“Tutto ciò che piega verso la morte cade in grembo alla mia vita; tutto ciò che si avvia verso l’autunno finisce sulla spiaggia della mia primavera; tutto ciò che marcisce concima i miei fiori. Tutto ciò che è falso e dice menzogna è già convinto della verità; tutto ciò che è avido è già espropriato; tutto ciò che striscia è già frantumato. Non sono uno dei risorti; sono la risurrezione. Chi vive in me, chi è in me compreso, è preso da me nel suo risorgere… Che significa ancora morte dopo che io sono morto la mia morte? Non ha d’ora in poi ogni morte il senso e il sigillo della mia? Il suo significato non è quello di braccia che si allargano e di un’offerta perfetta nell’abbraccio di mio Padre? Nella morte cadono le barriere, nella morte salta la serratura da sempre proibita, si spacca la diga, le acque escono libere. Tutte le paure che l’avvolgono sono nebbia mattutina che si sposta e lascia libero l’azzurro… In voi la mia opera deve adempiersi e si adempie soltanto se il mio cuore batte nel vostro, e tutti i cuori, sottoposti e disposti, battono insieme nel mio cuore in direzione del Padre” (H.U. von Balthasar, Il cuore del mondo).
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