
Nel martoriato Libano l'ordinazione sacerdtale di P. Elie Massaad.
P. Antonio Sicari scrive al responsabile del MEC nel Libano Elian Hage che invita:
"Alle 18 ogni giorno uniamoci nella preghiera"
Brescia, 17 luglio 2006
Caro Elian
e carissimi tutti della comunità del Libano,
Dopo esser rientrati in Italia, con un viaggio lungo e avventuroso (durato quasi trenta ore) – ma sempre assistiti dalla vostra cura affettuosa e dalla protezione della Vergine Santa – ci sembra giusto riflettere con voi su quello che il Signore ci ha donato e ci ha chiesto.
Ci ha donato, ancora una volta, il gusto della nostra rinnovata amicizia e la possibilità di vederne già i frutti gloriosi nella Ordinazione di P. Elie Massaad, la prima vocazione sacerdotale nata nella nostra storia di Movimento: e proprio in Libano!
Ma Dio ha voluto anche “educarci”.
Ci avevate affettuosamente preparato un programma di viaggio festoso, dove – alle celebrazioni liturgiche per l’Ordinazione e alla prima Santa Messa – si aggiungevano alcune visite turistiche alla vostra bella terra, gli incontri conviviali e quelli formativi, nell’attesa di coronare tutto con gli “Esercizi spirituali”.
Abbiamo avuto il tempo di compiere un solo “viaggio turistico”: quello tra le montagne, ai tre santuari dei vostri grandi Santi Eremiti, gloria cristiana della nazione Libanese, nella prima giornata. E (nella seconda mattinata) l’ascesa al Santuario Mariano che domina dall’alto la città di Beyrouth. Solo viaggi di preghiera, dunque, come se Dio avesse voluto avvertirci che era necessario pregare molto per il Libano! Poi l’Ordinazione di Padre Elie e la festa successiva. Poi l’avventuroso viaggio di ritorno, inseguiti dalle tragiche notizie delle ferite inferte alla vostra terra martoriata.
E tutto si concludeva per noi proprio il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo e anniversario dell’approvazione ecclesiale del nostro Movimento.
Intanto il Papa nell’Angelus di quello stesso giorno, spiegava a tutti i cristiani:
«Per una felice coincidenza, l’odierna domenica cade il 16 luglio, giorno in cui la liturgia ricorda la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo, alto promontorio che si erge lungo la costa orientale del Mar Mediterraneo, proprio all’altezza della Galilea, ha sulle sue pendici numerose grotte naturali, predilette dagli eremiti. Il più celebre di questi uomini di Dio fu il grande profeta Elia, che nel IX secolo avanti Cristo difese strenuamente dalla contaminazione dei culti idolatrici la purezza della fede nel Dio unico e vero. Proprio ispirandosi alla figura di Elia, è sorto l’Ordine contemplativo dei "Carmelitani", famiglia religiosa che annovera tra i suoi membri grandi santi come Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresa di Gesù Bambino e Teresa Benedetta della Croce (al secolo, Edith Stein). I Carmelitani hanno diffuso nel popolo cristiano la devozione alla Beata Vergine del Monte Carmelo, additandola come modello di preghiera, di contemplazione e di dedizione a Dio. Maria, infatti, per prima e in modo insuperabile, ha creduto e sperimentato che Gesù, Verbo incarnato, è il culmine, la vetta dell’incontro dell’uomo con Dio. Accogliendone pienamente la Parola, è "giunta felicemente alla santa montagna" e vive per sempre, in anima e corpo, con il Signore. Alla Regina del Monte Carmelo desidero quest’oggi affidare tutte le comunità di vita contemplativa sparse nel mondo, in modo speciale quelle dell’Ordine Carmelitano… Maria aiuti ogni cristiano a incontrare Dio nel silenzio della preghiera».
E, subito dopo l’Angelus, Benedetto XVI ha aggiunto ancora:
«In questi ultimi giorni le notizie dalla Terra Santa sono per tutti motivo di nuove gravi preoccupazioni, in particolare per l'estendersi di azioni belliche anche in Libano, e per le numerose vittime tra la popolazione civile. All’origine di tali spietate contrapposizioni vi sono purtroppo oggettive situazioni di violazione del diritto e della giustizia. Ma né gli atti terroristici né le rappresaglie, soprattutto quando vi sono tragiche conseguenze per la popolazione civile, possono giustificarsi. Su simili strade - come l’amara esperienza dimostra – non si arriva a risultati positivi. Questo giorno è dedicato alla Madonna del Carmelo, Monte della Terra Santa che, a pochi chilometri dal Libano, domina la città israeliana di Haifa, anch’essa ultimamente colpita. Preghiamo Maria, Regina della Pace, perché impetri da Dio il fondamentale dono della concordia, riportando i responsabili politici sulla via della ragione ed aprendo nuove possibilità di dialogo e di intesa. In questa prospettiva invito le Chiese locali ad elevare speciali preghiere per la pace in Terra Santa ed in tutto il Medio Oriente».
