Raccontiamo una iniziativa svoltasi a Brescia nei mesi scorsi a proposito di Edith Stein.
Adro: L’Orchestra e il “Coro Città di Parma” fanno rivivere la vita e il martirio di S. Edith Stein


di P. Agostino Pappalardo

Il tamburo batte con un ritmo incalzante, il violino e gli altri archi sembrano esprimere già la “passione” di Edith e del suo popolo con una musica che sa di sofferenza e pena, mentre l’imponente Coro canta: 
“Ciò che era buio ora deve splendere.
Ciò che fu illuminato deve ardere.
Deve essere speso tutto il nostro esistere
e guadagnato tutto il nostro essere.
Dobbiamo essere in preda allo stupore
di qualche cosa che sta per cominciare
ai piedi dell’unico Cadavere
che della morte è stato vincitore”.

Simbolicamente è il Quarto Giorno, L’Ora Sesta… Siamo nell’ampio Auditorium della Scuola Cattolica di Adro, almeno in trecentocinquanta persone: vedo ragazzi di Terza Media molto attenti, i loro genitori (primi destinatari del “Progetto Memoria”, sulla Shoah, articolato con riflessioni, letture, filmati e viaggi appropriati nel luoghi della tragedia, per imparare a coltivare soprattutto fiducia e speranza). Son presenti poi amici della Scuola e del Santuario, ma anche 110 studenti spagnoli, in visita scolastica in Italia: tutti seguono e in un silenzio a tratti impressionante, quasi col fiato sospeso,  la rievocazione spettacolare e sacra della nostra consorella Santa, Patrona d’Europa.

E’ un’ Opera scandita come una  continua Liturgia, in Otto Giorni: ciascuno di essi è segnato da una delle Ore dell’Ufficio divino, dal Mattutino a Compieta, eccetto l’Ultimo Giorno, quello della Morte .
Possiamo solo balbettare qualcosa della suggestione e della bellezza, delle tante riflessioni che porge e delle emozioni che suscita l’Opera – Oratorio “A piedi scalzi” con i Testi poetici, molto densi, di Giampiero Pizzol, le splendide musiche di Alessandro Nidi, Direttore anche dell’esecuzione e pianista, le voci limpide ed espressive della cantante solista  Daniela e della voce recitante di Laura; lo snodarsi dei momenti più salienti della vicenda di Edith è dato anche dall’alternarsi delle presentazioni recitate, dei canti della solista, a cui si agganciano, talvolta si sovrappongono, felicemente, i suoni dei fiati (oboe, sax, fagotto, ecc. ) degli archi, il timpano, le percussioni, e i brani corali con le parole, le note alte, drammatiche,  sin dall’inizio. Le musiche contengono qualcosa di antico, assimilano melodie gregoriane, fanno emergere la fede e la passione delle corali di Bach e, insieme, rivelano suoni e ritmi decisamente moderni e contemporanei, ben armonizzati con l’antico. Notevoli sono i dialoghi fra Edith e, rispettivamente, Husserl  “Maestro dieci volte saggio e astuto”, la madre tenace nella sua fede ebraica,  la sorella Rosa che fa emergere la sofferenza e la difficoltà del credere.

La commozione anche del pubblico (a tutti è stato distribuito il libretto con i testi), cresce via via che procede la scansione simbolica degli eventi e ci si avvicina al culmine.  E’ il Quarto Giorno. Ora Sesta: Dopo che il Coro esprime uno stupendo Inno a Maria SS. (Eppure è in Lei che Dio si è innamorato/ di nuovo della forma del creato/Per volontà di Donna fatto uomo/Padre per tutti e Figlio per ciascuno), Edith, tramite la voce recitante, racconta: “Il Primo Gennaio, Ventidue, io/ cittadina dei Santi, donna ebrea,/ m’innamorai di Dio/ C’era la neve e sulla liturgia/ cadeva il sangue del Figlio di Maria/… /”  I coristi quasi commentano il periodo della donna filosofa ormai alla soglia della conversione: “Non c’era alcuna strada/ e io mi son smarrita/ per essere trovata/…/”   Lei  continua, con il canto della solista: “Ero infermiera, ero/ un bianco nulla/ in quella notte oscura”. La Corale con una melodia dal sapore gregoriano, risponde: “Non c’è nulla per cui mi perderei/ se non per ciò/ che non finisce mai/ Quando al mondo/ si cade davvero/ si cade nelle viscere del Cielo”.

Edith descrive l’incontro con Teresa, mediante l’Autobiografia e, mentre il Coro e la musica, dai tempi molto andanti, trascinanti, quasi concitati, fanno percepire tutta una letizia, una vita nuova che sta per sprigionarsi, ricorda quando “Entrando nella chiesa/ per ricevere il nome di Teresa/ Ero vestita con l’abito da sposa/ e in mano una candela accesa/…/ …tutto avvenne al solo dire “Credo”/ E l’acqua fu versata sulla fronte/…./ dopo il tormento di una lunga attesa/ lo Sposo con sé mi aveva presa/ e finalmente ritornavo a casa”.  

