RECENSIONE:
Giovanni Donna d'Oldenico, Giusto, Marietti editore.

di Paola ZUCCA

Domanda a bruciapelo: papà, perché mi hai fatto nascere?
Risposta immediata: perché ti voglio bene. Sorriso e bacetto.
Ma le cose non stanno così. Perché se le cose stanno così, Dio, se c'è, non c'entra!

Domanda a bruciapelo: papà, perché mi hai fatto nascere?
Risposta immediata: perché Dio ti vuole tanto bene e mi ha chiesto di volerti tanto bene perché così te lo faccio capire. Sorriso e bacetto.  Dio c'è e c'entra. Perché è GIUSTO dire le cose come stanno.

"Giusto" è il racconto della malattia e della morte di San Giuseppe. Giuseppe racconta la sua vita alla cognata che lo assiste. Maria è partita a dorso dell'asino per cercare Gesù che ha iniziato la sua predicazione ed è ormai lontano da casa. Giuseppe lo vuole salutare prima di morire. Maria si avventura sulle tracce del figlio incontrando coloro che Gesù ha già incontrato. Maria viene accolta  come una persona sacra, in quanto madre di Cristo. Anche lei incontrando i nuovi amici di suo figlio li conferma col suo sguardo in un'esistenza nuova, risorta dal buio della disumanità e del peccato.

Il racconto si snoda in capitoletti snelli, nella tensione incalzante dei dialoghi e dell'attesa di Gesù. 
Dal racconto si capisce che Giuseppe e Maria sono stati due sposi e due genitori come tutti, che devono fare la fatica di capire, di chiedersi, di aiutarsi, di richiamarsi, di spiegarsi le cose.  I dialoghi risultano commoventi. Giuseppe è il padre che intuisce tutto il  mistero del figlio, passo passo, e la comprensione di tutta una vita si ricompone compiutamente nell'imminenza della morte. 
Ecco solo alcuni stralci di un libro da leggere tutto d'un fiato, per prendere una decisione chiara senza indugiare, come Giuseppe: "Se sapere quanto sa è stata una grazia  e credere quel che crede un dono mai scosso, ora tocca meritare con risoluto impegno".

Inizia l'amore per Maria che sorprende Giuseppe con una richiesta insolita:
- Non sarebbe amore ancora più evidente questo: se tu ed io, pur veri sposi, verissimi, ci fermassimo a un passo l'uno dall'altra, rinunciando a unirci da noi - credo in modo assai gradevole - perché l'Eterno ci unisca infinitamente? Anche sacrificando la fecondità nostra, in modo che l'Onnipotente sia libero di riempirci della sua?
- Ti amo. Ma sarò capace di amare te oltre ogni mio desiderio?
- Si. Insieme.
- Va bene.
- Grazie. E sarà per sempre. (L'aveva salutato con una carezza).

Poi arriva Maria con il racconto, sconvolgente, dell'Annunciazione, e per Giuseppe si profila la tentazione  di crederlo un'illusione:
[Dio] Ben altro gli chiedeva. Lo chiamava a trasfigurare lo sconforto. A trapassare sé.
Ecco! Quella notte era andato a dormire certo che il creatore aspettasse da lui una cosa precisa: vincere per primo e per sempre il corteo dell'umano scetticismo, quella processione affollata e desolante d'increduli, pensosi o gaudenti, vani e supponenti, sventatamente in marcia dalla propria superbia alla morte.
E lì, nel profondo della notte, attesa e inaspettata era giunta la risposta; quella voce sfolgorante: "Non temere..."
Si era svegliato di colpo...
La sua piccolezza davanti all'Infinito rimaneva intera, con tutta l'invalicabile distanza fra chi una volta era nulla e chi continuamente crea.
Tra sé e Dio. Una distanza che lui, uomo, mai avrebbe potuto colmare. Ma Dio sì. E aveva deciso di farlo.
Adesso non contava alcun sentimento di sé.
Solo affermare l'Altro.
Sì, allora.
Sì.
Senza alcuna riserva.
[...]
Tutto era cominciato. La parola annunciata stava accadendo.
Adesso.
L'Altissimo aveva preso carne e albergava nel ventre della sua donna.
Doveva fare i conti con la paura della grandezza, la paura della bellezza, la paura della felicità.
Non temere.

Poi il racconto dello sconforto durante la fuga in Egitto alla cognata:
Ma la disperazione suonerebbe bestemmia, siccome fin dall'inizio sono stato costretto a rendermi conto che questa famiglia è la mia opera, ma non è opera mia. A me non resta che sperare. Sino alla fine. Comodo farlo quando tutto va bene, ti pare?

E il ricordo dell'aiuto di Maria, in fin di vita, spossata:
"Sbagli." mi ha sussurrato. E' che ti sembra di dover essere responsabile di tutto, di dover rispondere a Dio anche del risultato. Di solito non fai così! Quante volte me l'hai ricordato tu: l'esito non dipende da noi. A maggior ragione in una cosa tanto grande. Ci è solo chiesto di lavorare e domandare. Stupire e faticare. Gioire. Soffrire. Ricordare. Di questo dobbiamo rispondere: non ti pare sia già abbastanza? Noi non siamo onnipotenti. Lui sì. Lui lo è. [...] Sono sfinita, sai tesoro? Afflitta. Non so cosa ci attende. Ma resto certa che, fosse anche per mezzo di un dolore estremo, Dio porterà comunque a termine l'opera che ci ha affidato. Ecco. Tutto qui.

E infine per Giuseppe l'intuizione della bellezza dell'opera che Dio porterà a termine, come risposta al suo desiderio, assieme al presentimento della morte:
Un pensiero ardito e semplice, questa l'idea serena che le aveva confidato in quella fresca sera. Era il fatto che:
- Nostro figlio intuisce quanto il suo star lontano mi riempia di nostalgia. Eppure tace. Come se volesse suggerirmi un desiderio.
- Quale?
- Che esista un modo per star con lui per sempre. Toccarlo, vederlo, avercelo davanti, sapere che è lì. Continuamente.
- Questo vale per chiunque si ama.
- Sì, ma intendimi: non si tratta di cuore, idee, memoria. Non soltanto. E' questione di occhi, di mani, orecchie. Non solo devozione. Carne e sangue.
- Diglielo.
- A suo tempo forse. Ora lo desidero e basta. Faccia lui: questo voglio. Non solo per me adesso, ma per sempre: per tutti. Quanto sin'ora ha vissuto con me, con noi... Più ancora, ciò che potrebbe vivere d'ora in poi con te...
- Niente previsioni tristi. Eravamo d'accordo!
- E' vero scusa. Insomma: io non so come, ma vorrei che lui trovasse la maniera per essere presente accanto a chiunque, d'ora in poi. Non può avere percorso una strada così lunga per fermarsi qui.
- Rimanere nei secoli tutto intero e dappertutto?
- Sì. [...]
- Non sappiamo come andrà a finire.
- Certo che no, ma desidero che non finisca più.
- In tutta la storia del nostro popolo, mai Dio ha smesso di essere presente. Ininterrottamente.
- Non in questo modo. Pensaci: chi può saperlo meglio di te, che lo hai portato nel ventre in carne e ossa?
Vedrai: o il mondo finisce o lui ci resta dentro così. Niente di meno basterà più.

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