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L’Europa degli Stati o ….. gli Stati d’Europa

Tra una settimana saremo chiamati, in tutta Europa, alle urne per eleggere il nuovo parlamento europeo.
Questa volta, più delle altre, dovremo districarci tra le varie proposte di populismo, sovranismo, conservatorismo, euroscetticismo e tutti i vari …ismi che quasi ogni giorno si aggiungono.
Raramente in questi mesi abbiamo sentito parole che riprendessero la consapevolezza che i Padri fondatori avevano, apponendo la loro firma sui due Trattati che hanno dato vita a quella realtà politica, economica, culturale, ma soprattutto umana, che oggi chiamiamo Unione Europea.
Essi ci ricordano che l’Europa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente ed inalienabile e non solo un insieme di diritti da difendere o di pretese da rivendicare.
Per questo desideriamo condividere con voi le parole del Santo Padre Francesco nel discorso rivolto ai Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, in occasione del 60° anniversario della firma dei trattati di Roma.
Possano servirci da stimolo per una riflessione personale e per una scelta consapevole verso quei candidati che più rispondono alle esigenze che il nostro Papa mette in luce e sentiamo nostre in quanto membri della Chiesa.

“Illustri Ospiti,
(…) Ai Padri dell’Europa ho dedicato questa prima parte del mio intervento, perché ci lasciassimo provocare dalle loro parole, dall’attualità del loro pensiero, dall’appassionato impegno per il bene comune che li ha caratterizzati, dalla certezza di essere parte di un’opera più grande delle loro persone e dall’ampiezza dell’ideale che li animava. Il loro denominatore comune era lo spirito di servizio, unito alla passione politica, e alla consapevolezza che «all’origine della civiltà europea si trova il cristianesimo».
(…) Le risposte le ritroviamo proprio nei pilastri sui quali essi hanno inteso edificare la Comunità economica europea e che ho già ricordati: la centralità dell’uomo, una solidarietà fattiva, l’apertura al mondo, il perseguimento della pace e dello sviluppo, l’apertura al futuro. A chi governa compete discernere le strade della speranza – questo è il vostro compito: discernere le strade della speranza – , identificare i percorsi concreti per far sì che i passi significativi fin qui compiuti non abbiano a disperdersi, ma siano pegno di un cammino lungo e fruttuoso.
L’Europa ritrova speranza quando l’uomo è il centro e il cuore delle sue istituzioni. Ritengo che ciò implichi l’ascolto attento e fiducioso delle istanze che provengono tanto dai singoli, quanto dalla società e dai popoli che compongono l’Unione. (…) Affermare la centralità dell’uomo significa anche ritrovare lo spirito di famiglia, in cui ciascuno contribuisce liberamente secondo le proprie capacità e doti alla casa comune. È opportuno tenere presente che l’Europa è una famiglia di popoli e – come in ogni buona famiglia – ci sono suscettibilità differenti, ma tutti possono crescere nella misura in cui si è uniti. L’Unione Europea nasce come unità delle differenze e unità nelle differenze.
(…) L’Europa ritrova speranza nella solidarietà, che è anche il più efficace antidoto ai moderni populismi. La solidarietà comporta la consapevolezza di essere parte di un solo corpo e nello stesso tempo implica la capacità che ciascun membro ha di “simpatizzare” con l’altro e con il tutto. Se uno soffre, tutti soffrono (cfr 1 Cor 12,26).
(…) L’Europa ritrova speranza quando non si chiude nella paura di false sicurezze. Al contrario, la sua storia è fortemente determinata dall’incontro con altri popoli e culture e la sua identità «è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale». (…)L’apertura al mondo implica la capacità di «dialogo come forma di incontro» a tutti i livelli, a cominciare da quello fra gli Stati membri e fra le Istituzioni e i cittadini, fino a quello con i numerosi immigrati che approdano sulle coste dell’Unione. Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria di questi anni come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza. La questione migratoria pone una domanda più profonda, che è anzitutto culturale. Quale cultura propone l’Europa oggi ? …… L’Europa ha un patrimonio ideale e spirituale unico al mondo che merita di essere riproposto con passione e rinnovata freschezza e che è il miglior rimedio contro il vuoto di valori del nostro tempo, fertile terreno per ogni forma di estremismo.
(…) L’Europa ritrova speranza quando investe nello sviluppo e nella pace. Lo sviluppo non è dato da un insieme di tecniche produttive. Esso riguarda tutto l’essere umano: la dignità del suo lavoro, condizioni di vita adeguate, la possibilità di accedere all’istruzione e alle necessarie cure mediche.
«Lo sviluppo è il nuovo nome della pace», affermava Paolo VI, poiché non c’è vera pace quando ci sono persone emarginate o costrette a vivere nella miseria. Non c’è pace laddove manca lavoro o la prospettiva di un salario dignitoso. Non c’è pace nelle periferie delle nostre città, nelle quali dilagano droga e violenza.
(…) L’Europa ritrova speranza quando si apre al futuro. Quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazione, reali possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Quando investe nella famiglia, che è la prima e fondamentale cellula della società. Quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini. Quando garantisce la possibilità di fare figli, senza la paura di non poterli mantenere. Quando difende la vita in tutta la sua sacralità.
(dal discorso del Santo Padre Francesco ai Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma dei trattati di Roma – sala Regia, Venerdì 24 marzo 2017)

Articolo Completo 

 

Tiziano Salata Ettore Sartorio
Giuseppe Bertazzoli Giorgio Paolini

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