
L’arte della preghiera! Ecco cosa dovremmo imparare a praticare. Ce lo ricordava Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte: «E’ necessario imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente quest’arte dalle labbra stesse del Maestro divino, come i primi discepoli: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1)».
Quando preghiamo dovremmo lasciare parlare Dio, Egli vuole rivolgerci la sua Parola, non siamo noi a dover dire qualcosa a Lui. Noi dovremmo soltanto predisporci ad ascoltare e a “guardare” la Parola che Dio ci sta rivolgendo. Teresa d’Avila amava ricordare alle sue suore che la preghiera può trasformarsi in uno “sguardo” rivolto a Dio, “Tu devi guardare le parole di Gesù”. Pregare guardando e lasciandosi guardare da Dio è l’esperienza che possiamo comprendere meglio visitando la Cappella Palatina, il Duomo di Monreale o quello di Cefalù, dove lo sguardo del Pantocratore (grazie anche al particolare posizionamento artistico degli occhi) segue il pellegrino in qualsiasi angolo del Duomo egli si trova.
«Vi amo, Signore, e la sola grazia che vi chiedo è di amarvi eternamente. Mio Dio, se la mia lingua non può ripetere, ad ogni istante, che vi amo, voglio che il mio cuore ve lo ripeta tutte le volte che respiro» (san Giovanni Maria Vianney). Anche questa potrebbe essere una buona idea per iniziare la giornata. Respirare pregando! Il primo pensiero rivolto a Dio contenuto in un “respiro”. San Giovanni Climaco diceva: “Bisogna che il ricordo di Gesù si unisca intimamente al tuo respiro, e conoscerai il segreto della pace interiore”. Anche nella recita dei Salmi intervalliamo ogni metà versetto con un “respiro” indicato con un asterisco, quasi un invito (S. Antonio abate lo rivolgeva salutando i compagni nel deserto) a “respirare Cristo”. «Pregare come respirare può sembrare un modo di dire, ma se uno volesse andare alla radice del suo essere e si chiedesse: “Qual è il momento in cui il mio essere comincia ad articolare la preghiera?”, la risposta biblicamente esatta sarebbe questa: “Lo stesso istante in cui respiro”. Respirare è invocare la vita: respirare è il dono che Dio ci fa minuto per minuto da quella prima volta che ci ha creati. Questa è la nostra preghiera essenziale: si prega come si respira» (P. A. Sicari).
Oggi qualcuno cerca di accostare la preghiera alle tecniche orientali di rilassamento fisico, yoga e altro ancora. Certamente il rilassamento fisico (liberato da ogni elemento ideologico) porta benefico alla persona, talvolta diventa anche una soluzione all’eccessivo stress quotidiano. Però, affermava tempo fa il Card. Ratzinger, “nel momento in cui compaiono elementi che pretendono di guidare ad una "mistica", diventano già strumenti che conducono in una direzione sbagliata”. Non esiste, dunque, uno “yoga cristiano”. “Il rischio è – continua il Card. Ratzinger – che lo yoga diventi un metodo autonomo di "redenzione", priva di un vero incontro tra Dio e la persona umana. E in quel caso, siamo già nel trascendente. E' vero che anche nella preghiera e nella meditazione cristiana la posizione del corpo ha la sua importanza, e sta a significare un atteggiamento interiore. che si esprime anche nella liturgia. Ma nello yoga i movimenti del corpo hanno una diversa implicazione di rapporto con Dio, che non è quella della liturgia cristiana. Occorre la massima prudenza perché dietro questi elementi corporali si nasconde una concezione dell'essere come tale, della relazione tra corpo e anima, tra uomo, mondo e Dio”.
Michelangelo Nasca
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