Due giorni in un’oasi trinitaria!

La testimonianza di Paola Zucca racconta la breve vacanza vissuta in questi giorni dal gruppo responsabili M.E.C. della Sicilia.

di Paola ZUCCA

Che voglia di vedere i miei amici di Palermo, Enna, Catania!!!  O meglio: che voglia di vedere Dio! Certo, per quello che è possibile ora… Non so voi, ma io voglio vederLo ADESSO. A me non piace proprio il tempo futuro inteso come qualcosa che non c’entra con il presente. Il futuro dice di un compimento del desiderio, di una conversione del cuore che però inizia adesso. E’ un presente fatto di un desiderio pieno, come può essere il desiderio di vedere Dio che si avrà all’ultimo momento.


Due sabati fa, mentre Antonio Bellingreri delineava l’evoluzione del pensiero filosofico del Novecento ai nostri maturandi, mi dicevo che siamo figli di una cultura terribile che ci ha reso troppo complicati, astratti, soli e tristi. Per fortuna il Signore con un incontro, magari povero ma fatto di carne e ossa, può “fare nuova” anche la nostra cultura.  

“Beati i poveri di spirito, perché vedranno Dio”, e Dio è amore.

Allora vedo Totò e Antonella assieme agli altri amici palermitani che si sono fatti in quattro per organizzare due giorni di convivenza per adulti e bambini presso l’Oasi francescana di Termini Imerese. E poi vedo tutti all’opera: Pina in cucina con un sacco di aiutanti chef, le mamme che si danno il cambio a sorvegliare figli che giocano, litigano, si sporcano e riescono a entrare in comunione perfino con i gatti, con i quali desiderano ardentemente dividere la cena. E anch’io a un certo punto mi sento un gattino, quando vedo tutti che mi portano piatti su piatti per farmi mangiare, nel timore che resti digiuna per correre dietro alla mia piccola peste.

Tutto un grande amore paterno che si dona e un amore filiale che riceve. A un certo punto non si capisce più chi dà e chi riceve e tutti desiderano dare perché a ciascuno sembra di ricevere troppo. Amore gratuito che va e che viene, inspiegabile. Personalmente mi chiedo: ma chi è questo Orazio che mi cambia la gomma della macchina? Tre giorni fa non conoscevo lui, Olga e i loro bambini. E poi Riccardo che mi fa compagnia alla ricerca di un gommista per un’ora, invece di farsi un bel bagno. E poi Christina che si adotta i miei figli per una mattinata al mare.
Ho bucato spesso in questi mesi e a Riccardo dicevo che ho scomodato spesso la Provvidenza, che comunque ha faticato perfino lei a svitare i bulloni anche questa volta… Insomma, il fatto è che le cose bisogna chiamarle con il loro nome, e se c’è un gesto gratuito Dio è all’opera ed è presente e visibile.

Sabato pomeriggio leggiamo le riflessioni di Padre Antonio, dettate durante l’ultima Assemblea del Movimento: consideriamo le nostre relazioni sacre e sostanziali, riempiamole di tenerezza e onoriamole. E’ così che ci è data la possibilità di godere della compagnia della SS. Trinità. La Trinità è la famiglia in cui le nostre famiglie devono vivere. Non è una cosa difficile o astratta, è l’accadere di una comunione che diventa segno e luogo concreto in cui vivere e in cui mettere tutto della nostra vita. Come dicono Antonio e Patrizia, festeggiando il loro anniversario di matrimonio, siamo felici di viverci dentro. “Nella massima profondità i santi concretamente sperimentano il totale cambiamento dell’io che si sente accolto nel Noi trinitario” (P. Antonio). Un bambino si sente accolto, amato, anche se ripete con testardaggine certi errori. Un bambino ha l’idea del legame perché LO VEDE e si sente comunque accolto da tante braccia visibili e invisibili. Questo non significa non vedere limiti, miserie e piccolezze nostre e nemmeno evitare di richiamarci. Mi ricordo del mio amore per Nicola, quanti difetti aveva, quanti ne ho io, quanto abbiamo lavorato per correggerci, ma quanto ci siamo voluti bene dentro un Amore che non era il nostro. Un Amore che adesso mi fa tanto sorridere perché so che ora il mio Nicola difetti non ne ha più…

E così anche il difetto di una predica prolissa la domenica mattina ha un altro respiro. Perché amare un difetto, prima e mentre si nota o si corregge, amare invece di sopportare, fa vedere tutto sotto un’altra luce. Durante la predica ascoltiamo che per guarire i nostri rapporti che magari sanguinano da anni bisogna desiderare di toccare ad ogni costo, magari facendo una gran fatica, il corpo di Cristo. Cioè toccare con un sì fedele una compagnia di persone che nella povertà della loro carne, come nella povertà del pane, sono il segno reale e tangibile del Suo copro. “Una relazione che si sana vale più di una costruzione” (P. Antonio). Sempre nella predica ascoltiamo il Signore che ci dice che le relazioni che sembrano morte in realtà dormono e che Lui, se lo vogliamo davvero, ci soccorre nel nostro desiderio che tornino a rivivere. E’ questo il fatto, che di fronte ai problemi bisogna tagliare corto. Amare è il modo migliore di comprendere e risolvere i problemi, per non dire che amare ci fa aprire gli occhi su una realtà che è un dono, mentre ci sembra un problema. A Santa Teresa, preoccupata per vari problemi, il Signore dice: “ Tu fa quello che puoi. Per il resto lascia fare a me, senza inquietarti. Godi il bene che ti è dato, che è molto grande. Il Padre mio si compiace di te e lo Spirito Santo  ti ama”.

Santa Teresa pregava sempre e mi piace pensare che non chiudesse mai gli occhi.

Certo, forse proprio soltanto quando era sfinita per il sonno e la stanchezza!

E nel suo grande desiderio di vedere Dio, sono sicura che prima di chiuderli Lo ringraziava con tutto il cuore per quello che GIA’ aveva visto.

 

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