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Sacra Famiglia

Nonostante gli innumerevoli impegni il Prof. ELIO GUERRIERO, vicedirettore editoriale della San Paolo libri, amico e collaboratore di Joseph Ratzinger e curatore di gran parte delle edizioni italiane delle opere del neoeletto Papa e del grande teologo svizzero H.U. von Balthasar, ha accettato di rispondere ad una nostra breve intervista. Gli siamo grati per la sua disponibilità e amicizia.

 

1) Attraverso discutibili argomentazioni teologiche, don Enzo Mazzi – ex parroco dell'Isolotto, quartiere di Firenze – ha recentemente affermato che i componenti della Sacra Famiglia sono da considerare una coppia di fatto: “Erano una coppia di fatto che oggi il Diritto Canonico non può riconoscere come vero matrimonio… Dio nel momento in cui decide di farsi uomo sceglie di crescere e di essere educato da una coppia, Maria e Giuseppe, che per il dogma e per il Diritto cattolico era unita di fatto in un matrimonio non valido e quindi non era vera famiglia: era appunto una Sacra Unione di fatto”. Potrebbe aiutarci a comprendere l’inesattezza di tali affermazioni?

 

GUERRIERO: La carità ci impedisce di rispondere a Enzo Mazzi in tono sguaiato. Conviene allora partire dalla teologia e dal primato di Dio. Dice san Paolo nella Lettera agli Efesini in un brano, che viene spesso letto nella liturgia del matrimonio: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa». Che cosa è allora l’amore tra i coniugi, che cosa la dedizione per i figli, l’affetto verso i genitori lo apprendiamo anzitutto da Dio. O meglio: noi possiamo avere una nostra precomprensione dall’autenticità dell’amore umano. Possiamo, tuttavia, approfondirlo dall’amore di Dio, non viceversa. E’ quanto ha spiegato il papa nella sua enciclica Deus caritas est. Due mesi fa ero presente a Pavia in occasione del pellegrinaggio del papa alla tomba di sant’Agostino. Quasi a conclusione della Cerimonia il pontefice, palesemente commosso, disse: oggi vi riaffido la mia enciclica. Bisogna allora guardare in alto, guardare a Dio e al suo amore che è all’origine dell’invio del Figlio, della nascita a Betlemme. Solo così comprendiamo la grandezza del mistero di Natale, della Sacra famiglia e di ogni famiglia.

 

2) L’espressione “damnatio ad bestias” che i primi cristiani sperimentarono nella propria pelle (l’atroce condanna ad essere divorati dalle bestie feroci a causa della appartenenza alla fede cristiana) oggi sembra essere diventata la parola d’ordine del mondo cosiddetto moderno! Essa, o in senso metaforico (grazie agli artigli di un certo tipo di stampa) o in senso reale (il martirio di molti uomini di fede) chiede a ciascun cristiano le ragioni della propria fede! Quali sono le sue considerazioni a tal proposito?

 

GUERRIERO: Ancora una volta non insistere sull’aspetto negativo (Damnatio ad bestias), ma giustamente sulla dimensione della testimonianza che ricordi nella seconda parte della tua domanda. La testimonianza è bella, ancora una volta si ispira al Signore Gesù, venuto nel mondo per rendere testimonianza all’amore del Padre. Il cristiano non può non imitare in questo il Signore Gesù e rendere conto anche della bella testimonianza del Maestro. Al riguardo von Balthasar ha scritto delle pagine indimenticabili. Il mondo necessariamente non capisce: a volte è più comprensivo, altre volte meno. Questo, però, in fondo poco importa. La rudezza di certe persecuzioni esalta maggiormente la bellezza della testimonianza. A noi, allora, resta il compito di mantenere viva la memoria dei testimoni (Giovanni Paolo II) e di prepararci a nostra volta a testimoniare.

  

3) Al Convegno Ecclesiale della diocesi di Roma, Benedetto XVI ha parlato di “emergenza” e di “rinascita educativa”. “È del tutto evidente, però, che nell’educazione e nella formazione alla fede una missione propria e fondamentale ed una responsabilità primaria competono alla famiglia. I genitori infatti – afferma il Pontefice – sono coloro attraverso i quali il bambino che si affaccia alla vita fa la prima e decisiva esperienza dell’amore, di un amore che in realtà non è soltanto umano ma è un riflesso dell’amore che Dio ha per lui. Perciò tra la famiglia cristiana, piccola 'Chiesa domestica' (cfr Lumen gentium, 11), e la più grande famiglia della Chiesa deve svilupparsi la collaborazione più stretta, anzitutto riguardo all’educazione dei figli”. Possiamo considerarlo un richiamo esclusivo alle responsabilità dei singoli nuclei familiari o l’invito è rivolto anche ai sacerdoti? La corresponsabilità e la collaborazione tra laicato e gerarchia della Chiesa, auspicata dal Concilio Vaticano II, si è pienamente realizzata?

