Venerdì 06 Giugno 2008 08:25
Mi chiamo Maria Grazia e da poco condivido il carisma carmelitano, facendo parte della Comunità di Castellammare del Golfo, in Sicilia. Ho avuto la possibilità di conoscere e apprezzare il M.E.C. , grazie ad un incontro casuale con una collega a scuola, alla quale avevo confidato il bisogno di potermi avvicinare ad una spiritualità più sentita. Partecipando ai primi incontri di Scuola di Cristianesimo, ai primi momenti di riflessione, alle letture di Padre Antonio Sicari, ho subito percepito che il M.E.C. poteva essere un mezzo, uno strumento con il quale poter imparare a guardare in maniera diversa la realtà che ci circonda, aprirmi ad ascoltare, a cogliere la bellezza di ciò che ci viene dato. Da quando ne faccio parte sono come riempita da questa luce che sempre più mi indica la strada che mi porta a Dio. Le nostre assemblee diventano sempre più un luogo di incontri dove testimoniare il lavoro che la Scuola di Cristianesimo ci fa fare nella vita, nelle cose di ogni giorno, e come la fede ci cambia. In questa pagina voglio raccontarvi una mia personale esperienza.
Sono a scuola, dove sono docente di sostegno, e mi è offerta l’opportunità di assistere ad uno spettacolo organizzato da un’associazione di volontariato che si prefigge di aiutare i bambini diversamente abili. Fuori è una giornata piuttosto bigia. Mai avrei pensato potesse essere illuminata da un raggio di sole così folgorante. Di fronte a me va in scena uno spettacolo che prima mi avrebbe lasciata indifferente. I ragazzi sono sorridenti, alcuni preoccupati della buona riuscita dello spettacolo, altri ancora ansiosi di cominciare. Parte la musica, inizia la recita. A stento riesco a seguire le parole di una delle protagoniste (una bambina affetta da sindrome di Down). Rimango stupita dall’immane sforzo che deve affrontare per pronunciare quella breve strofa ed io, inconsapevole che la persona seduta accanto a me potesse sentirmi, dico: ”Brava, davvero brava!”. Solo in quel momento prendo coscienza che la signora, munita di telecamera sedutami vicina, è la madre di quella bambina e guardandomi negli occhi, mi risponde felice: ”Quella è mia figlia.” La fierezza e la gioia con cui ha espresso quelle parole, mi hanno subito commossa e nello stesso istante non riesco a frenare le lacrime, che inesorabilmente scendono giù calde e mi bagnano il viso. Ho sempre avuto la piena consapevolezza che Dio esiste, ma in quel momento ho davvero sentito e percepito la Sua presenza e non mi stupivo più di come quella madre vivesse con tanta serenità e gioia la difficile condizione di una figlia ”non sana”. Colgo l’amore con cui una madre si prende cura di ciò che le è stato affidato. Intuisco il legame che unisce felicità e sofferenza e capisco che ciò può accadere solo nella piena accettazione di ciò che Dio sceglie per noi. Spero che questa pagina possa essere di aiuto a tutti coloro che desiderano essere raggiunti da quel raggio di sole che riempie e scalda il nostro cuore. Il mio cammino è ancora lungo e faticoso ed esige responsabilità e impegno, ma lo affronterò con tanta tenacia, poiché qualcosa di bello è già accaduto.
Maria Grazia Magaddino
Dialoghi Carmelitani, marzo 2008