“Il Curato d'Ars diventerà il patrono di tutti i parroci del mondo, perché vivrà un disperato bisogno di annullarsi di fronte al dono immeritato che ha ricevuto, di consumarsi esercitandolo: e lo farà anche penitenzialmente, consumando fisicamente, nelle più dure mortificazioni, la sua sostanza umana” (P. Antonio M. Sicari). Oggi ricorre la memoria liturgica di Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars che Papa Ratzinger ha invitato a contemplare in questo nuovo Anno Sacerdotale. Tratta dalle antologie agiografiche di Padre Antonio Maria Sicari vi proponiamo un breve estratto della vita del Santo Curato.

Il Curato d'Ars dirà di sé che non riusciva a capire la tentazione dell'orgoglio, ma di sentire invece molto quella della disperazione, quella dell'abissale sconfortante inadeguatezza che si placa solo nell'abbandonarsi totalmente a Dio. E’ importante che noi comprendiamo bene tutte le radici del dramma, proprio partendo da alcune nostre esperienze. Tante volte i cristiani si sentono quasi ostacolati dalla umana limitatezza del loro prete. Dicono; "non sa predicare", oppure "non è capace di rapporti umani", oppure "non è un santo", "è anche lui peccatore come tutti...", "perché mi devo confessare da lui che peggio di me...?" e simili lamenti. Mettete insieme per un istante tutte le obiezioni più o meno istintive che nella vostra esperienza avete provato o udito nei riguardi dei sacerdoti. Ebbene: l'aspetto più serio di queste obiezioni consiste nel fatto che rimandano alla nuda oggettività del ministero: quello che importa è soltanto l'azione sacra di Dio, che attraverso quest’uomo-prete si compie. Il Santo Curato d'Ars incarna personalmente, lui di fronte a se stesso e di fronte a Dio, questo indicibile dramma. "Il prete, diceva, da un lato, si capirà soltanto in Cielo. Se lo comprendessimo sulla terra ne moriremmo, non di paura ma d'amore… Dopo Dio il prete è tutto. Lasciate per vent’anni una parrocchia senza prete e vi si adoreranno le bestie!".

Ma, d'altra parte, aggiungeva: "Come è spaventoso essere prete! Come è da compiangere un prete quando dice Messa come una cosa ordinaria! Come è sventurato un prete senza interiorità!". Questo, a dire il vero, non è il suo problema. Anzi, quando dice Messa sembra che veda Dio, tanto la sua celebrazione è intensa commovente. Egli però vive il tormento di essere parroco, d'avere la responsabilità di una parrocchia e di non sentirsene degno. Continuerà a sperare fino agli ultimi anni di vita, di poter essere liberato da questa responsabilità, per non dovere passare direttamente, come diceva, "dalla parrocchia al tribunale di Dio".

E avrà il costante timore, fino a pochi giorni prima della morte, di poter morire soccombendo alla tentazione di disperarsi. Per tre volte cercherà di fuggire, notte tempo, per andare dal Vescovo a chiedere il permesso di ritirarsi in solitudine "a piangere i suoi peccati". L'ultima volta lo farà addirittura quando ormai è celebre in tutta la Francia, tre anni prima di morire. Fuggirà di notte mentre i parrocchiani, che sospettano, sono desti, pronti a fermarlo. I più vivi collaboratori lo ostacoleranno in tutti i modi chiedendogli di recitare assieme prima le preghiere del mattino, nascondendogli il breviario, fin quando la folla dei parrocchiani gli sbarrerà la strada e piangendo gli chiederà di restare: "Signor Curato, se Vi abbiamo dato qualche dispiacere, ditelo, faremo tutto quello che vorrete per farVi piacere". Si lasciò ricondurre in chiesa, "condannato", nel senso più spirituale del termine, al suo confessionale, dicendosi: "che ne sarebbe, se no, di tanti poveri peccatori?". L'indomani, a chi gli ricordava gli avvenimenti della notte, diceva umilmente: "ho fatto il bambino!". Ma non fuggiva per la fatica, fuggiva per il timore di non essere degno. "Io, diceva, non mi rammarico di essere prete per dire la Messa, ma non vorrei essere parroco".

Pensava che la nomina dipendesse dal fatto che il Vescovo si sbagliasse nel valutare le sue capacità, e che dunque egli era un ipocrita, perché riusciva a nascondere la sua miseria. "Come sono sfortunato! Non c'è nessuno fino a Monsignore che non si inganni sul mio conto! Bisogna che io sia ben ipocrita!". A dire il vero, c'era più d'uno che lo disprezzava. Un parroco vicino, che vedeva i suoi penitenti incamminarsi verso Ars, gli scriveva: "Signor Curato, quando si possiede così poca teologia, non si dovrebbe mai entrare in un confessionale". E qualcun altro addirittura predicava contro di lui. Ed il Curato d'Ars rispondeva: "Mio carissimo ed amatissimo confratello, quanti motivi ho d'amarVi! Voi siete il solo che mi abbia conosciuto bene!" e gli chiedeva con insistenza d'aiutarlo ad ottenere dal vescovo d'essere liberato da quell'incarico in modo che "essendo sostituito in un posto che non sono degno di occupare a motivo della mia ignoranza, possa ritirarmi in un angolo a piangere sulla mia povera vita".

