“Vogliamo chiedere a Dio la grazia di poter contemplare il volto dei Santi senza fare l’errore o il peccato di proiettare sul loro volto le nostre preoccupazioni, il nostro modo di vedere le cose, la nostra sensibilità o perfino i nostri sentimentalismi. Dobbiamo invece lasciare che dal loro volto emani proprio quella luce che essi devono e vogliono riflettere. Parlando di Giovanni il Battista, Gesù diceva: «Non era lui la luce, ma era nel mondo per dare testimonianza alla luce. Gli uomini però han voluto rallegrarsi del suo chiarore solo per poco tempo»” (P. Antonio M. Sicari).
Con questa breve nota introduttiva, circa venticinque anni fa, nasceva a Brescia l’esperienza dei “Ritratti di Santi”, un particolare “itinerario quaresimale” pensato – in preparazione della Pasqua – per imparare a contemplare il volto dei santi, la loro vocazione e la loro missione nella Chiesa e nel mondo; un’inedita e singolare iniziativa ecclesiale destinata a diventare uno dei punti fermi della storia del Movimento Ecclesiale Carmelitano.

“Sembrava – scriveva P. Gino Toppan in uno dei numeri di Dialoghi Carmelitani – che il Cristianesimo avesse bisogno di modernità, dovesse lasciarsi alle spalle la tradizione, i gesti della fede popolare, il riferimento a questi modelli di virtù. Invece scopriamo con stupore che i santi segnano la vita dell’uomo contemporaneo, sono anelli vivi che legano alla vita nuova e vivente, inaugurata da Cristo”.

I Santi sono nella Chiesa la manifestazione evidente della presenza e del volto di Dio. “In loro è egli stesso che ci parla e ci dà un segno del suo regno verso il quale… siamo potentemente attirati” (Lumen Gentium, 50). Quello del santo è un volto completamente trasfigurato dalla Grazia divina. “Al pari del volto di un bambino nel quale i tratti somatici di un genitore sono particolarmente accentuati, in quello del santo i lineamenti del volto di Cristo hanno trovato una nuova modalità di espressione” (P. Aldino Cazzago).

La testimonianza di vita cristiana trasmessaci dai Santi, vissuta con sincerità e disponibilità nella sequela Christi, è oggi per noi una considerevole risorsa di fede, una “via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità” (Lumen Gentium, 50). “Il santo è la testimonianza più splendida della dignità conferita al discepolo di Cristo” (Christifideles Laici, 16).

Santo è colui che permette a Dio di diventare la sua unica ragione di vita, che è capace di rispondere generosamente e liberamente ai bisogni dell’Amore, che è disponibile ad orientare e a coinvolgere ogni istante della propria vita a vantaggio degli altri. “Ogni uomo che si lascia espropriare da Dio e dal suo incarico è una pietra d’angolo di comunione, uno spazio in cui gli altri possono prosperare, crescere e procurarsi materiale per costruire se stessi. Ogni santo è essenzialmente tale non per se stesso, ma per Dio e per i fratelli” (Von Balthasar).

Il richiamo alla santità negli ultimi anni della storia della Chiesa è divenuto sempre più pressante. L’ultimo Concilio Ecumenico ne ha, infatti, voluto sottolineare l’importanza dedicando il quinto capitolo della Lumen Gentium all’universale vocazione alla santità. Ogni battezzato non può sentirsi escluso da questo esigente richiamo. Non si tratta di una scontata e semplice esortazione morale, ma – sottolinea Giovanni Paolo II – di un’insopprimibile esigenza del mistero della chiesa. (Cfr. Christifideles Laici, 16). Tutti nella chiesa siamo, infatti, chiamati alla santità, ciascuno nei vari generi di vita e nei vari uffici, con compiti che sono propri secondo la realtà vocazionale abbracciata dal singolo fedele. (Cfr. Lumen Gentium, 39.41); e ancora nella esortazione apostolica postsinodale sulla vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo leggiamo: “Tutti nella Chiesa, proprio perché ne sono membri, ricevono e quindi condividono la comune vocazione alla santità. A pieno titolo, senz'alcuna differenza dagli altri membri della Chiesa, ad essa sono chiamati i fedeli laici: «Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità»; «Tutti i fedeli sono invitati e tenuti a tendere alla santità e alla perfezione del proprio stato»” (Christifideles Laici, 16).

