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Sul Monte Grappa: tra storia e ricordo

1918 – 2018 CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA
SUL MONTE GRAPPA: TRA STORIA E RICORDO
di Virginio Marconado

La scenografia incantevole del Monte Grappa con i suoi 1750 m. di altezza, ha fatto da cornice, domenica 20 maggio, ad un’escursione sui luoghi della Grande Guerra, con partecipanti una quarantina fra appartenenti al MEC ed amici, provenienti da diverse località (Conegliano, Treviso, Belluno e Verona). Confortati da una temperatura mite, spinti da un vento tipicamente pentecostale e rinfrescati da nuvole benigne, seguiamo le orme del nostro cicerone, Paolo Malaguti, innamorato dei luoghi e appassionato narratore di “storie di quegli ultimi e di quei piccoli che si sono rivelate di una potenza emotiva e valoriale senza fine”, (intervista a Dialoghi, marzo 2018, pag. 35). Il giovane scrittore padovano, da tempo trapiantato alle pendici del Grappa, ha condiviso con noi emozioni e ragionamenti sulla Grande Guerra, sul paesaggio e sulla memoria.

Un breve percorso a piedi ci ha portati, dapprima, in un punto panoramico da dove abbiamo potuto seguire la linea del fronte ed ascoltare il racconto delle drammatiche fasi dell’ultima parte della guerra, le quattro battaglie combattute sul massiccio del Grappa (dal novembre del 1917 all’ottobre del 1918). Un racconto intessuto di forte pietà per quei “ragazzi del ’99” gettati sul campo a morire a decine di migliaia, la stragrande maggioranza dei quali, italiani, ma anche austriaci, rimasti ignoti.
Il secondo momento è stata la visita alla Galleria Vittorio Emanuele III, un cunicolo di 5 chilometri scavato nel novembre 1917 per potenziare la difesa del massiccio del Grappa. Una diramazione della galleria porta al vecchio sacrario sotterraneo costruito nel 1925 ed abbandonato non solo per le troppe infiltrazioni d’acqua, ma soprattutto perché, con l’avvento del regime fascista, dichiara Malaguti, si afferma quella retorica di esaltazione della vittoria bellica che strumentalizza i caduti le cui vestigia devono essere visibili. Perciò si costruiscono monumenti e sacrari: quello attuale sul Grappa iniziato nel 1925, viene inaugurato dieci anni dopo e, nei giorni di bel tempo, “doveva essere individuabile da mezzo Veneto”.

Sul finire della mattinata il gruppo si è poi spostato al Sacello d

ella Madonnina del Grappa, la cui statua bronzea porta ancora le ferite della guerra. Qui P. Aldino ha celebrato la S. Messa riportando, durante l’omelia, le intense parole pronunciate da San Giovanni Paolo II nel 1988 sull’Adamello (ma perfettamente adatte all’ambiente del Grappa, chiosa il padre) in occasione dei settant’anni dalla fine della Grande Guerra: “Questo paesaggio, ora così sereno ed elevante, fu teatro di terribili battaglie… Quante volte il bianco colore della neve si è tinto del rosso del sangue! Il nostro pensiero va a tutti coloro che sono caduti, a tutte le vittime delle guerre passate e presenti, alle loro famiglie, ai loro ideali infranti … In avvenire sia la pace a guidare il cammino dell’umanità. La pace maestosa di queste montagne è un invito ad un impegno a costruire e a consolidare una società libera dalla schiavitù della guerra e dell’odio”.

Terminata la messa un vento impetuoso e gagliardo scompiglia i capelli durante la foto di rito.
Infine, ultima tappa del nostro giro, poco distante dal Sacrario, il Rifugio Bassano. Sotto il caldo sole che si affaccia tra le nubi, mentre Paolo Malaguti firma i suoi romanzi sulla Grande Guerra (Prima dell’alba e Sul Grappa dopo la vittoria) a chi li vuole acquistare, conquistato dalla sua calma e persuasiva esposizione, consumiamo un frugale pranzo al sacco con l’immancabile bicchiere di Prosecco.
Salutiamo infine Malaguti con la promessa di rincontrarci per, magari, tentare di contribuire, con possibili iniziative concrete, ad un ideale che gli sta particolarmente a cuore: “ricostruire una memoria completa della guerra che tenga conto certamente dei caduti sui fronti di battaglia, ma che rivaluti anche i fucilati, i disertori, in modo che lo scandalo sia fertile, che la contraddizione che ne emerga possa suscitare domande”, (intervista a Dialoghi, marzo 2018, pag. 38).

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