Comments are off for this post

Spunti di lavoro per i giovani dopo la GMG a Panama

di Padre Claudio Grassi

Nella mente di tutti noi la Giornata Mondiale dei Giovani evoca un movimento di giovani da tutto il mondo che si ritrovano con il desiderio di stare insieme e incontrare il Papa, vera Presenza di Cristo in mezzo a loro, portando nel cuore le domande che la loro giovinezza naturalmente contiene: “Come posso esser felice? Come faccio a realizzare i miei sogni? Chi sono io? Quale sarà il mio futuro?”

Quante GMG vissute insieme con i giovani del nostro Movimento hanno aiutato i ragazzi a ritrovare l’entusiasmo e la bellezza della fede…! Quanto lavoro per prepararsi, quante fatiche affrontate per esserci e per far sentire la nostra voce: i giovani del Mec figli della Chiesa insieme ad a testimoniare la bellezza di questo nostro cammino!

E quest’anno? Che ne è stato di tutto questo? Lo sappiamo, non solo per noi, ma per la stragrande maggioranza dei giovani italiani la meta così lontana, Panama, ha impedito a tutti di essere là fisicamente…e allora seguire alla tv le immagini della veglia  e le notizie degli incontri con il papa ha evocato tanta nostalgia e desiderio. Ma se fosse solo questo… sarebbe soltanto un’emozione che ci lascia indifferenti appena svanisce, come tanti raduni che ti fanno vibrare il cuore.

C’è una sola grande possibilità per recuperare la bellezza di questo avvenimento. Prendere le parole dette da Papa Francesco, magari solo un pensiero, un’immagine, uno slogan e farlo diventare una “regola di vita”, un punto di lavoro, un passo nel proprio cammino di fede.

E allora ve ne suggeriamo alcuni presi dai discorsi che il Papa ha tenuto in questi giorni:

  • Al discorso in preparazione alla liturgia penitenziale per esempio, Francesco ha fatto la distinzione tra la “cultura dell’aggettivo” tipica dello sguardo della mormorazione e lo sguardo della conversione di Cristo:

Mettiamo etichette alle persone: questo è così, quello ha fatto questo e ormai c’è e deve portarlo per il resto dei suoi giorni. Così è questa gente che mormora, i pettegoli, sono così. Etichette che, alla fine, non fanno altro che dividere: di qua i buoni, di là i cattivi; di qua i giusti, di là i peccatori. E questo, Gesù non lo accetta. Questa è la cultura dell’aggettivo: ci piace tanto “aggettivare” la gente, ci piace tanto.

Lo sguardo della conversione invece “ nasce né più né meno che dal cuore di Dio” l’amore di Gesù, l’amore di Dio, l’amore di Dio Padre – come hai detto tu – è un amore che inaugura una dinamica capace di inventare strade(…) Come lo fa Gesù? Creando legami, legami capaci di permettere nuovi processi (…)scommettendo e festeggiando ad ogni passo possibile. Creare legami, fare festa, è quello che fa Gesù.” E tutto questo ha un risvolto sul mondo perché “Una società si ammala quando non è capace di far festa per la trasformazione dei suoi figli”.

  • Nell’omelia della S. Messa della domenica: ha chiamato i giovani “l’adesso di Dio”, invitandoli a fare festa:

E anche a voi, cari giovani, può succedere lo stesso ogni volta che pensate che la vostra missione, la vostra vocazione, perfino la vostra vita è una promessa che però vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col presente. Come se essere giovani fosse sinonimo di “sala d’attesa”. (…)Voi, cari giovani, non siete il futuro. Ci piace dire: “Voi siete il futuro…”. No, siete il presente! Non siete il futuro di Dio: voi giovani siete l’adesso di Dio! Lui vi convoca, vi chiama nelle vostre comunità, vi chiama nelle vostre città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato. (…)Per Gesù non c’è un “frattanto”, ma un amore di misericordia che vuole penetrare nel cuore e conquistarlo. Egli vuole essere il nostro tesoro, perché Gesù non è un “frattanto” nella vita o una moda passeggera, è amore di donazione che invita a donarsi.

È amore concreto, di oggi vicino, reale; è gioia festosa che nasce scegliendo di partecipare alla pesca miracolosa della speranza e della carità, della solidarietà e della fraternità di fronte a tanti sguardi paralizzati e paralizzanti per le paure e l’esclusione, la speculazione e la manipolazione

  • Durante la veglia al Campo San Juan Pablo II ha ricordato come accade la salvezza di Cristo e ha ricordato che con il suo sì Maria, silenziosamente, è stata l’influencer di Dio:

La salvezza che Dio ci dona è un invito a far parte di una storia d’amore che si intreccia con le nostre storie; (…). È il primo a dire “sì” alla nostra storia, e desidera che anche noi diciamo “sì” insieme a Lui. Lui sempre ci precede, è il primo.

E così sorprese Maria e la invitò a far parte di questa storia d’amore. Senza dubbio la giovane di Nazaret non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, lei non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia.

E le possiamo dire, con fiducia di figli: Maria, la “influencer” di Dio. Con poche parole ha avuto il coraggio di dire “sì” e confidare nell’amore, a confidare nelle promesse di Dio, che è l’unica forza capace di rinnovare, di fare nuove tutte le cose.

Perché solo quello che si ama può essere salvato. Tu non puoi salvare una persona, non puoi salvare una situazione, se non la ami. Solo quello che si ama può essere salvato. Per questo noi siamo salvati da Gesù: perché ci ama e non può farne a meno. Possiamo fargli qualunque cosa, ma Lui ci ama, e ci salva. Solo quello che si abbraccia può essere trasformato. L’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità e di tutte le nostre meschinità. Ma è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore. Ha abbracciato il figlio prodigo, ha abbracciato Pietro dopo i suoi rinnegamenti e ci abbraccia sempre, sempre, sempre dopo le nostre cadute aiutandoci ad alzarci e a rimetterci in piedi. Perché la vera caduta – attenzione a questo – la vera caduta, quella che può rovinarci la vita, è rimanere a terra e non lasciarsi aiutare(…) Il primo passo consiste nel non aver paura di ricevere la vita come viene, non avere paura di abbracciare la vita così com’è.

Spunti per un lavoro vero dunque … e credo che a nessuno sia sfuggito il cuore di questi tre interventi: il dono (lo sguardo di Cristo); il compito (essere “l’adesso di Cristo”) e la festa (la salvezza di chi abbraccia la vita così come viene)… è un cammino che noi conosciamo già, perché ci è molto familiare: quello del nostro Movimento che ci è stato ricordato ancora una volta da Papa Francesco.

Comments are closed.