fIl male è forte e bisogna essere forti per tenergli testa.
E quanto bisogna essere forti per infliggergli il colpo vincente, quello paradossale dell'estrema debolezza: porgere l'altra guancia!

La forza stupida del male si chiama violenza. La forza intelligente del bene è lo Spirito.
Possibile che Nietzsche, terribile e acuto filosofo tedesco che aprì il '900, non l'avesse capito? Egli accusò la morale cristiana di essere una morale degli schiavi e di aver infettato con un veleno mortale la vitalità della cultura occidentale. In Al di là del bene e del male i cristiani vengono descritti come uomini deboli, sconfitti, malaticci... gente che teme l'impatto con l'esistenza e perciò si ritira, dicendo "no" alla vita. Impotenti e invidiosi della forza e della libertà degli uomini forti e nobili, che invece pronunciano a testa alta il loro "sì" alla vita.
E’ da questa invidia, da questo risentimento del cristiano nei confronti dell'uomo forte, che sarebbe nata la morale cristiana, fondata in sostanza sulle "qualità che servono ad alleviare l'esistenza ai sofferenti: la pietà, la mano compiacente e soccorrevole, il calore del cuore, la pazienza, l'operosità, l'umiltà..." (F. Nietzsche, Al di là del bene e del male).
Come dire: siccome siamo uomini incapaci di vivere e di godere, deboli e remissivi... abbiamo una sola arma contro l'uomo sano "aristocratico", ribaltare i suoi valori e fargli credere che virtù sia la debolezza e vizio la forza.
Noi sappiamo benissimo che non è così.

AbramoChiunque abbia provato ad essere "buono" in senso cristiano, sa quanta forza richiede questa morale.
Ma, d'altra parte, come non confessare che talvolta i cristiani sembrano dar ragione a Nietzsche?
Talvolta lo diamo davvero questo spettacolo di noi stessi -ammettiamolo! -facendo alto tradimento del nostro Capo, che non si e sottratto allo sputo e alla bestemmia di chi avrebbe potuto nientificare con un solo sguardo, che non ha temuto di stare a tavola con i pubblicani, che non si è vergognato di accompagnarsi alle prostitute, che non si è trattenuto dal rovesciare a frustate le mercanzie nel tempio...
Dov'è finita la Sua sfrontatezza nei confronti del male? E dove si è persa la Sua pietà?
Anche noi siamo spesso vinti dalla paura. Di ammalarci, di morire, di essere traditi, di perdere il lavoro, di non farcela, di non trovare amici, di non essere apprezzati, di non avere un senso, di restare soli... Questo forse è oggi il volto piu consueto del male, almeno nelle nostre società occidentali ricche e relativamente lontane dai rumori delle guerre.
"Uomini inediti del terzo millennio", come si diceva su questa rivista un anno fa, passeggiamo tra le macerie del passato, senza saper costruire un castello o almeno una casa per noi e per i nostri figli. Naufraghiamo nelle stesse paure di tutti, anche noi che pure poggiamo i piedi sulla Speranza, senza saperla sfruttare come trampolino di lancio, e così riduciamo la nostra vera forza, la bontà, ad un suo surrogato nauseabondo, il buonismo.
Più che buoni, noi ci accontentiamo di essere buonisti, di andare d'accordo con tutti, senza mostrare mai i pugni, anche al prezzo della verità. In pubblico come in privato.
Ma è in famiglia dove si misura la paura spropositata del conflitto da parte degli adulti, che giudicano buona la loro convivenza familiare se non si grida troppo e si usano le buone maniere. Credono che proteggere i figli sia il compito più importante e perciò cercano di mettere al riparo da ogni fatica bambini e adolescenti, non fanno loro mancare nulla, li difendono ad oltranza e tentano di risparmiargli la fatica della lotta.
In fondo si sostituiscono al loro stesso diritto a vivere, visto che vivere è lottare.
Voler estirpare dall'educazione ogni aggressività, sommergere troppo presto la forza virile nelle fantasie idealistiche, significa sottrarre un combattente all'ideale, e creare un eunuco sotto un'apparenza estatica. [...] Agire significa scegliere, e quindi decidere, tagliar corto, e, nella scelta stessa, rifiutare, respingere. Come dice Nedoncelle, c'è una crisi d'alloggi nel mondo della libertà (Emmanuel Mounier, Il Personalismo, ed. a.v.e., 1982, pag. 83).
Occorre prima di tutto il coraggio della Verità, ma anche di quelle piccole, necessarie verità quotidiane di cui la Verità non può fare a meno. In famiglia può voler dire spegnere la Tv quando mette in onda il vuoto o la bestemmia; rifiutare il cellulare al ragazzino delle medie e, se non ce n'è bisogno, anche a quello delle superiori; coltivare un'immagine sacra del corpo proprio e altrui; chiedere gesti stabili di gratuità e carità... Sono scelte che mettono in moto un continuo conflitto con i figli, ma sono un buon esercizio alla lotta, alla libertà e alla forza. Un esercizio che consentirà la crescita di un uomo veramente buono. Buono e forte nella bontà, capace di difendere la verità anche di fronte allo strabordare della mentalità dominante. Un uomo libero.
Quanto detto sulla famiglia vale anche per le Comunità cristiane. La comunità non è un nido dove sottrarsi alla furia del male. La comunità è la casa calda e accogliente dove ritemprare le forze per ripartire, ogni mattina, ed entrare nel mondo.
E’, questo, il tempo dell'uomo che, per amare davvero se stesso e il mondo, deve esprimersi, affrontare, indirizzare avanti lo sguardo anche verso ciò che nel mondo gli è ostile. "L'amore è lotta; la vita è lotta contro la morte; la vita spirituale è lotta contro l'inerzia della materia e l'assopirsi della vita. La persona prende coscienza di sè non gia in un'estasi, ma in una lotta energica. La forza è uno dei suoi principali attributi" (Ibidem, pag. 82).
C'è - è vero -una forza bruta del potere che va combattuta tenacemente. Ma occorrono armi diverse, quelle della forza umana che si alimenta nell'interiorità e sa tradursi con grande efficacia all'esterno, tutta radicata nello spirito, ma evidente dal di fuori quanto le cose fatte di carne.
Questa forza umana sa combattere la paura del male, facendo uscire l'uomo allo scoperto per affermarsi in una speranza e in un impegno. E’ sempre Mounier a ricordarci che "una persona non raggiunge la sua piena maturità se non nel momento in cui sceglie qualcosa, cui restar fedele e che valga più della vita" (Ibidem, pag. 82).
Come non pensare alla forza dei nostri mistici che non si è esaurita nel chiuso dei monasteri, ma, proprio perche forza dello Spirito, ha saputo valicare lo spazio e il tempo? Come non pensare alla forza del nostro pontefice, così indifeso nella sua debolezza fisica e contemporaneamente così incontenibile e indomabile nel suo stare sicuro di fronte al mondo intero?
L'estasi non si esaurisce in se stessa, l'estasi prorompe in una forza superiore ad ogni espressione della storia, con la capacità di innestarsi in essa e di trasformarla.
Questa è la mistica che ci convince e ci attrae.
Su questa può innestarsi efficacemente l'educazione dei nostri figli.

Rosa Tomasini

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