale visione di Brescia. E il paradiso sembra meno lontano, meno irraggiungibile.

Massimo Tedeschi, Brescioggi, 4 aprile 2006

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