
Non basta più il palcoscenico del “Grande Fratello” o un’”Isola” per diventare famosi, si cercano nuove emozioni e piazze più popolate… come la scena di un delitto, per esempio, che milioni di italiani stanno seguendo in televisione. Chiara Poggi è la vittima (quella vera) di questo inconcepibile “serial televisivo”, uccisa il 13 agosto nella sua villetta a Garlasco a soli 26 anni. I magistrati stanno lavorando per smascherare il colpevole del delitto e accertarne il movente. Il clima però, calura estiva a parte, non è dei migliori. Quotidianamente le forze dell’ordine devono presidiare le abitazioni degli indagati (almeno tre) per arginare gli assalti della stampa e dei curiosi. Oggi sulla scena del delitto è arrivato anche Fabrizio Corona (ti saresti aspettato il commissario Colombo… e invece!!!), il fotografo legato all’inchiesta Vallettopoli, per seguire da vicino gli sviluppi delle indagini. Richiamato da alcuni personaggi che in questi giorni si alternano nel banco degli indagati, soprattutto dalle due cugine di Chiara ritenute “interessanti” dal fotografo di Vallettopoli, il quale ha affermato: "Sono qui per fare il mio lavoro e forse ottenere un'esclusiva… Vi ricordo che sono stato in galera 80 giorni e ora faccio il mio lavoro. Mi occupo anche di giornalismo come ho fatto con Patrizia e Azuoz, anche questo è giornalismo prestato alla cronaca rosa".
Interessante l’Editoriale proposto su Avvenire da Marina Corradi da cui traggo questo frammento: “Sotto ai riflettori c’è chi sgomita per entrare ad ogni costo: anche con un fotomontaggio piazzato sul cancello bersagliato di flash, per brillare almeno un po’ di quella luce. Mentre con tempestività sinistra compare sulla scena, come a Erba, Fabrizio Corona, il fotografo di Vallettopoli. Uno che ha fiuto, e ha visto subito che nelle intraprendenti cugine della vittima, generose di interviste, svelte a mettersi in posa, c’è «stoffa»: due righe di contratto, propone, posso gestirvi le esclusive. Corona, occorre dire, è quello che ha capito di più e meglio come funziona la società dello spettacolo, e che lo dice con più cinica franchezza: «E’ inutile fingere, oggi la cronaca prende il sopravvento sullo spettacolo, queste cose vanno amministrate in modo serio». E’ vero, è inutile fingere. La cronaca – la cronaca nera, cioè i drammi veri - «tira» di più dello spettacolo, dei cantanti, delle star. Interessa di più un’intervista ad Annamaria Franzoni che a un premio Oscar. Proprio perché la villa di Cogne è vera, perché tutto è accaduto davvero. […] Ma il nuovo, la mutazione è che ora, sulla cronaca, cioè sulla realtà della vita e della morte, lo spettacolo si insedia come un virus opportunista su un organismo malato: e mangia e sbrana vorace, e «amministra», dando in pasto, a chi paga, ogni cosa – nell’assoluta amnesia della sostanza di ciò che è accaduto: il lutto, il dolore”.
Vi risparmio le considerazioni finali… non credo servano molte parole per esprimere sbigottimento, rabbia e soprattutto desiderio di limpidezza.
M.N.
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