I giovani, la movida e l'autorità dei padri

di Michelangelo NASCA

Bruciano i cassonetti dell’immondizia, lanciano sassi contro gli autobus, rubano gli scooter e all’occorrenza – al termine delle loro serate – sistemano in strada tavolini e sedie sperando che un automobilista, prima o poi, vi sbatta contro!

Non stiamo descrivendo le scene di un set cinematografico ma un’allarmante norma comportamentale che caratterizza molti gruppi di giovani palermitani. “Ci annoiavamo” – dichiarano, come se nulla fosse, agli agenti di polizia che li hanno arrestati durante una delle loro bravate – “E’ stato solo per divertimento”, “Non sapevamo che fare sabato sera, era solo un modo per rompere la noia”!!!

Tutto questo non accade soltanto a Palermo, ma in moltissime altre città italiane, dove la distinzione tra “bravo e cattivo ragazzo” non esiste più. Il nucleo familiare di tanti giovani – frantumato e sconfitto da mille contraddizioni e desideri incontrollati di libertà – ha costretto i ragazzi a cambiare “residenza” e a migrare verso un’altra tipologia di gruppo, dove tutto è vissuto in base alle proprie emozioni ed illusioni, senza una vera e propria autorità capace di guidarli; un po’ come nel Paese dei balocchi per Lucignolo e Pinocchio… dove non ci sono scuole, non ci sono maestri, non ci sono libri. Un paese benedetto dove non si studia mai, dove le giornate trascorrono baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo!

“In questa società dell'off limits, –come ha evidenziato Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore italiano– si va in gruppo per fare quello che da soli non si riesce a fare. Il gruppo come tramite per vincere le ultime barriere e sentirsi senza regole, senza norme. Anche quando, come spesso negli adolescenti, si sta insieme senza un progetto, si è - proprio per questo - aperti a tutti i progetti possibili. […] Il gruppo permette a molti anonimi, a tanti «nessuno», di diventare eroi, sia pure del nulla o del male”.

Talvolta i ragazzi scelgono di incontrarsi nella consumata movida cittadina (birrerie, pub e discoteche) per consumare indisturbati le principali bevande alcoliche considerate pratica indispensabile per l’accettazione sociale, beni privilegiati di consumo. Il concetto di aperitivo, da sorseggiare in compagnia di un amico, è ormai definitivamente scomparso nel linguaggio parlato dei nostri giovani… e anche nei fatti! Della granita manco a parlarne. Oggi si beve e si utilizza un gergo correlato, molto tecnico; se non vuoi sfigurare con gli amici devi chiedere un drink, un happy hour (dove happy hour sta, paradossalmente, per ora felice e non si capisce se sei felice perchè bevi e mangi o se perchè sei in buona compagnia!) o uno spritz (composto da vari elementi alcolici) “solo” per iniziare la serata. Gli apparenti innocui bicchierini di rum e tequila (chupiti), da bere in un colpo solo, hanno generato una sorta di “dama alcolica” (conosciuta tra i più giovani) dove le pedine poste sulla scacchiera sono sostituite dai bicchierini colmi appunto di rum e tequila. Si passa poi al binge drinking (il bere da sballo), consistente in sei bicchieri da mandare giù a seconda dell'occasione. Vino, whisky, sambuca, vodka diventano poi micidiali se assunti insieme durante il corso di una serata. E' qui che si sperimentano le bevande «alternative» e i comportamenti trasgressivi.

Non è possibile arginare questo drammatico problema se non ritorniamo (noi adulti, padri e madri, fratelli e sorelle maggiori) ad educare i più piccoli. E’ necessaria una “auctoritas”, una forza, cioè, capace di far crescere i ragazzi, che sia in grado di indicare la direzione giusta e di operare la distinzione tra bene e male, un moto culturale nuovo che deve contrastare i modelli imposti dalla tv spettacolo e dalla politica dei furbastri. “Non bastano le leggi dello Stato, specie quando servono invece per aggiustare gli interessi dei potenti; non sono sufficiente le pene quando si conoscono le regole per evitarle, occorre una forza autorevole, un padre” (V. Andreoli).

(Tratto da www.medeu.it)

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