
Amnesty International ha definitivamente deciso di adottare la nuova politica abortista, già annunciata nello scorso mese di giugno. In quella occasione il cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio Giustizia e Pace, da New York aveva reso nota la scelta del Vaticano di sospendere qualsiasi aiuto finanziario all'organizzazione, per aver scelto di considerare anche l'aborto un diritto fondamentale da tutelare. La più grande associazione del mondo (si contano più di due milioni di aderenti) cambia, così, parte del suo impegno umanitario… o meglio, ha deciso di non difendere più il valore della vita… perché? Perché in un “mondo diviso dall’ineguaglianza, impunità e povertà” – si legge nella nota resa pubblica da Amnesty – è necessaria una “coraggiosa ed estesa difesa dei diritti umani”. Amnesty – ancora nel comunicato finale - offrirà supporto alla “decriminalizzazione dell’aborto” e si impegnerà ad “assicurare alle donne l’accesso ai servizi sanitari quando sorgono complicazioni dopo un aborto”, difenderà “il ricorso all’aborto, dentro ragionevoli limiti a livello di gestazione quando la loro salute o i loro diritti umani sono in pericolo”, e ancora: “Sottolineiamo con forza che le donne e gli uomini devono esercitare i loro diritti sessuali e riproduttivi liberi da coercizione, discriminazione e violenza”.
M.N.
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