Sesto Giorno, Vespri: Il Coro canta: “L’otto Novembre in Germania scese il buio/Io, anima cristiana, cuore ebreo/ restai nella mia cella/ La fuori era la Notte dei  Cristalli/ quando iniziò il  massacro degli agnelli”. La sorella Rosa si rivolge a Edith: “Uccidono gli Ebrei per le strade/ le loro case vengono bruciate/Tu dici che Dio vede. Noi preghiamo/ un Dio di  carne e sangue fatto uomo”. Ma fa la domanda tremenda di ogni tempo: “Perché non mette fine a tutto questo?/Edith, non so più nulla, non capisco…/ perché Elohim è diventato Cristo?” A questo punto la solista che impersona Edith risponde in canto dolcemente: “A volte è meglio restar senza parole/…/ E il Nostro è un Sole che non ha tramonto/…/Dio  non toglie niente/… quando sembra che regnino gli uomini/ son le Sue Mani a stringere le redini/ Eppure in questa Notte di Passione/ resta senza ragione ogni ragione/ e noi offerti alla storia e alla sorte/ toccati dal dolore in ogni parte/ siamo di fronte a un Dio incomprensibile/ disceso in  terra, reso vulnerabile/ un Dio che non conosce il male/ ma fino in fondo lo patisce e muore/…/ guardando il Cristo del Carmelo/ a me e a te Dio non poteva offrire/ nulla di più prezioso in tutto il Cielo”.

Settimo Giorno, Compieta: La Corale e l’orchestra eseguono il breve suggestivo Inno: “Benedici il coro delle voci/che cantano/ ed a  loro unisci/ la mia preghiera in questa notte oscura/ ora e nell’ora dell’eterna aurora”.

L’Ultimo Giorno, l’Ottavo, è il 9 di Agosto, accade l’apice: Sull’onda di uno dei brani musicali più belli e drammatici della Passione secondo Matteo di Bach, c’è il suono dolente dell’oboe e dell’intera orchestra, accompagnato, incalzato dal vibrare di timpano e tamburo e il Coro quasi travolge l’auditorium, col canto che è un invito pressante: “Andiamo/ ora sappiamo che il Signore viene, ma ciò che avviene lo capiremo solo alla fine. Andiamo verso una nuova forma di chiarezza/…/ Andiamo/ ora sappiamo/ d’essere figli di Abramo/ e che ogni privilegio/ prelude da sempre a un sacrificio/ Andiamo per il nostro popolo/ senza il clamore di nessun miracolo. La donna recitante: Il Nove, Otto del Quarantadue, io/ cittadina tedesca, donna ebrea/ rinacqui a Birkenau/ era una splendida Domenica d’ Agosto/ il più bel giorno per morire in Cristo… e mentre descrive come ad Auschwitz ci tolsero la veste e il velo/ Restarono soltanto i piedi scalzi/ come perenne segno del Carmelo…” iniziano in sottofondo e poi aumentano  il  volume del canto corale e il ritmo ben combinato delle percussioni. “In quelle camere bianche di terrore cantammo fino all’ultimo respiro senza più aria, senza più parole, finché – va quasi gridando in un crescendo la voce di Edith, mentre parole e musica nell’insieme giungono alla parte che commuove di più -finché chiudemmo gli occhi al sole”.
Così conclude una  Liturgia più  che reale “dell’Amata nell’Amato trasformata”; culmina nei versi della sublime “Noche oscura”di Giovanni della Croce, cantati dal Coro a voce spiegata, in una coinvolgente, geniale melodia, in cui non sono estranei anche motivi dell’Oriente:  

“Oh noche amable mas que el alborada.
Oh noche que guiaste,
oh noche que juntaste
Amado con amada
Amada en el Amado transformada”.
   
   
Osserviamo l’attenzione e il raccoglimento della platea, ma alla fine anche gli applausi sinceri e prolungati a più riprese, l’emozione e l’entusiasmo di giovani e adulti. La richiesta del bis di diversi brani fra i più belli viene esaudita volentieri dal Direttore e da tutti gli artisti; insieme a tutto questo: la ricchezza dei testi in forma poetica, che sembrano sintesi di teologia, di spiritualità del Carmelo in miniatura, e possono contribuire molto a una vera evangelizzazione, e a far gustare la bellezza, la profondità del nostro carisma; la musica strumentale e vocale, ben adattata alle parole scritte. Dopo l’esecuzione, alcuni fra i  responsabili e gli artisti, rimasti volentieri a conversare con noi, in modo sommesso  fanno sapere che, al completo di Coro e Orchestra, l’Oratorio è stato eseguito in questi anni circa una cinquantina di volte, a cominciare dalla Prima al Meeting per l’Amicizia dei popoli di Rimini (sembra nel 2001), e poi in varie parti dell’Italia, fra cui a Lignano e a Brescia, e ad Adro, già un’altra volta. Molte volte l’hanno dato in scuole e parrocchie con meno strumenti e senza coro: un successo non casuale, nonostante che nel nostro Paese e un po’ in tutto l’Occidente ciò che è “cattolico” trovi difficoltà ad avere spazio e promozione nel cosiddetto mondo della cultura  e nei circuiti dello spettacolo! .

L’Opera “A piedi scalzi” rappresenta bene il dramma, ma anche il significato più vero e profondo dell’Olocausto., di cui tanto trattano il mondo scolastico, i media, ecc.  ma con il rischio frequente di affermare soltanto la denunzia del male, lo sconcerto e poco di più. Sia il percorso educativo della Madonna della neve, sia questo Oratorio proposto,  aiutano a vedere e a coltivare una Speranza, a trovare la Presenza e la  Strada che vinca il male, alla radice.
 Grazie a tutti coloro che hanno costruito e promosso questa esperienza di creazione artistica ed educativa che  sa esprimere, con la santità di Teresa Benedetta della Croce, l’umanità compiuta del Carmelo e del Cristianesimo, che sa esprimere anche il significato più nascosto e sacro di tragedie e fatti importanti nella storia del Novecento in Europa.

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