
Domenica 7 ottobre a Treviso, noi studenti del Movimento Ecclesiale Carmelitano provenienti dalle comunità del nord (Trento, Brescia, Adro, Verona e la squadra ospite Treviso) abbiamo vissuto la giornata di inizio anno. Eravamo un centinaio, non però una massa… ma un centinaio di discepoli, cioè giovani provocati alla libertà e alla verità dalla proposta del Movimento Ecclesiale Carmelitano che Padre Gino ha lanciato durante la lezione da lui tenuta in mattinata. Prima di tutto ci ha ricordato la forza dei monaci della Birmania contro il potere: con la stessa forza anche noi siamo stati invitati a recitare le Lodi, guidati dagli studenti di Trento. In seguito abbiamo ascoltato due brani di musica ebraica preparati molto bene dagli studenti di Treviso. Per essere discepoli e non massa P. Gino ci ha ricordato anche l’importanza dell’agenda e della biro: per verificare la corrispondenza di una proposta con le esigenze del proprio cuore ci vuole esercizio, ci vuole tempo, ci vuole il paragone con gli appunti… altrimenti non cresce la nostra persona e tutto scivola via.
Poi l’argomento “telefonino”… è stato il protagonista della passione educativa di padre Gino, in un show che aveva poco da invidiare ai comizi-spettacolo di Beppe Grillo. Non c’era la rabbia amara del comico genovese, ma la grinta di un educatore. Di mira non erano però i partiti o la Parmalat di turno, ma la sordità esistenziale: (urlando) “ Chi ha detto che i giovani devono essere tordi, ottusi e instupiditi!?”.
In questa cronaca non possiamo riportare tutti gli esempi drammatizzati dal nostro “grillo urlante” per farci capire che i tempi in cui viviamo sono tosti. Ci limitiamo a riportare il salmo 37 che è stato commentato come grido di un giovane:
“Non c’è in me nulla di sano… nulla è intatto (non c’è più l’innocenza, come il bambino di quinta elementare che insulta la maestra usando parole volgari)
“Sono curvo e accasciato
Triste mi aggiro tutto il giorno” (belli, ben vestiti, ma spenti)
“Io come un sordo non ascolto
E come un muto non apro bocca"
(“perché devo stare attento se ho già deciso che quello che mi dirà non mi interessa?” diceva un giovane davanti ad una proposta)
“Sono come un uomo
che non sente e non risponde”. (Allarme!)
“I miei nemici sono vivi e forti
Sono troppi per essere contati… (e camminare con eccessiva facilità e senza vigilanza.
Pensi che i tuoi nemici siano i tuoi genitori? Ma va! Pensi che siano i tuoi responsabili? Ma va! Chi sono i tuoi nemici?)
“Ogni mio desiderio è di fronte a Te!
“Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio da me non stare lontano: accorri in mio aiuto
Signore mia salvezza!"
Ecco quindi i cinque punti da ritenere ripresi dall’incontro di Loreto con Benedetto XVI:
1) Diceva il Papa: “Perché siete venuti qui? Siete venuti qui per tante ragioni diverse… Ma in realtà siamo qui perché ci ha radunato lo Spirito Santo”. Qui, ora ci ha chiamati lo Spirito Santo. Ora tocca a voi aprire il cuore e offrire tutto a Cristo.
2) Ci sono dei “sì” che cambiano la propria vita e la storia del mondo, come il “sì” di Maria e dei santi. Ci sono dei “sì” che liberano e dei “si” che ingabbiano la vita. “Ognuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose”, diceva il Papa.
3) “Perché io dovrei riuscire dove altri, tanti, si sono arresi?” Perché non siamo soli, perché c’è un Altro in mezzo a noi. (Storia del bambino a cui il nonno dice di alzare un grande vaso dove c’è una pianta. Dopo tanti sforzi: “Nonno, non ce la faccio – Sei sicuro di aver provato tutto, Albertino? – Sii! Nonno – Proprio sicuro? – Sii! – Albertino, una cosa non hai provato, non mi hai chiesto aiuto”). La preghiera è chiedere aiuto: E’ facile entrare a scuola da uomini liberi e non da schiavi? No! Quindi chiedi aiuto. E’ facile vivere i rapporti senza lasciarsi portare dalle onde della simpatia o dell’antipatia? No! Allora chiedi aiuto. E’ facile stare davanti alla materia da studiare in maniera umana, non come uno schiavo del voto. No! Allora chiedi aiuto.
4) Vivi come una sentinella. Così diceva Giovanni Paolo II a Lione: “I giovani sono quelli che devono vivere in piedi, senza accomodarsi. Spero che siate venuti al mondo non per sistemarvi, ma per cercare la verità”.
5) Chi vive in piedi non è un padrone ma un discepolo.
Il discepolo: testimonia che il Verbo si è fatto carne, abita in mezzo a noi e chiama, coinvolge… allora io ci sto. Il discepolo è uno che ci sta: alle proposte, agli impegni, agli inviti, alle feste… il discepolo c’è, perché “la vita è adesso”. Discepolo è uno che testimonia Cristo e che ci sta… con forza.
Il discepolo: è uno che spinge la sua testimonianza nella realtà, in tutta la realtà = vita quotidiana vissuta con fede/speranza/carità: la vita quotidiana è il grande strumento che abbiamo per amare Dio e per comunicarlo agli altri.
Due strade: O affermare (esibire) se stessi e morire (l’uomo rimane per se stesso incomprensibile se non incontra Cristo); o uscire da sé, per affermare un Altro per diventare sé: il centuplo e la vita eterna.
P. Stefano Conotter
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