
Nel luglio 2000 il Parlamento Italiano ha decretato che il 27 gennaio di ogni anno sia dedicato alla celebrazione della “Giornata della Memoria” in ricordo dei milioni di vittime delle opposte ideologie del XX secolo: fascismo, nazismo e comunismo. Il Movimento Ecclesiale Carmelitano partecipa a questa giornata proponendo un breve profilo biografico di una delle vittime di questa barbarie: Edith Stein, singolare figura di giovane donna ebrea che attraverso un originale percorso umano, intellettuale e religioso approderà alla Chiesa cattolica e in particolare nell’Ordine del Carmelo come monaca carmelitana.
Edith Stein nasce a Breslavia, a quel tempo città della Germania e oggi della Polonia, il 12 ottobre 1891. È l’ultima di 11 figli di una famiglia ebrea che commerciava in legname. Ad appena un anno e mezzo rimane orfana del padre. La mamma di Edith era una donna profondamente radicata nella religione ebraica.
La giovane Edith dimostra subito di essere una ragazza molto intelligente. A quattordici anni entra però in una profonda crisi adolescenziale. Scriverà nella sua autobiografia: “Era il periodo in cui persi la fede della mia infanzia […] in piena coscienza e per libra scelta, mi disabituai a pregare”. Nel 1911 è tra le poche donne che si iscrivono all’università di Beslavia. La sua passione per la verità la porta agli studi di filosofia e di psicologia che proseguirà nell’università di Gottinga, prima come allieva e poi come assistente del grande Edmund Husserl padre della fenomenologia. A ricordo di quegli anni scriverà: “Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che ne sia chiaramente cosciente o no”. La passione per la verità è anche la via d’accesso alla tematica della “struttura della persona umana” che sarà al centro di tutti i lavori successivi alla sua tesi per il dottorato in filosofia.
Gli studi sulla fenomenologia portano la giovane filosofa a scontrarsi con i problemi della fede. In quegli stessi anni anche altri assistenti di Husserl, grazie anche alla visione filosofica del loro maestro, aderiscono al cristianesimo. Qualcosa di simile sta per accadere anche a Edith Stein. Scriverà: “Non invano ci era stato inculcato continuamente che dovevamo guardare le cose senza pregiudizi, togliendoci i paraocchi. Le barriere, i preconcetti razionalistici nei quali ero cresciuta caddero e il mondo della fede si levò subitamente davanti a me”. Il mondo della fede si levò anche grazie alla testimonianza di fede e di speranza cristiane della moglie di Adolf Reinach, anch’egli ebreo, come Edith assistente di Husserl e che nel 1917 era morto al fronte nelle Fiandre. Pensando di trovare la moglie affranta e sfigurata dal dolore per la morte del marito, si trova invece dinanzi una donna segnata sì dalla sofferenza ma raggiante del misterioso splendore della fede: “Fu il mio primo incontro con la Croce, la mia prima esperienza delle forza divina che dalla Croce emana e si comunica a quelli che l’abbracciano. Per la prima volta mi fu dato di contemplare in tutta la sua luminosa realtà la Chiesa nata dalla passione salvifica di Cristo, nella sua vittoria sul pungolo della morte. Fu quello il momento in cui la mia incredulità crollò, impallidì l’ebraismo e Cristo si levò raggiante davanti al mio sguardo: Cristo nel mistero della sua Croce”.
L’ultima barriera che la separava dalla fede stava ormai per cadere, perché, come scriverà più tardi, “credere è afferrare, ma per afferrare bisogna prima essere afferrati, niente fede senza grazia”. Nell’estate del 1921 in seguito alla lettura della vita di S. Teresa d’Avila quell’ultima barriera cade. Ricorderà in seguito: “Ne comincia la lettura [ della vita] e ne rimasi talmente presa che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi, dovetti confessare a me stessa «Questa è la verità!»”. La mattina seguente acquista un messalino e il catechismo, assiste alla santa messa e, al parroco stupefatto, chiede il battesimo che riceverà pero solo il 1° gennaio 1922 assieme alla prima comunione.
L’adesione alla Chiesa cattolica va di pari passo con il suo desiderio di farsi monaca carmelitana. Il suo padre spirituale le consiglia però di aspettare per dedicarsi alla ricerca filosofica e pedagogica. Alla scuola di San Tommaso capisce che è possibile vivere, come dirà lei stessa, la “ricerca scientifica come servizio divino”. Tema preferito della sua ricerca è quella della donna, del suo posto nella società e della sua vocazione nella Chiesa. Le porte del Monastero carmelitano di Colonia si spalancano per lei solo il 14 ottobre 1933 quando a causa delle leggi razziali del febbraio 1933 ai professori non ariani è vietato di insegnare.
Nel monastero vive senza alcun privilegio derivante dalla sua fama di intellettuale e pur continuando i suoi studi filosofici si impegna negli umili servizi che le sono richiesti. Il 21 aprile 1938 emette la sua professione perpetua dei voti e sul santino fatto per la circostanza fa scrivere le parole di San Giovanni della Croce: “Il mio unico compito d’ora in poi sarà soltanto amare di più”.
Le notizie delle violenze contro gli ebrei arrivano anche nel monastero. Suor Teresa Benedetta della Croce, così si chiama da monaca, capisce che anche lei, al pari della biblica regina Ester, è chiamata a condividere la sofferenza del suo popolo. Scriverà: “ […] Dio gravava di nuovo la mano suo popolo, e […] il destino di questo popolo era anche il mio”. Dal dicembre 1938 all’agosto 1942 vive nel monastero olandese di Echt. La violenza nazista contro gli ebrei è ormai un uragano inarrestabile. Il 26 marzo 1939, Domenica di Passione, Suor Teresa Benedetta della Croce si offre vittima di espiazione, consapevole com’è di una sorte che si sta sempre più avvicinando. Alla priora del suo monastero indirizza queste richiesta: “Cara Madre, prego Vostra Reverenza di permettere, che io mi offra al Cuore di Gesù come vittima di espiazione per la vera pace, perché il regno dell’Anticristo crolli, se è possibile, senza una nuova guerra mondiale, e un nuovo ordine possa essere instaurato. Vorrei farlo oggi stesso, perché siamo già alla dodicesima ora. So di essere un niente, ma Gesù lo vuole, e in questi giorni chiamerà certamente anche molti altri a fare la stessa cosa”.
Il 2 agosto 1942 gli ufficiali delle SS si presentano al monastero per prelevarla assieme alla sorella Rosa. È l’estrema ritorsione contro l’episcopato olandese che ha osato protestare contro l’arresto di tanti innocenti. Lasciando il monastero si rivolge così all’amata sorella: “Vieni, noi andiamo per il nostro popolo”.
In quanto ebrea e cristiana è deportata nel lager nazista di Auschwitz–Birkenau e qui il 9 agosto 1942 offre a Cristo la sua vita per quel popolo ebraico al quale si sentì sempre profondamente legata. Giovanni Paolo II la beatifica a Colonia nel 1987 e a Roma nel 1997 ha luogo la canonizzazione. Nell’ottobre 1999, approssimandosi la seconda Assemblea Generale del Sinodo per l’Europa, con Brigida di Svezia e Caterina da Siena è proclamata compatrona d’Europa.
P. Aldino Cazzago
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