Ma questa così umile e sofferta concezione di sé, notatelo bene, non dipende da un carattere triste, malinconico o angosciato. AI contrario, egli è un uomo vivace, capace anzi di umorismo. Piuttosto, concorrono a formarla due fattori di diversa entità. C'entra indubbiamente un fatto storico-culturale: l'educazione che egli aveva ricevuta era stata molto severa, improntata a un rigorismo giansenista, molto preoccupata del mistero della predestinazione e della dannazione. Un rigore che all'inizio egli userà anche verso i suoi penitenti e nelle prediche, ma che poi cederà sempre più il posto ad una esaltazione vibrante e dilagante dell'amore di Dio. Ma c'entra ancor più un fatto mistico.

Sarà lui stesso a rivelarlo ad una sua penitente: "Figlia mia, non chiedete a Dio la conoscenza completa della vostra miseria. Io l'ho domandata una volta e l'ho ottenuta. Se Dio non mi avesse sostenuto, sarei allora immediatamente caduto nella disperazione!". E ad una sua collaboratrice pastorale:"Ho domandato a Dio di conoscere la mia miseria. L'ho conosciuta e sono stato così sopraffatto che l'ho pregato di diminuire la pena che provavo. Mi sembrava di non farcela a sopportarla". E un'altra volta ancora confidò: "Sono stato così spaventato nel conoscere la mia miseria che ho implorato immediatamente la grazia di dimenticarla. Dio mi ha ascoltato, ma mi ha lasciato abbastanza lucidità della mia miseria da farmi comprendere che io non sono buono a nulla". Dobbiamo stare molto attenti. Nella vita a molti mistici si ritrova questa esperienza, una specie di "notte oscura" necessaria per partecipare al mistero della passione di Cristo ed essere così totalmente abbandonati nelle mani del Padre e impregnati dal suo amore. "Dio tutto, io nulla" è l'espressione anche di S. Agostino, di S. Francesco, di S. Caterina da Siena e anche di alcuni giovani Santi dei nostri giorni.

[…]

Nella vita dei Santi, ogni particolare, per non apparire ambiguo, deve essere guardato tenendo conto di tutto il disegno che Dio ha su di loro. In secondo luogo, il Curato d'Ars vive con la preoccupazione di dover essere, per i suoi fedeli, il buon pastore. Anzitutto istruirli. Il parroco che lo ha preceduto, in una sua relazione, ha lasciato scritto che la gente del posto era così ignorante, così priva di istruzione religiosa, che la maggioranza dei bambini "da null'altro si differenzia dagli animali, se non per il Battesimo". E, lo stesso vale anche per gli adulti maschi, ormai lontani dalla Chiesa o comunque passivi frequentatori, e di rado. Li incontra dovunque, li conosce uno per uno, li trattiene in Chiesa con prediche che durano anche un'ora. A volte si confonde. A volte si commuove. A volte si interrompe e, indicando il Tabernacolo dice, con un tono che dà struggimento: "Egli è là". Parla con loro a tu per tu, usando il loro linguaggio, i loro paragoni. Bisogna andare piano a dire che il Curato d'Ars non fosse intelligente. Le sue prediche rivelano una vivacità di linguaggio e di impostazione da destare stupore. Ecco come parla ai suoi fedeli della loro svogliata preghiera, descrivendo una famiglia-tipo : "In casa, non pensano minimamente a recitare il 'benedicite' prima di mangiare, né la preghiera di ringraziamento dopo, e neppure l'Angelus. E ammesso che le dicano per una vecchia abitudine, a vederli vi sentireste male: le donne le recitano mentre spicciano e chiamano a voce alta i figli ed i domestici, gli uomini mentre girano tra le mani il berretto o il cappello quasi per accertarsi se c'è qualche buco Pensano al Signore come se abbiano la certezza che Egli non esiste affatto e sia una cosa da ridere".

E ancora sull'amore di Dio: "Nostro Signore è sulla terra come una madre che porta il sua bambino in braccio. Questo bambino è cattivo, dà calci alla madre, la morde, la graffia, ma la madre non ci fa nessun caso; ella sa che se lo molla, il bambino cade, non può camminare da solo. Ecco come è nostro Signore; Egli sopporta tutti i nostri maltrattamenti, sopporta tutte le nostre arroganze, ci perdona tutte le nostre sciocchezze, ha pietà di noi malgrado noi". E ancora sull'orgoglio: "ecco dunque un tale che si tormenta, che si agita, che fa chiasso, che vuole dominare su tutti, che si crede qualche cosa, che sembra voler dire al sole: 'togliti di lì, lasciami illuminare il mondo al tuo posto!...'. Un giorno quest'uomo orgoglioso sarà ridotto tutt'al più ad un pizzico di cenere che sarà portata via di fiume in fiume... fino al mare". Questa è la cultura pastorale del Curato d'Ars. Altre volte dice loro: "Non vediamo l'ora di sbarazzarci del Signore come di un sassolino nella scarpa". oppure: "Il povero peccatore è come una zucca che la massaia spacca in quattro e la trova piena di vermi". oppure: "I peccatori sono neri come i tubi della stufa".