“La santità – rispondeva Madre Teresa di Calcutta a chi le chiedeva di parlare della sua santità – è una necessità della vita e spiega che non si tratta di un lusso per pochi, come quelli che scelgono di condurre una vita religiosa, ma «è un semplice dovere di tutti. La santità è per tutti»”.

Gli incontri sui “Ritratti di Santi”, come accennavamo prima, si svolgono durante il tempo di quaresima. In ciascuna delle cinque settimane che precedono la Pasqua – accompagnate dalla celebrazione eucaristica e dall’esecuzione di brani di musica sacra – P. Antonio Maria Sicari rivolge ai presenti una meditazione corrispondente alla vita di un santo.

Questa esperienza, ormai pluriventennale, riunisce attorno alla vita del Movimento Ecclesiale Carmelitano un folto gruppo di fedeli, soprattutto nella città di Brescia dove diventa sempre più difficile contenere il numero dei partecipanti (più di mille ad ogni incontro) provenienti anche dalla provincia. “Ritratti di Santi” è un appuntamento importante per tante altre città legate all’esperienza del M.E.C. (Trento, Verona, Venezia, Treviso, Firenze, Palermo, Catania, Enna, Castellammare del Golfo, Alcamo e puntualmente anche  in Libano, Belgio, Romania, Lettonia).

I santi, raccontati da P. Antonio Sicari (più di cento profili, raccolti ne Il grande libro dei Ritratti di santi edito dalla Jaca Book con un notevole successo editoriale) “non sono solo resoconti accurati, oppure ricostruzioni di un’epoca e di un pensiero, ma spiegazione del Vangelo, riproposizione dell’Annuncio attraverso la testimonianza degli amici di Cristo” (P. Gino Toppan).

“Si diventa santi non perché si diventa «migliori» in maniera sempre più eccezionale e sofisticata, ma perché ci si «converte» verso l’Origine (Cristo) in maniera che essa ci attiri a sé con sempre maggior forza. I Santi hanno «guardato a Cristo», con fede, speranza e amore, e la loro umanità ne è stata completamente assimilata, ma il Cristo al quale hanno consegnato la loro vita li ha «pienamente rivelati a se stessi», li ha resi pienamente uomini. Per leggere fruttuosamente il racconto della loro vita, è necessaria una cosa soltanto: essere «uomini del desiderio» a un punto tale che ogni Grazia che sopraggiunge ci trovi umili e riconoscenti” (P. Antonio M. Sicari).

Oggi più che mai – come Movimento Ecclesiale Carmelitano – sentiamo l’urgenza di rimanere ancorati a questo particolare itinerario di fede e di grazia indicato dai Santi, proprio oggi che – afferma Giovanni Paolo II – è diventato necessario riproporre a tutti con convinzione una «misura alta» della vita cristiana ordinaria, orientando tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane verso questa direzione (Cfr. Novo millennio ineunte, 31).

Una “scuola”, dunque, dove sia possibile imparare a pregare per diventare santi! Questo è forse uno degli auspici che Giovanni Paolo II rivolge alla Chiesa del terzo millennio: “Una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone”; un modello di comunità cristiane destinate a diventare autentiche «scuole» di preghiera (Cfr. Novo millennio ineunte, 31.33).

…“Ma non capite – costatava il giovane Renzo rivolgendosi alla amata Lucia – che, quando è un santo che parla, è il Signore che lo fa parlare?” (A. Manzoni, I promessi sposi).

Michelangelo Nasca

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