E’ una immagine, quella proposta in alto, che dice davvero tutto e che non possiamo appesantire con ulteriori commenti.
Appena liberati, presso l’aeroporto della base militare di Catam, a Bogotà, Ingrid Betancourt, insieme ad altre quattordici persone - dopo sei anni di prigionia trascorsi tra le forze armate rivoluzionarie colombiane – si inginocchia in segno di ringraziamento.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno” leggiamo la testimonianza della Betancourt [il neretto è nostro]: “«Siamo stati prigionieri di questi guerriglieri, ma non proviamo odio per loro»: ringraziando innanzitutto «Dio e la vergine» e poi «Uribe e tutto l’esercito colombiano» […]. La Betancourt, che ha anche nazionalità francese, è stata la prima a scendere dall’aereo e, dopo aver abbracciato la madre, ha pregato con lei: «Grazie Signore, con la tua collaborazione tutto si può». […] «Sono così emozionata...», è stato il suo esordio. «Voglio ringraziare Dio, la Vergine. Ho tanto sognato questo momento, quello in cui avrei potuto abbracciare mia madre, quelli che mi hanno accompagnato nelle loro preghiere, che mi hanno seguito in questo calvario. Noi potevamo solo sperare. Grazie a tutti voi che ci avete accompagnato, che avete voluto mantenerci vivi, perché sei sempre vivo quando il mondo non ti dimentica». La Betancourt ha ringraziato a più riprese Uribe e l’esercito colombiano, ha ripetuto più volte che è stata un’«operazione impeccabile, un’operazione perfetta» e ha raccontato di quante volte la sua speranza di esser liberata sia andata delusa. «Stamattina, quando mi sono svegliata, ho preso il rosario e mi sono raccomandata a Dio e speravo che sarebbe arrivato presto questo momento». «Ho sempre pensato che la liberazione era possibile e che era in qualche modo una prova di sopravvivenza. Ma adesso non dobbiamo dimenticare gli altri ostaggi, quelli che sono ancora rimasti nella giungla»”.
Deo gratias!
La foto è tratta dal sito www.repubblica.it
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