Ma un conto è fare un elenco di frasi, un conto è vedere e sentire come queste frasi gli nascono dal cuore, come gli scavano l'anima. Il fatto è che tutti uscivano di chiesa dicendo: "Nessun sacerdote ha mai parlato di Dio come il nostro Curato". Il suo stesso Vescovo diceva: "Si dice che il Curato d'Ars non sia istruito, io non so se sia vero, però so di sicuro che lo Spirito Santo si incarica di illuminarlo". La sua attività pastorale (oltre alla costruzione di un orfanotrofio per bambine e poi di un Istituto per l'istruzione dei ragazzi) riguarda tre aspetti della vita parrocchiale che egli identificò subito come segni della profonda scristianizzazione a cui la Francia di allora veniva assoggettata.

Da un lato: il lavoro nei giorni di festa e l'abitudine di bestemmiare, come segni emergenti di un ateismo pratico con cui si nega di fatto quel Dio a cui pur si dice di credere. Il Curato sa che, per i suoi contadini, lavorare di festa vuol dire attaccamento al denaro, vuoi dire disumanizzazione del tempo e della vita. Non per nulla i signori di Parigi stanno nel frattempo tentando di abolire le feste e le domeniche per sostituirle col decadì, un giorno di laico riposo ogni dieci, purché ci si dimentichi del giorno del Signore e dei Santi.

Giovanni Maria Vianney non ha pace finché nel questionario della sua parrocchia non potrà scrivere che nei giorni di festa si lavora "raramente" e fin quando degli stranieri di passaggio non resteranno meravigliati a vedere tre carrettieri, alle prese con un cavallo imbizzarrito che rovescia il carico, e che, tuttavia, non si spazientiscono né bestemmiano. Ne sono così impressionati che lo annotano come una notizia da raccontare in giro.

[…]

Verso il 1827 comincia a diffondersi la sua fama a santità All'inizio sono quindici o venti pellegrini al giorno. Nell'anno 1834 se ne contano trentamila all'anno che diventeranno, negli ultimi anni della sua vita, da ottantamila a centomila. Fu necessario stabilire un servizio regolare giornaliero di trasporti da Lione ad Ars. Anzi, si dovette aprire alla stazione di Lione uno sportello speciale che vendeva biglietti di andata e ritorno per Ars, della durata di Otto giorni (biglietti che allora erano un'eccezione), dato che ci voleva in media una settimana per riuscire a confessarsi. E cominciò così la vera missione del Curato d'Ars: il suo "martirio del confessionale".

Negli ultimi vent'anni vi restò in media 17 ore al giorno, cominciando verso l'una o le due di notte nella bella stagione, o verso le quattro nella stagione cattiva, finendo a tarda sera. Le uniche interruzioni erano per la celebrazione della Messa, la recita del breviario, il catechismo e qualche minuto per un po' di cibo. Nell'estate l'atmosfera era così soffocante che i pellegrini dovevano, a turno, andar fuori a respirare per poter resistere; d'inverno il gelo tormentoso: "Gli ho domandato come potesse restar tante ore così, con un tempo così rigido, senza avere nulla per scaldarsi i piedi". "Amico mio, mi disse, il fatto è che da Ognissanti a Pasqua, io i piedi non li sento affatto". Ma questo sacrificio di essere lì, quasi trascinato e inchiodato dalla folla, con qualunque tempo e in qualunque ora, non era ancora la sofferenza maggiore. La sofferenza era l'ondata di peccati di male, che si riversava su di lui come un mare di fango opprimente.

Tutto quello che io so del peccato diceva l'ho imparato da loro . Li ascoltava, leggeva in loro come in un libro aperto, ma soprattutto li convertiva. Spesso aveva tempo solo per pochissime parole e negli ultimi anni aveva una voce così flebile che sì faticava a sentirlo. Eppure i penitenti uscivano sconvolti dal suo confessionale. "Se il Signore non fosse così buono diceva ma invece lo è tanto ! Che male vi ha fatto nostro Signore perché dobbiate trattarlo in questo modo!" oppure: "Perché mi hai offeso tanto? Ti dirà un giorno nostro Signore, e non saprai cosa rispondergli"; Spessissimo, soprattutto quando si trovava davanti peccatori scarsamente consapevoli del proprio peccato e dunque scarsamente pentitevi Santo Curato cominciava lui a piangere. Ed era un'esperienza indicibile quella di vedere, con i propri occhi, un vero dolore, una vera sofferenza, una vera passione come oggettivati, resi "esperienza": come se per un istante tu potessi intravedere la pena di Dio per il tuo male, incarnata nel volto del sacerdote che ti confessa.

 

(Antonio M. Sicari, Ritratti di Santi, Ed. Jaca Book)

 

Devolvi il 5 per mille alle missioni del MEC

Condividi su FaceBook

 

 

MECTV - Il canale Youtube dedicato al Movimento Ecclesiale Carmelitano

You must have Flash Player installed in order to see this player.