di Michelangelo NASCA

Nel corso dell’Angelus domenicale, Benedetto XVI ha ricordato il drammatico episodio dei quattro bambini Rom morti la scorsa settimana in un campo nomadi della periferia capitolina. Una vicenda che – afferma il Pontefice – ‘impone di domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto. E questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi, più o meno noti, che avvengono quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi’.

Le parole del Papa suggeriscono una seria riflessione su quanto accaduto in questi giorni nella periferia di Roma. Quattro creature innocenti muoiono in un campo nomadi a causa di un terribile incendio. 'Una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto'. E’ una domanda che non è possibile circoscrivere ad un singolo episodio, poiché l’incuria e lo stato di abbandono in cui vessano queste persone nei campi nomadi è un dato di fatto che coinvolge molte delle nostre città italiane.

Si prendano concretamente dei seri provvedimenti, smettiamola di spostare queste persone da un quartiere all’altro della città, offriamo loro uno spazio dignitoso dove nessuno possa sentirsi clandestino in terra straniera. Di fronte a Dio siamo tutti uguali!

Le scritte Rom -4 e Rom Raus (rom fuori) accompagnate da svastiche, che sono comparse poi in questi giorni su un muro di via della Pisana a Roma, generano un’amarezza ancora più grande. ‘E' veramente aberrante – dichiara il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno – che nella nostra città possano esistere persone, anche se pochissime, che riescono a scrivere cose così orrende. E' una cosa indegna’.

Non è più il caso di chiedersi se davvero possano esistere persone così cattive e capaci di tanta ferocia, e non basta nemmeno provvedere a cancellare immediatamente quelle scritte. Bisogna rintracciare gli autori di questo vile gesto e iniziare a ricreare una cultura meno sospettosa nei confronti di chi appartiene ad una nazione diversa dalla nostra.

Il signor Erdei Mircea – il papà dei quattro bimbi morti nell'incendio del campo nomadi la scorsa settimana – commenta così le scritte xenofobe comparse in Città: ‘Questo gesto razzista addolora tante persone, non solo noi. Nonostante ciò, ringrazio tutti, persone buone e cattive. Dio ci ha insegnato ad amare tutti e loro sono liberi di fare quello che vogliono’.

Una testimonianza di grande dignità e rispetto per gli altri da cui dovremmo trarre esempio “tutti”!

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