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MEDITAZIONE NATALIZIA

di P. Antonio Maria Sicari

Il mondo che Dio ama è il mondo che Egli ha creato – in verità, bellezza e bontà – come un Padre che costruisce attentamente la casa per le sue creature: una casa destinata al Figlio suo Gesù ed a «ciascun uomo» che Egli chiama all’esistenza per amore.

Il mondo che Dio ama è quello che noi gli abbiamo sottratto – e continuiamo a sottrargli – con i nostri peccati, quasi cedendolo al Male e conducendolo a perdizione, ma senza riuscire a vincere la Sua misericordia infinita.

Il mondo che Dio ama è quello che Egli ha continuamente riabbracciato, offrendo senza stancarsi un'Alleanza antica e poi sempre rinnovata, fino a renderla definitiva ed eterna.

Il mondo che Dio ama è tutto orientato verso la capanna di Betlemme: quella dove Maria e Giuseppe si rifugiarono duemila anni fa, e quella ricostruita oggi, sotto gli occhi attenti dei bambini, in tutti i nostri presepi.

 

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Per dire chi è San Giovanni della Croce, cosa ha rappresentato per la Chiesa e per l’Ordine dei Carmelitani Scalzi dovremmo commentare parola per parola tutto ciò che egli ha lasciato scritto nelle sue opere spirituali, per le quali meritò il titolo di Dottore della Chiesa. Noi ci limitiamo ad una breve citazione tratta dall’Orazione dell’anima innamorata. In questo frammento di saggezza spirituale non possiamo far altro che rimanere per un istante con il fiato sospeso,  gustando e contemplando la straordinaria forza che le parole del giovane carmelitano suggeriscono al nostro cuore, e nello stesso tempo desiderare che tale consapevolezza – quella cioè di essere il motivo principale del grande ed infinito amore di Dio – lasci in noi il desiderio dell’eternità.

«Perché indugi a lungo, potendo tu subito amare Dio dentro il tuo cuore? Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli Angeli sono miei e mia la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio mio è per me, poiché Cristo è mio e tutto per me. Che cosa chiedi dunque e che cosa cerchi, anima mia? Tutto ciò è tuo e tutto per te. Non ti fermare in cose meno importanti e non contentarti delle briciole che cadono dalla mensa del Padre tuo. Esci fuori e vai superba della tua gloria. Nasconditi in essa e gustala ed otterrai quanto chiede il tuo cuore» (San Giovanni della Croce)

 

Logo del MEC Libanese
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La situazione drammatica vissuta dal popolo libanese in queste ultime ore ci chiede un maggiore impegno nella preghiera. Sull’orlo della guerra civile, gli amici libanesi del Movimento Ecclesiale Carmelitano raccontano il timore di un nuovo conflitto armato. Nelle parole di Elian Hage   (responsabile della Comunità libanese del MEC) è possibile percepire tutto il dramma che ciascuno di essi porta nel cuore in questo particolare momento:

 

“Non posso negare che davanti alla sofferenza che incontriamo in questo paese, la paura e la disperazione trovano la loro strada nei nostri cuori… il nostro timore non riguarda però la paura di morire o di perdere il lavoro… No, la nostra inquietudine riguarda la stabilità della nostra fede… Cari amici, è molto facile leggere nel Vangelo la frase: "amate i vostri nemici" e di insegnarlo ai nostri bambini. Ma quando questi bambini soffrono ogni giorno a causa di questo nemico, perdono i loro genitori, il loro avvenire, la loro gioia ed il loro amore, soprattutto in questo momento, non è facile applicare questa frase, tanto più che i nostri bambini credono che lo facciamo per debolezza, per mancanza di potere. Noi che abbiamo vissuto la guerra, lottando e combattendo per la nostra esistenza, noi che siamo pronti a tutti i sacrifici per essere degni e meritare l'amore del Cristo, noi che siamo orientati verso la Sua volontà. Cerchiamo di insegnare a guardare questo amore nel cuore dai nostri bambini e di convincerli a continuare ad amare anche ciò che c’è di cattivo nel nostro ambiente così come Cristo ha fatto sulla croce. È là la nostra inquietudine, è là la nostra paura, pregate con noi, con amore per potere custodire l'amore - Beirut 23/11/2006”. 

