
Gesù si incarna, si fa uomo per prendere parte ai misteri della vita dell’uomo. Egli fa delle nostra sofferenza la sua sofferenza, prende su di sé il peccato del mondo per redimerci, paga il prezzo del nostro riscatto con la sua stessa vita, nel suo stesso corpo.
Il tempo, come è vissuto oggi, sfida con maggiore intensità la nostra fede; c’è sempre una scelta da compiere o una responsabilità da abbracciare, dimenticando che c’è anche un tempo che appartiene a Dio. «Tutti – afferma Papa Benedetto XVI – facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”».
Come accade ormai da diverso tempo, tutte le comunità del Movimento Ecclesiale Carmelitano si incontrano oggi, nelle proprie città di appartenenza, per il tradizionale Ritiro di Avvento. In questa nostra bacheca virtuale vogliamo proporre due spunti per la riflessione: un frammento tratto dal libro di Padre Antonio M. Sicari “Viaggio nel Vangelo” e un breve estratto de “Il portico del mistero della seconda virtù” di C. Péguy.
Il BAMBINO GESU' : colui che è eternamente "Figlio di Dio", e viene al mondo come tutti i bambini, per ricordarci che "esser figli" ("esser bambini") non è una stagione del vivere, ma è l'identità costitutiva del nostro essere.
Il Dio fatto Bambino, per mostrarci che Dio non è solo Onnipotenza, ma anche Amore indifeso, Amore obbediente, Amore che vuole essere accolto e custodito: e può essere adorato dai Re Magi con umiltà, e dai pastori con fierezza.
Il Dio fatto Bambino che dà Gloria al Dio dei cieli, rivelando il Suo Volto paterno, e dà Pace a noi uomini che sappiamo finalmente fino a qual punto siamo stati amati.
Il Dio fatto Bambino, affinché tutti i nostri bambini imparino a "diventare Dio" (per grazia e partecipazione). E, se si è vecchi, bisogna prima farsi bambini, a costo di nascere di nuovo.
Il Dio Bambino che ha bisogno di madre e di fratelli, e a cui tutti potremo fare da madre e dare fraterna compagnia, purché prima ci mettiamo in ascolto del Padre celeste, l'Unico che gli è sempre vicino ("Chi fa la volontà del Padre mio, è mio fratello, mia sorella, mia madre").
Il Dio Bambino che occorre proteggere da Erode e dai persecutori, come poi bisognerà proteggerlo lungo tutta la storia umana, a costo di fuggire con Lui verso paesi stranieri.
Il Dio Bambino che occorre tenere tra le braccia, come Simeone, per "vedere la salvezza" che si è a lungo desiderata e che finalmente appare, non come un sogno o una utopia, ma come "salvezza fatta carne" (contro tutte le riduzioni intellettualistiche e moralistiche).
Il Dio Bambino che si può perdere di vista, quando ci si dimentica che Lui deve "restare nella casa di suo Padre", così come si può perdere di vista ogni altro bambino quando lo facciamo abitare in case che non assomigliano alla "casa del Padre"
(ANTONIO MARIA SICARI, Viaggio nel Vangelo)
«È DA NOI CHE DIPENDE...»
Le parole di vita, le parole vive
non si possono conservare che vive,
nutrite vive,
nutrite, portate, scaldate,
calde in un cuore vivo.
Per nulla conservate ammuffite in piccole scatole
di legno o di cartone.
Come Gesù ha preso, è stato costretto a prendere
corpo, a rivestire la carne,
per pronunciare queste parole carnali e per farle intendere,
per poterle pronunciare,
così noi, ugualmente noi, a imitazione di Gesù,
così noi che siamo carne, dobbiamo approfittarne.
Approfittarne del fatto che siamo carnali
per conservarle, per scaldarle, per nutrirle in noi vive e carnali.
(Ecco ciò che gli angeli stessi non conoscono, ecco cosa non hanno provato!)
Come una madre carnale nutre e riscalda sul suo cuore
il suo ultimo nato,
il suo lattante carnale, sul suo seno,
ben posato nella piega del suo braccio,
così, approfittando del fatto che siamo carnali,
dobbiamo nutrire, abbiamo da nutrire nel nostro cuore,
con la nostra carne e col nostro sangue, col nostro cuore,
le Parole carnali,
Le Parole eterne, temporalmente, carnalmente pronunciate.
Miracolo dei miracoli... mistero dei misteri.
Perché Gesù Cristo è divenuto nostro fratello carnale
Perché ha pronunciato temporalmente e carnalmente
le Parole eterne,
“in monte”, sulla montagna...
È a noi, infermi, che è stato dato.
È da noi, infermi e carnali, che dipende,
di far vivere e di nutrire e di mantenere vive nel tempo
quelle parole pronunciate vive nel tempo.
Mistero dei misteri, questo privilegio ci è stato dato,
questo privilegio incredibile, esorbitante,
di conservare vive le parole della vita;
di nutrire col nostro sangue,
con la nostra carne, col nostro cuore,
delle parole che, senza di noi, ricadrebbero scarnite».
(C. PÉGUY, Il portico del mistero della seconda virtù)
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