Così la Chiesa – proprio nella stessa ora in cui compivamo l’ultima e più tranquilla tappa dell’avventuroso viaggio (da Roma a Milano-Malpensa) – ci dava la chiave di Lettura di tutto: sia della nostra storia carmelitana, sia delle dolorose vicende che colpivano la nostra comunità libanese.
La sera prima di partire, quando tu, Elian, mi esprimevi il tuo profondo dolore per quel che stava accadendo, io ti ho risposto: «Per noi è utile e educativo poter condividere almeno qualcosa delle vostre sofferenze e della vostra storia, per conoscerci meglio e per comprenderci di più». L’essere stati con voi, nelle ore d'inizio di questo vostro nuovo dramma della vostra nazione, ha fatto sì che tutto il Movimento si rendesse più conto di quello che, ormai da anni, siete costretti a vivere e a soffrire.
Tutte le comunità del Movimento – stimolate dalla preoccupazione che avevano per noi – si sono sentite spinte a pregare per il Libano e per voi, e questa è stata la cosa più importante.
Dovremmo sempre sentire come nostre le sofferenze dei nostri fratelli, ma è facile distrarsi quando si è lontani. Penso che, nei disegni di Dio, questo nostro viaggio – apparentemente fallito – sia servito a tenere le comunità del Movimento con gli occhi e il cuore puntati sul Libano. Non è molto, ma è stato un piccolo inizio di solidarietà che ora dobbiamo saper coltivare ed approfondire.
Anche l’aver dovuto annullare gli Esercizi spirituali (ricordo ancora con quanta fierezza mi avete mostrato, subito appena arrivati, i bellissimi biglietti d'invito e i libretti dei canti preparati per questa occasione e rimasti ora inutilizzati) può avere un senso se sapremo trarne un giusto insegnamento.
Il tema degli Esercizi, infatti, doveva essere: “Dono è lavoro”. Ebbene, questa volta Dio ha avuto fretta con voi: vi ha chiamati al lavoro, prima ancora di avervi fatto gustare il dono degli Esercizi; ma ha permesso questo perché è sicuro di voi e della vostra forza. E’ sicuro che, in questi anni di vita di Movimento, avete già assimilato il dono più importante: la certezza indistruttibile che Lui è Padre, in ogni circostanza, e che potete ora restare nelle sue braccia, anche mentre la paura vi circonda.
Noi preghiamo la Santa Vergine, Regina del Libano, che protegga la vostra terra, le vostre case e le vostre famiglie e doni a tutto il Medio Oriente una pace dignitosa e duratura.
Con questa lettera desidero confortare e benedire tutte le famiglie e le persone del Movimento, specialmente coloro che (comprese evidentemente le suore carmelitane) nei giorni scorsi ci hanno accolti con tanta generosità e calore.
In comunione e unione di preghiere, vi abbraccio tutti paternamente,

P.S. Invio questa lettera anche a tutte le comunità del Movimento, perché tutte vi siano vicine con la preghiera e l’affetto (P. A.)
Beirut, 21 Luglio 2006
Carissimi fratelli del Movimento Ecclesiale Carmelitano
Vorrei prima di tutto ringraziare tutti quelli che mi hanno chiamato per telefono, hanno mandato SMS o E-mail, e anche quelli che hanno pensato a noi in questa situazione senza poter contattarci . Vorrei anche ringraziare coloro che pregano con noi per la pace di questo paese lacerato, che porta su di sé da anni il peso e la fatica per difendere l’uomo e il suo diritto all’esistenza e alla pace .
L’Ordinazione Sacerdotale di P.Elie Massaad, nostro figlio e fratello nel Movimento e primo sacerdote che la nostra comunità offre all’altare del Signore, è stata l’occasione dell’arrivo del gruppo dei padri e laici in Libano per partecipare a questo evento e conoscere questa nazione di cui vi abbiamo spesso parlato e la nostra presenza cristiana nell’oriente. Sfortunatamente, la situazione politica ci ha tolto la gioia di portare a buon fine questo viaggio per il quale ci eravamo tanto preparati, trattandosi della visita speciale da persone ai quali vogliamo bene. La visita si è interrotta e il gruppo ha dovuto far il viaggio di ritorno tra peripezie varie, e noi abbiamo dovuto anullare tutto il programma, specialmente quello degli Esercizi già preparati.