P. Antonio Sicari rispondendo alla lettera inviata dalla Comunità libanese del MEC scrive:
Caro Elian e carissimi fratelli e amici del Libano,Ho saputo dell’incontro di preghiera che state preparando per affidare al Signore Gesù e alla Vergine Santa il dramma del vostro paese e le vostre speranze. Immagino che, per alcuni o per molti di voi, pregare possa sembrare una scelta troppo facile o troppo difficile: “troppo facile” perché non costa molto e non ci scuote eccessivamente; “troppo difficile” perché sembra improduttiva nel momento in cui i problemi sono gravi ed esigono una risposta forte e immediata. Facile perché ci consola, difficile perché non ci dà soluzioni.Ma tutto questo dipende, forse, dal fatto che la nostra idea di preghiera è un po’ sbagliata: pensiamo che essa consista nel chiedere a Dio di intervenire Lui, con la Sua forza, a risolvere i problemi che ci affliggono. Nella preghiera c’è anche questo, ma come un’ultima conclusione tutta affidata alla Sua misericordia.Ma la sostanza della preghiera – come noi “carmelitani” dovremmo ben sapere – è un’altra.

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Nel martoriato Libano l'ordinazione sacerdtale di P. Elie Massaad.
P. Antonio Sicari scrive al responsabile del MEC nel Libano Elian Hage che invita:
"Alle 18 ogni giorno uniamoci nella preghiera"

 


Brescia, 17 luglio 2006

Caro Elian
e carissimi tutti della comunità del Libano,

Dopo esser rientrati in Italia, con un viaggio lungo e avventuroso (durato quasi trenta ore) – ma sempre assistiti dalla vostra cura affettuosa e dalla protezione della Vergine Santa – ci sembra giusto riflettere con voi su quello che il Signore ci ha donato e ci ha chiesto.
Ci ha donato, ancora una volta, il gusto della nostra rinnovata amicizia e la possibilità di vederne già i frutti gloriosi nella Ordinazione di P. Elie Massaad, la prima vocazione sacerdotale nata nella nostra storia di Movimento: e proprio in Libano!
Ma Dio ha voluto anche “educarci”.
Ci avevate affettuosamente preparato un programma di viaggio festoso, dove – alle celebrazioni liturgiche per l’Ordinazione e alla prima Santa Messa – si aggiungevano alcune visite turistiche alla vostra bella terra, gli incontri conviviali e quelli formativi, nell’attesa di coronare tutto con gli “Esercizi spirituali”.
Abbiamo avuto il tempo di compiere un solo “viaggio turistico”: quello tra le montagne, ai tre santuari dei vostri grandi Santi Eremiti, gloria cristiana della nazione Libanese, nella prima giornata. E (nella seconda mattinata) l’ascesa al Santuario Mariano che domina dall’alto la città di Beyrouth. Solo viaggi di preghiera, dunque, come se Dio avesse voluto avvertirci che era necessario pregare molto per il Libano! Poi l’Ordinazione di Padre Elie e la festa successiva. Poi l’avventuroso viaggio di ritorno, inseguiti dalle tragiche notizie delle ferite inferte alla vostra terra martoriata.
E tutto si concludeva per noi proprio il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo e anniversario dell’approvazione ecclesiale del nostro Movimento.
Intanto il Papa nell’Angelus di quello stesso giorno, spiegava a tutti i cristiani:

«Per una felice coincidenza, l’odierna domenica cade il 16 luglio, giorno in cui la liturgia ricorda la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo, alto promontorio che si erge lungo la costa orientale del Mar Mediterraneo, proprio all’altezza della Galilea, ha sulle sue pendici numerose grotte naturali, predilette dagli eremiti. Il più celebre di questi uomini di Dio fu il grande profeta Elia, che nel IX secolo avanti Cristo difese strenuamente dalla contaminazione dei culti idolatrici la purezza della fede nel Dio unico e vero. Proprio ispirandosi alla figura di Elia, è sorto l’Ordine contemplativo dei "Carmelitani", famiglia religiosa che annovera tra i suoi membri grandi santi come Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresa di Gesù Bambino e Teresa Benedetta della Croce (al secolo, Edith Stein). I Carmelitani hanno diffuso nel popolo cristiano la devozione alla Beata Vergine del Monte Carmelo, additandola come modello di preghiera, di contemplazione e di dedizione a Dio. Maria, infatti, per prima e in modo insuperabile, ha creduto e sperimentato che Gesù, Verbo incarnato, è il culmine, la vetta dell’incontro dell’uomo con Dio. Accogliendone pienamente la Parola, è "giunta felicemente alla santa montagna" e vive per sempre, in anima e corpo, con il Signore. Alla Regina del Monte Carmelo desidero quest’oggi affidare tutte le comunità di vita contemplativa sparse nel mondo, in modo speciale quelle dell’Ordine Carmelitano… Maria aiuti ogni cristiano a incontrare Dio nel silenzio della preghiera».

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