
“Non posso negare che davanti alla sofferenza che incontriamo in questo paese, la paura e la disperazione trovano la loro strada nei nostri cuori… il nostro timore non riguarda però la paura di morire o di perdere il lavoro… No, la nostra inquietudine riguarda la stabilità della nostra fede… Cari amici, è molto facile leggere nel Vangelo la frase: "amate i vostri nemici" e di insegnarlo ai nostri bambini. Ma quando questi bambini soffrono ogni giorno a causa di questo nemico, perdono i loro genitori, il loro avvenire, la loro gioia ed il loro amore, soprattutto in questo momento, non è facile applicare questa frase, tanto più che i nostri bambini credono che lo facciamo per debolezza, per mancanza di potere. Noi che abbiamo vissuto la guerra, lottando e combattendo per la nostra esistenza, noi che siamo pronti a tutti i sacrifici per essere degni e meritare l'amore del Cristo, noi che siamo orientati verso la Sua volontà. Cerchiamo di insegnare a guardare questo amore nel cuore dai nostri bambini e di convincerli a continuare ad amare anche ciò che c’è di cattivo nel nostro ambiente così come Cristo ha fatto sulla croce. È là la nostra inquietudine, è là la nostra paura, pregate con noi, con amore per potere custodire l'amore - Beirut 23/11/2006”.
P. Antonio Sicari rispondendo alla lettera inviata dalla Comunità libanese del MEC scrive:
Caro Elian e carissimi fratelli e amici del Libano,Ho saputo dell’incontro di preghiera che state preparando per affidare al Signore Gesù e alla Vergine Santa il dramma del vostro paese e le vostre speranze. Immagino che, per alcuni o per molti di voi, pregare possa sembrare una scelta troppo facile o troppo difficile: “troppo facile” perché non costa molto e non ci scuote eccessivamente; “troppo difficile” perché sembra improduttiva nel momento in cui i problemi sono gravi ed esigono una risposta forte e immediata. Facile perché ci consola, difficile perché non ci dà soluzioni.Ma tutto questo dipende, forse, dal fatto che la nostra idea di preghiera è un po’ sbagliata: pensiamo che essa consista nel chiedere a Dio di intervenire Lui, con la Sua forza, a risolvere i problemi che ci affliggono. Nella preghiera c’è anche questo, ma come un’ultima conclusione tutta affidata alla Sua misericordia.Ma la sostanza della preghiera – come noi “carmelitani” dovremmo ben sapere – è un’altra.
La sostanza della preghiera è amore. Pregare vuol dire affidare al Signore noi stessi: dirGli che vogliamo vivere tutto in suo compagnia, abbracciati da Lui, qualunque cosa debba accaderci. Pregare vuol dire chiederGli che niente possa strapparci da Lui e che niente possa strappare da Lui le persone che Lui ci ha affidato.Pregare vuol dire chiederGli la forza per potere operare con giustizia e verità, là dove possiamo operare, anche nelle piccole cose, senza mai cedere alla tentazione della violenza, dell’odio e della sopraffazione.Pregare vuol dire affidare a Lui la nostra casa e la nostra patria, ma considerando che è soprattutto Lui la nostra vera casa e la nostra vera patria.Può darsi che a qualcuno – soprattutto ai più giovani e ai vostri stessi figli – questa scelta possasembrare troppo comoda e perfino debole, ma non è così: uno che prega davvero chiede e ottiene anche la forza di morire se è necessario e quella di ricostruire, e quella di faticare e quella di rischiare. L’unica cosa che non vuole è il male, è la vendetta, è proteggersi distruggendo gli altri, o seminando odio. Per questo ci vuole una forza incredibile, tanto che solo Dio può darcela.Per questo preghiamo e combattiamo e lavoriamo, sapendo che la preghiera è il nostro primocombattimento e il nostro primo lavoro. Nella preghiera, infatti, combattiamo il male e le inclinazioni al male che sono anche dentro di noi. Per quello che accade e può accadere intorno a noi, dobbiamo certo lavorare e resistere con intelligenza ed energia, ma i risultati li affidiamo a Dio: sappiamo che la Risurrezione giunge sempre dopo il Venerdì Santo.Nel Venerdì Santo ci è chiesto solo di essere fedeli, nella fede nella speranza e nella carità.Spero di poter essere tra voi all’inizio del nuovo anno, per poter credere, amare, sperare e pregare assieme a voi. Vi benedico con affetto, uno per uno.
Brescia, 30 novembre 2006
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