Ho ricevuto con grande gioia la lettera di P.Antonio Sicari nella quale esprime la vostra solidarietà e comunione, ed è stata per me una consolazione quando ha potuto nonostante la paura e la preoccupazione, guardare il lato positivo della situazione :
“Tutte le comunità del Movimento - stimolate dalla preoccupazione che avevano per noi -si sono sentite spinte a pregare per il Libano e per voi, e questa è stata la cosa più importante. Dovremmo sempre sentire come nostre le sofferenze dei nostri fratelli, ma è facile distrarsi quando si è lontani. Penso che, nei disegni di Dio, questo nostro viaggio - apparentemente fallito – sia servito a tenere le comunità del Movimento con gli occhi e il cuore puntati sul Libano. Non è molto, ma è stato un piccolo inizio di solidarietà che ora dobbiamo saper coltivare ed approfondire.”
Noi, non volevamo certamente che le cose accadessero in questo modo, ma se il Signore lo ha permesso, stiamo cercando di approfittare di ogni momento, per quanto difficile, per trasformarlo in una Parola da ascoltare ed accogliere come chiamata alla santità, e perché diventi una luce che illumina la via del Signore. Non siamo force tutti chiamati alla santità e al lavoro?... Non è questo l’ideale del nostro Movimento ?
Ancora una volta cito le parole di P. Antonio nella sua lettera : “Il tema degli Esercizi, infatti, doveva essere: "Dono è lavoro". Ebbene, questa volta Dio ha avuto fretta con voi: vi ha chiamati al lavoro, prima ancora di avervi fatto gustare il dono degli Esercizi” .
Carissimi, se voi interrogate quelli che hanno vissuto questo viaggio-avventura in Libano, avrete delle risposte, delle impressioni e delle reazioni diversi secondo la formazione e la cultura di ognuno, ma io so che tutti saranno d’accordo su questo: “ Partiamo lasciando il cuore in Libano”. Il loro atteggiamento ha influenzato anche voi e ha suscitato nei vostri cuori, sentimenti d’amore e di solidarietà con il Libano in generale e con i membri del MEC in particolre. Penso che questi sentimenti non siano solo una reazione del momento, ma veri e profondi da consolidare l’unità: l’unità nella preghiera, nel portare la Croce, nell’accettare il dono del Signore, qualunque forma esso prenda, nel lavoro ... l’unità di comunione, nello scrivere questa storia che fa parte della storia del Movimento... l’unità nalla fede in Dio e nell’abbandono alla sua volontà, l’unità nella convinzione che le forme di croci possono essere diverse, ma restano come strumento di purificazione per le nostre anime e occasioni di riflessione e di domanda: “ Quanto sappiamo apprezzare i doni di Dio nella nostra vita? Quanto li facciamo fruttificare? Quanto è davvero “Dono è lavoro” ?”
Noi oggi in Libano siamo sempre più attaccati alla Croce, al nostro impegno e appartenenza al Movimento nonostante la distruzione, la morte e il dolore che ci circondano. Ci ricordiamo delle parole di Gesu’ : “Beati voi se venite persecutati per amore del mio nome”.
Carissimi, vorrei comunicarvi che abbiamo cominciato una catene di preghiera per la pace in Libano, per essere in comunione tutti i giorni alle ore 18,00 . Vi invito a partecipare con noi, ovunque vi troviate, prendendo alcuni minuti per chiedere, con voce unanime, a Maria nostra Madre, Vergine del Monte Carmelo e del Libano, di intercedere per noi presso il Figlio suo a donarci la pace. Possa questa sosta di preghiera essere occasione di riflessione personale e di ascolto della “Voce” che è in lui, per rinnovare la sua fede.
Concludo dicendo che la guerra in Libano non è che una espressione, magari la più evidente, delle guerre che ci sono nel mondo oggi: la guerra del male contro il bene, dell’indifferenza contro l’impegno, dell’odio contro l’amore ...
Credetemi, la guerra dei bombardamenti non è più distruttiva di quella del male che c’è nel mondo e che si infiltra dentro la società e la mentalità per distruggele in modo più efficace di quello delle bombe .
Per la pace nel mondo,
Per la pace nelle anime,
Perché il Signore mandi il suo Spirito Santo
a purificare i cuori e le menti
per ascoltare la sua Parola
e seguire la sua via,
Preghiamo ...
Elian HAGE

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