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Liberazione - M. Chagall - Particolare

 

“Chi dice di amarti, solo se ti aiuta a credere che Dio ti ama e solo se ti aiuta ad amare Dio, ti ama davvero. E quando tu dici ad uno di amarlo, soltanto se lo aiuti a credere che Dio lo ama e soltanto se lo aiuti ad amare Dio, lo ami davvero” (P. Antonio M. Sicari).

 

Giocare con la propria esistenza, trasformando la vita in una “gigantesca parabola del ricco epulone”! Questo è forse il rischio più grande per la società del terzo millennio. Il crescente bisogno di appagare i propri desideri, in preda alla voracità del proprio egoismo, accogliendo ogni sorta di sfida pur di misurare le proprie forze e dimostrare a se stessi che è possibile fare a meno di Dio. A pagare, però, il prezzo più alto di tanta opulenza sono i piccoli “lazzari” (cfr. Lc 16, 19-31) sparsi per il mondo. Costruire la società del godimento, (o per meglio dire la società del godimento “per alcuni” a discapito di altri) oppure la società dell’amore?

 

Qual è però l’idea che “ci siamo fatti” della parola amore, così tanto spesso usata e abusata anche da noi cristiani? Posso davvero aver imparato che cos’è veramente l’amore attraverso la cultura mediatica che ruota attorno a me?

 

Tu, che cosa è l’amore non lo sai! Chi può dichiarare di amarti veramente consapevole di non dire una menzogna?

 

Senza mezzi termini, come un padre che ha a cuore la vita dei propri figli, P. Antonio durante la quarta meditazione mette a tema una serie di provocazioni che riguardano l’identità prototipa del cristiano e che talvolta, più o meno volutamente, vengono occultate.

 

“La Bibbia non dice che Dio ama! Afferma, piuttosto, che Dio è amore! L’amore, infatti, per Dio è una natura e non un sentimento. Non c’è nulla in Dio che non sia amore. Questo è il vero amore. Noi, invece, vivacchiamo dentro questa grandissima verità, attraverso i nostri amorucci (più o meno sinceri). C’è un punto certo in amore, l’unico punto su cui un po’ tutti sono d’accordo: ognuno porta in sé il desiderio di essere amato totalmente, infinitamente, insaziabilmente! Tutti vogliamo essere amati. Nel caso della coppia si crea, però, lo scontro tra due infinità e due limiti. Siamo infiniti nella voglia di essere amati e limitatissimi nell’amare. Questo è il dramma. Dio è amore infinito, noi siamo creature con un infinito bisogno di essere amati. Al passivo il verbo (essere amato) è totale, all’attivo (amare) lo consideriamo difficile da coniugare. Se le cose fossero andate come Dio le aveva immaginate che cosa sarebbe accaduto? Tutto il mondo sarebbe stato la proiezione infinita del grembo materno, quello che i Padri della Chiesa chiamavano «Spiritualis uterus». L’immagine che Dio conservava era quella di una grande festa per ciascuno di noi. Da amore ad amore da desiderio a desiderio di essere amati saremmo arrivati subito a Lui, per questo motivo non c’era la morte nel mondo. Col dramma del peccato è accaduto che: tutti siamo infiniti nella voglia di essere amati e tutti limitati nella voglia di amare. Di fronte a tale rigidità e infinita tristezza l’amore di Dio si fa Carne ed entra in mezzo al mondo per restituire la certezza di quella festa. Si ama come si esiste e si esiste come si ama… Ciò che non è amore, semplicemente non è. Ciò che è esiste se contiene almeno un po’ d’amore, se qualcosa fosse assolutamente senza amore non esisterebbe. La persona e l’amore, dunque, devono coincidere. Non basta dire «ti amo» per essere cristiani? Un cristiano sposato dovrebbe dire «io sono l’amore per te». Diventeremo cristiani veramente quando cambieremo giudizio sulla realtà. Mia moglie, mio marito… è l’amore di Dio che s’è fatto carne per me. Questa è la festa: preparare la vittoria dell’amore, avere delle persone che in natura sono fatti d’amore”.

  

M.N.

 

 

   

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