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La situazione drammatica vissuta dal popolo libanese in queste ultime ore ci chiede un maggiore impegno nella preghiera. Sull’orlo della guerra civile, gli amici libanesi del Movimento Ecclesiale Carmelitano raccontano il timore di un nuovo conflitto armato. Nelle parole di Elian Hage   (responsabile della Comunità libanese del MEC) è possibile percepire tutto il dramma che ciascuno di essi porta nel cuore in questo particolare momento:

 

“Non posso negare che davanti alla sofferenza che incontriamo in questo paese, la paura e la disperazione trovano la loro strada nei nostri cuori… il nostro timore non riguarda però la paura di morire o di perdere il lavoro… No, la nostra inquietudine riguarda la stabilità della nostra fede… Cari amici, è molto facile leggere nel Vangelo la frase: "amate i vostri nemici" e di insegnarlo ai nostri bambini. Ma quando questi bambini soffrono ogni giorno a causa di questo nemico, perdono i loro genitori, il loro avvenire, la loro gioia ed il loro amore, soprattutto in questo momento, non è facile applicare questa frase, tanto più che i nostri bambini credono che lo facciamo per debolezza, per mancanza di potere. Noi che abbiamo vissuto la guerra, lottando e combattendo per la nostra esistenza, noi che siamo pronti a tutti i sacrifici per essere degni e meritare l'amore del Cristo, noi che siamo orientati verso la Sua volontà. Cerchiamo di insegnare a guardare questo amore nel cuore dai nostri bambini e di convincerli a continuare ad amare anche ciò che c’è di cattivo nel nostro ambiente così come Cristo ha fatto sulla croce. È là la nostra inquietudine, è là la nostra paura, pregate con noi, con amore per potere custodire l'amore - Beirut 23/11/2006”. 

P. Antonio Sicari rispondendo alla lettera inviata dalla Comunità libanese del MEC scrive:
Caro Elian e carissimi fratelli e amici del Libano,Ho saputo dell’incontro di preghiera che state preparando per affidare al Signore Gesù e alla Vergine Santa il dramma del vostro paese e le vostre speranze. Immagino che, per alcuni o per molti di voi, pregare possa sembrare una scelta troppo facile o troppo difficile: “troppo facile” perché non costa molto e non ci scuote eccessivamente; “troppo difficile” perché sembra improduttiva nel momento in cui i problemi sono gravi ed esigono una risposta forte e immediata. Facile perché ci consola, difficile perché non ci dà soluzioni.Ma tutto questo dipende, forse, dal fatto che la nostra idea di preghiera è un po’ sbagliata: pensiamo che essa consista nel chiedere a Dio di intervenire Lui, con la Sua forza, a risolvere i problemi che ci affliggono. Nella preghiera c’è anche questo, ma come un’ultima conclusione tutta affidata alla Sua misericordia.Ma la sostanza della preghiera – come noi “carmelitani” dovremmo ben sapere – è un’altra.

La sostanza della preghiera è amore. Pregare vuol dire affidare al Signore noi stessi: dirGli che vogliamo vivere tutto in suo compagnia, abbracciati da Lui, qualunque cosa debba accaderci. Pregare vuol dire chiederGli che niente possa strapparci da Lui e che niente possa strappare da Lui le persone che Lui ci ha affidato.Pregare vuol dire chiederGli la forza per potere operare con giustizia e verità, là dove possiamo operare, anche nelle piccole cose, senza mai cedere alla tentazione della violenza, dell’odio e della sopraffazione.Pregare vuol dire affidare a Lui la nostra casa e la nostra patria, ma considerando che è soprattutto Lui la nostra vera casa e la nostra vera patria.Può darsi che a qualcuno – soprattutto ai più giovani e ai vostri stessi figli – questa scelta possasembrare troppo comoda e perfino debole, ma non è così: uno che prega davvero chiede e ottiene anche la forza di morire se è necessario e quella di ricostruire, e quella di faticare e quella di rischiare. L’unica cosa che non vuole è il male, è la vendetta, è proteggersi distruggendo gli altri, o seminando odio. Per questo ci vuole una forza incredibile, tanto che solo Dio può darcela.Per questo preghiamo e combattiamo e lavoriamo, sapendo che la preghiera è il nostro primocombattimento e il nostro primo lavoro. Nella preghiera, infatti, combattiamo il male e le inclinazioni al male che sono anche dentro di noi. Per quello che accade e può accadere intorno a noi, dobbiamo certo lavorare e resistere con intelligenza ed energia, ma i risultati li affidiamo a Dio: sappiamo che la Risurrezione giunge sempre dopo il Venerdì Santo.Nel Venerdì Santo ci è chiesto solo di essere fedeli, nella fede nella speranza e nella carità.Spero di poter essere tra voi all’inizio del nuovo anno, per poter credere, amare, sperare e pregare assieme a voi. Vi benedico con affetto, uno per uno.

Brescia, 30 novembre 2006  

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