Immagine tratta da: www.lastampa.it

“Trovo piuttosto vacue, da gente che non sa quanto in profondità si debba andare nella ricerca della libertà, le polemiche sull’insegnamento della religione nelle scuole. Bisognerebbe insegnarla meglio, questo sì. Ma la religione  come materia di studio è una pietra su cui l’intelligenza si affila. Se ne sostanzia la fede, per chi ce l’ha o la cerca. O ne vengono fuori i Voltaire, i Diderot, i grandi increduli e anticlericali” (Leonardo Sciascia).

 

Questa dignitosa e seria considerazione (oltre all’intelligente articolo pubblicato su Avvenire) credo risponda con eleganza (stile ormai desueto per molti commentatori della carta stampata) alle inutili e feroci accuse lanciate da “Repubblica” contro gli Insegnanti di Religione (IRC). Gli attacchi contro la Chiesa diventano sempre più frequenti e più violenti, c’è solo da scegliere quale realtà prendere di mira: questa volta tocca agli IRC. Molto probabilmente c’è in atto lo squallido tentativo di destabilizzare la fede della Chiesa Cattolica, attraverso la strumentalizzazione e la penalizzazione di alcune delle sue risorse umane, come per esempio la presenza dell’Ora di Religione nelle scuole.

 

Come insegnanti di Religione non rubiamo niente a nessuno né allo Stato né tanto meno ai cittadini. Ogni settimana (con una cattedra oraria di 18 ore per la scuola secondaria) con dignità e serietà, incontriamo la media di quattrocento ragazzi ben contenti di essersi avvalsi dell’IRC. Nell’ Istituto dove insegno, su una popolazione scolastica di 3000 alunni solo 80 non si avvalgono dell’IRC. Talvolta sono proprio i ragazzi a raccontare il desiderio di Dio e di verità che percepiscono nel loro cuore. Quando ti fermano per le scale della scuola solo per salutarti o per offrirti un sorriso o perché qualcuno ci tiene a dirti che la lezione precedente è stata oggetto di discussione con gli amici o con i genitori, queste e tante altre piccole testimonianze di stima cosa possono voler dire?  E quando spiazzati dalle mille proposte apparentemente “vincenti” del mondo i nostri ragazzi pongono domande di senso, non è forse l’Ora di Religione il luogo dove qualcuno è disposto ad ascoltarli e ad aiutarli?

 

Il segretario di Stato Tarcisio Bertone alle polemiche di “Repubblica replica: “L'ora di religione è una cosa sacrosanta e sono contento che famiglie e giovani la scelgano, perché credono”; "Finiamola con questa storia non so perché Repubblica ogni settimana si inventi queste inchieste. L'apertura alla fede verso Dio porta solo frutti per la formazione giovanile e per la buona convivenza della società, ecco a cosa serve l'ora di religione".

 

La verità è che in molti pretenderebbero dalla Chiesa un minor coinvolgimento nel disbrigo di faccende morali e sociali che nulla hanno a che fare (a parer loro) con il cosiddetto sacro "edificio". E' molto più semplice considerare la Chiesa un'organizzazione piuttosto che vederla visibilmente presente in un "organismo". Oggi, in quanto cristiani, vorrebbero “imbavagliarci” per impedirci di prendere posizione su determinate scelte etiche e sociali, vorrebbero farci credere che la fede è un pio sentimento umano che nulla ha a che fare con la vita, i problemi e le scelte legate ad essa. E l’insegnante di Religione da questo punto di vista gioca in prima alinea. Già qualcuno, un tempo, pensò bene di mettere a tacere per sempre la voce del Battista, o la vita di uno come Padre Pino Puglisi (Sacerdote della Chiesa palermitana e “Insegnante di Religione” ucciso dalla mafia) che si ostinava a non rispettare le regole del “potere” locale e a credere che in ogni persona c’è un Dio che chiede di essere amato.

 

Agli alunni del ginnasio il Prof. di Religione Pino Puglisi:

“In silenzio, invece, il prete alzava il coperchio dello scatolone [che si era portato in classe, Ndr], faceva vedere come un prestigiatore, che l’interno era completamente vuoto. … poi scrutava gli alunni ammutoliti. Infine, con una gran pedata, lo sfasciava: «Avete capito chi sono io?» domandava. «Un rompiscatole» concludeva sorridendo” (Don Puglisi, di Francesco Deliziosi).

 

M.N.

 

 

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