“Un matrimonio che sia entrato in crisi; un matrimonio che dal punto di vista umano è prossimo alla rovina; un matrimonio appesantito dal vicendevole estraniarsi dei partner può essere salvato dai coniugi solo a condizione che essi sappiano perdonarsi a vicenda e operino con perseveranza verso una riconciliazione. Quanto è valido per il rapporto tra i coniugi, vale anche per il rapporto dei genitori con i figli e dei figli con i genitori. Quando in una famiglia nascono conflitti tra giovani e anziani, tra padre o madre e figlio o figlia, questi devono essere risolti nella vicendevole comprensione e nel vicendevole perdono. Ragazzi e adolescenti, padri e madri, non siate mai troppo orgogliosi o troppo testardi, tanto da non essere in grado di tendervi la mano per la riconciliazione, quando ha avuto luogo una discussione! Non siate ostinati e non portate rancore quando si tratta di risolvere una lite! È però parte essenziale di tutto ciò la riconciliazione con Dio mediante una buona confessione personale, dato che ogni offesa recata al nostro prossimo è anche un’offesa recata a Dio, di cui siamo tutti creature amate. Quindi, non escludete Dio nella riconciliazione tra gli uomini e afferrate quel mezzo di salvezza che si chiama confessione e che dona la pace interiore, che solo il Signore può dare!” (Giovanni Paolo II, Liechtenstein, settembre 1985).

Davvero bella questa riflessione, la si legge con interesse e attenzione ma si ha anche l’impressione di percorrere un campo minato! Da un momento all’altro, una di quelle mine può esploderti addosso!!! Conflitti, litigi, orgoglio, testardaggine, ostinazione, rancore, offese… tra marito e moglie, genitori e figli, fratelli e sorelle. Ma ancora più esplosiva è la riflessione di Giovanni Paolo II che a tutto questo oppone la parola perdono, perseveranza, riconciliazione, comprensione confessione, pace interiore!
Niente di più drammaticamente vero nella vita di ciascun uomo. La realtà è proprio quella appena descritta, un paradossale circuito di emozioni e misteriosi desideri di pace vera. Corriamo inesorabilmente verso un destino di vita migliore che possa riequilibrare ogni aspetto dell’esistenza.

Domande e desideri di verità che scaturiscono, in ogni istante, dalla pesantissima bisaccia che portiamo sulle nostre spalle, in attesa di rintracciarne le risposte. Un po’ come il procuratore romano Ponzio Pilato che pone a Gesù la struggente domanda «Che cos’è la verità?» (Gv 18, 38), ignorando la risposta che un istante prima Gesù stesso gli aveva offerto: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv 18, 37). Pilato ha davanti a sé la Verità… è una Persona, è il Figlio di Dio.

«Lo sguardo che mi permette d’amare ogni uomo è uno sguardo consapevole che la dignità dell’altro ha la stessa origine e la stessa consistenza della mia personale dignità: la comunione con Dio. Solo il rifiuto colpevole d’entrare in rapporto con Dio intacca la dignità dell’uomo. Passare la vita senza tentare di realizzare un vero dialogo con il proprio Creatore significa non vivere pienamente. Quante persone - anche tra i cristiani, per altro - dicono: “Ho l’impressione di non vivere pienamente, non sono contento della mia vita, mi manca qualcosa, non mi sto realizzando…!”. E danno mille spiegazioni del perché (“non vado d’accordo con mio marito”, “non vado d’accordo con i miei figli”, “gli amici mi hanno deluso”, “il lavoro non mi ha dato quello che mi aspettavo”, ecc.), ma la verità più nascosta e più decisiva è un’altra: non stanno realizzando lo scopo per cui sono stati creati» (P. Antonio M. Sicari, Pregare nel mondo, Esercizi Spirituali Lignano Sabbiadoro 2003).

Michelangelo Nasca

 

 

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