
Basta soffermarsi a leggere le notizie di cronaca dei nostri giornali per comprendere l’attualità di una delle principali virtù cristiane: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ovverosia – secondo una efficacissima citazione di C.S. Lewis – “Il terribile dovere di perdonare i nostri nemici”. “La storia della Chiesa – ha affermato in questi giorni Benedetto XVI rivolgendosi alla Chiesa cinese – ci insegna che non si esprime un’autentica comunione senza un travagliato sforzo di riconciliazione. Il perdono di chi ha fatto del male, la dimenticanza dei torti subiti e la rappacificazione dei cuori dell’amore, da realizzare nel nome di Gesù crocifisso e risorto possono esigere il superamento di posizioni personali, ma sono passi urgenti da compiere per accrescere i legami di comunione tra i fedeli e i Pastori della Chiesa in Cina”.
E’ evidente che in queste parole possa riconoscersi non solo la Chiesa presente nella Repubblica Popolare Cinese ma l’intera comunità ecclesiale sparsa nel mondo, poiché il linguaggio utilizzato è assolutamente universale. Sono trascorsi ormai più di duemila anni dall’inizio dell’era cristiana e in così tanto tempo trascorso, talvolta, facciamo fatica a comprendere che, come ricordava il Pontefice, “senza un travagliato sforzo di riconciliazione non può esprimersi una autentica comunione ecclesiale”.
Un solo buono, però, può procurare la salvezza a molti! E’ la logica di Dio rivelata ad Abramo, l’amico a cui Dio non ha voluto nascondere nulla. «Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? […] Rispose il Signore: “Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città”. […] Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città? ”. Rispose: “Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque”» (Gen 18, 24.26.28). E così, continua il testo sacro, se fossero stati quaranta, trenta, venti, dieci. Bisogna decidersi, allora, a quale sistema decimale appartenere… a quello dei giusti o a quello degli empi?
Ricorderete ancora le parole degli amici libanesi appartenenti al nostro Movimento nel novembre 2006, agli esordi dell’ennesimo conflitto armato: “Non posso negare che davanti alla sofferenza che incontriamo in questo paese, la paura e la disperazione trovano la loro strada nei nostri cuori… il nostro timore non riguarda però la paura di morire o di perdere il lavoro… No, la nostra inquietudine riguarda la stabilità della nostra fede… Cari amici, è molto facile leggere nel Vangelo la frase: "amate i vostri nemici" e di insegnarlo ai nostri bambini. Ma quando questi bambini soffrono ogni giorno a causa di questo nemico, perdono i loro genitori, il loro avvenire, la loro gioia ed il loro amore, soprattutto in questo momento, non è facile applicare questa frase, tanto più che i nostri bambini credono che lo facciamo per debolezza, per mancanza di potere. Noi che abbiamo vissuto la guerra, lottando e combattendo per la nostra esistenza, noi che siamo pronti a tutti i sacrifici per essere degni e meritare l'amore del Cristo, noi che siamo orientati verso la Sua volontà. Cerchiamo di insegnare a guardare questo amore nel cuore dai nostri bambini e di convincerli a continuare ad amare anche ciò che c’è di cattivo nel nostro ambiente così come Cristo ha fatto sulla croce”.
M.N.
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