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LA CENA DI BETANIA

Rupnik Mensa di Betania Refettorio Centro Aletti

 

UN APPUNTAMENTO PER ACCOMPAGNARE GESÙ NELLA SETTIMANA DI PASSIONE

«Il giorno delle Palme, quando potevo, mi accostavo alla Comunione cercando di prepararmi l’anima in modo da poter ospitare il Signore, poiché mi pareva che la folla fosse stata troppo crudele quando, dopo averlo accolto con tanto trionfo, lasciò che andasse a mangiare lontano; e facevo conto di trattenerlo con me, benché non gli apprestassi che un soggiorno assai misero» (Relazioni spirituali 26).

Santa Teresa d’Avila descrive così la sua premura – squisitamente femminile – per il Signore nel momento più intenso della Sua vita terrena. Così, mentre la liturgia ripercorre gli eventi della Passione, lei cerca di immedesimarvisi con tutta l’intensità del suo affetto, nel desiderio di offrire ristoro e compagnia a quel Gesù dal quale sa di essere immensamente amata. Proprio come una sposa accanto al suo Sposo Divino.

Da queste parole, lette e rilette con analoga partecipazione, tredici anni fa è nata a Trento un’idea di Sandra De Carli: la Cena di Betania, un’occasione per raccogliere fondi da destinare alle missioni carmelitane, ma soprattutto un appuntamento che in alcune città del nord Italia è ormai atteso da molti. Inizialmente si trattava di un gesto sobrio, in stile monastico: la consumazione di un pasto povero accompagnata dalla lettura di uno o più brani scelti tra le opere dei santi carmelitani e non, proprio come si usa fare  ancor oggi in molti monasteri, almeno durante la Quaresima. In seguito, anche grazie al fatto che i partecipanti erano aumentati e ciò rendeva più difficile mantenere un clima di silenzio e di attenzione durante la cena, si è pensato di costruire un momento di meditazione sui temi evangelici accompagnato dalla musica, da proporre subito dopo il pasto come introduzione alla Settimana Santa (la cena, infetti, si svolge la sera della Domenica delle Palme). Si è, quindi, passati a scrivere dei testi nuovi, attorno a temi ogni anno diversi ma sempre legati ai misteri della Passione, sulla base dei quali Cecilia Vettorazzi compone le musiche più adatte a sottolineare il clima generato dalle parole. Questo momento di meditazione-concerto è dunque divenuto, a poco a poco, il cuore della serata, che detta la cura di ogni particolare: dal modo di addobbare la sala da pranzo fino alla scelta di un omaggio da lasciare ai partecipanti prima del congedo. Un gesto profondamente carmelitano, in cui ogni dettaglio è pensato per mostrare la Bellezza di Gesù e aiutare tutti a contemplarLo nel momento supremo del Suo amore per gli uomini. Anzi: per ciascun uomo, a cominciare da me.

Quest’anno la rappresentazione sacra avrà come titolo “Ego te non amavi per truffam. Sulla strada per Emmaus”: tre pellegrini, tra i quali un sacerdote carmelitano, camminano da Gerusalemme verso Emmaus e, come accadde ai discepoli di allora, cercano di accogliere e comprendere l’amore di Dio nella loro vita, che tutto è tranne uno scherzo. Allo stesso tempo riconoscono che il sacerdote, chiamato ad essere un alter Christus, è un dono che Dio fa alla Chiesa – e quindi a ciascuno di noi – perché possa imparare a conoscere ed amare Gesù lasciandosi incontrare da Lui. Una meditazione che è il naturale completamento di quanto presentato l’anno scorso con La Liturgia dell’amicizia, dove si raccontava come Gesù voglia essere il nostro amico e compagno di viaggio e come la Messa altro non sia, appunto, che la liturgia dell’amicizia donata da Lui a tutti noi.

Amalia Masset

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