 

GUERRIERO: Partirei da una sottolineatura dell’essere: Si diventa famiglia educante nel momento in cui si è famiglia. Si diventa Chiesa educante nel momento in cui si è Chiesa. L’esempio più bello è per me la famiglia di santa Gianna Beretta Molla. I genitori erano dei veri credenti e in base alla loro fede educarono i loro 7 figli che divennero tutti affermati professionisti e veri credenti. Non basta il metodo educativo avulso dalla vita di fede della famiglia. E’ questo il limite primo di tanti tentativi contemporanei pure mossi da buona volontà. Al contrario quando c’è una solidità familiare e di fede si possono superare difficoltà apparentemente insormontabili. Penso alla famiglia di san Giovanni Bosco. La collaborazione tra la famiglia e la Chiesa portò a risultati straordinari.

 

4) Di fronte ad argomentazioni come eutanasia, celibato dei sacerdoti, pillola abortiva, Dico, ed ogni tipo di strumento mortale per la dignità e la moralità dell’uomo Benedetto XVI è stato accusato di eccessiva rigidità, anche da parte di alcuni vescovi. Mi viene in mente la figura di Paolo VI, un Papa che verrà apprezzato e onorato per la sua grande cultura ed intelligenza ma nel momento in cui – in quanto cristiano, in quanto responsabile di tutta la Chiesa – affronterà con coraggio la questione della coniugalità e della procreazione responsabile promulgando l’enciclica Humanae vitae verrà isolato da tutti, persino da alcuni dei suoi cardinali. Che cosa, secondo lei, ci si ostina a non voler comprendere?

 

GUERRIERO: Io credo che all’origine vi sia poca comunione. La comunione è la vita di Dio che come humus fecondo dà linfa vitale alla Chiesa e a ciascuno dei suoi membri. E’ importante stare uniti a Gesù, ma si passa attraverso un collegamento orizzontale (i fratelli che ci sono vicini) e un collegamento verticale (il parroco, il vescovo, il papa). La difficoltà diventa particolarmente seria quando si verifica uno iato, un salto nella comunione verticale. Se il parroco non mi fa giungere la parola del vescovo o questi quella del papa, la comunione è a rischio. Qui il fedele può solo pregare con insistenza e contribuire con la sua sofferenza a ripristinare la comunione.

 

5) Lei ha avuto il privilegio di conoscere e di lavorare con due dei più grandi teologi dell’ultimo secolo: il teologo svizzero H.U. von Balthasar (insieme al quale ha collaborato per la crescita della rivista teologica “Communio”) e J. Ratzinger, oggi Benedetto XVI, (per il quale ha recentemente curato l’edizione italiana del libro “Gesù di Nazaret”). Papa Benedetto XVI, parlando di von Balthasar, ha affermato: “La teologia, così come lui la concepiva, doveva essere coniugata con la spiritualità; solo così, infatti, poteva essere profonda ed efficace. […] L’esempio che von Balthasar ci ha lasciato è piuttosto quello di un teologo che nella contemplazione aveva scoperto l’azione coerente per la testimonianza cristiana nel mondo”. Lei cosa direbbe di entrambi?

 

GUERRIERO: Von Balthasar era un genio della cultura che si lasciò rapire dalla mistica e dalla contemplazione. Josef Ratzinger era un brillantissimo professore di teologia che, chiamato al servizio della Chiesa, non si tirò indietro. Nel 1985 eravamo a Basilea per l’incontro annuale di Communio. Ratzinger aveva da poco pubblicato la prima delle due istruzioni sulla teologia della liberazione. I media, anche cattolici, erano scatenati contro il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Noi stessi eravamo incerti. Von Balthasar, che era stato alcuni giorni prima dal cardinale Ratzinger, richiamò l’attenzione su di sé e disse: «State bene attenti. Si sta sacrificando per la Chiesa». Penso che Benedetto XVI abbia accettato l’elezione in questo spirito e nella stessa consapevolezza sta portando avanti il suo pontificato.

 

Intervista curata da Michelangelo Nasca

 

ELIO GUERRIERO è nato a Capriglia (Avellino) nel 1948. Ha studiato teologia al Pontificio Ateneo di S. Anselmo in Roma e filosofia all'Università Cattolica di Milano. Presso le Edizioni Paoline ha pubblicato Inquietudine e utopia. Il racconto umano e cristiano di Ignazio Silone (Milano, 1978); Gli occhi del lupo. Storie irpine (Milano, 1982); Silone l'Inquieto (Milano, 1990); Hans Urs von Balthasar (Milano, 1991, con traduzione in tedesco e francese); Il sigillo di Pietro (Torino, 1996). In campo editoriale si è occupato soprattutto di storia del cristianesimo. Per Jaca Book ha curato la Storia della Chiesa diretta da Jedin. Per la San Paolo ha curato la parte conclusiva della prestigiosa collezione iniziata in Francia da A. Fliche-V. Martin e di recente Il Grande Libro dei Santi in 3 volumi. Attualmente è responsabile del settore storico della San Paolo.

 



 

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