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Lo scienziato e la minestra

I RACCONTI di Luigi LAROCCHI

“Credere ad un Dio significa vedere che le cose del mondo non bastano. Credere ad un Dio significa vedere che la vita ha un senso” (Ludwig Wittgennstein). “Chi crede è alla ricerca di un legame personale con Dio ed è pronto a credere a tutto ciò che Dio rivela di sé” (Catechismo 150-152). “Non esiste una contraddizione insolubile fra fede e scienza, poiché non può esistere una doppia verità” (Catechismo 159).

Lo scienziato e la minestra

Narratore: C’era una volta uno scienziato. Era uno scienziato come quelli che si vedono sui libri o nei film: aveva il camice bianco, gli occhiali sul naso e la testa sempre infilata dentro un libro. Quando camminava non badava a quel che gli accadeva attorno e spesso inciampava e ruzzolava a terra, perché era troppo impegnato a leggere nel suo librone sul quale era convinto fossero contenute tutte le cose veramente importanti da sapere.
Era uno scienziato è quindi aveva imparato a non fidarsi proprio di nessuno: si fidava solo di quello che poteva vedere e toccare. Ogni volta che gli raccontavano qualcosa o che leggeva sul suo librone una novità lui voleva assolutamente provare che fosse vera. Così una volta, per verificare se gli alberi avessero gli anelli all’interno del tronco, aveva deciso di tagliare l’unico ciliegio del paese. Così da quel giorno i suoi compaesani erano rimasti senza ciliegie. A chi gli aveva fatto notare che il suo gesto era stato quanto meno sconsiderato lui aveva risposto: “La scienza è scienza!”

Era un uomo che conosceva tutto di tutto, ma non riusciva a guardare più in là del suo naso.

Ora è tempo di andare a conoscerlo. Mi sembra di sentire un rumore nella stanza accanto, credo che stia per arrivare.

Ambientazione: Una tavola imbandita, un paio di sedie, una parete con una porta ed una finestra. Accanto alla finestra c’è un telescopio che punta verso l’esterno (un tubo di cartone tenuto in posizione da dei bastoni).

Entra lo scienziato, proprio come lo ha descritto il narratore. Ha un libro in mano ed entrando inciampa nella sedia. Senza neanche levare lo sguardo dal libro, si rialza in piedi, rimette a posto la sedia e si siede a tavola.

Scienziato: “Mamma! E’ pronta la cena?”

Mamma (da dietro la parete): “Un attimo, sto scodellando la minestra”.

Entra la mamma con una fondina in mano.

Mamma: “Ecco qua! Una bella minestrina di verdure proprio come piace a te. Ci ho messo due spicchi di Potentilla Reptans, una manciata di Avena Sativa ed un bel pezzo di Tuber Cibarius”.

Si ferma un attimo a guardare lo scienziato che prende il cucchiaio senza nemmeno degnarla di uno sguardo. Poi sbuffando esclama:

“Anche oggi vedo che non ti profondi in ringraziamenti … Ah già! Tu dici che sono parole sprecate: non hanno nessuna utilità e non insegnano nulla di più di quello che già si conosce. Mah!!”

Alza le spalle ed esce dalla scena.
Lo scienziato intanto sta per infilare il cucchiaio in bocca senza neppure guardare, ma si blocca di colpo.

Scienziato: “… E se fosse avvelenata? Quali prove ho per dimostrare che la mamma non mi ha messo anche del veleno, oltre alle mie erbette preferite?”

Abbassa il cucchiaio, abbassa il libro e guarda la minestra sospettoso.

Scienziato: “Come faccio a fidarmi della mia mamma? Magari le sto antipatico! Magari oggi era più distratta del solito ed ha messo dei funghi velenosi nel pentolone! O ha scambiato il veleno per topi con il sale!
E’ meglio che prima di mangiare vada ad analizzare la minestra nel mio laboratorio chimico”.

Si alza, prende il piatto, il libro ed esce.

Narratore: Effettivamente lo scienziato potrebbe avere ragione. Lui ci prenderebbe per superficialotti, perché da tanti anni ci sediamo a tavola per mangiare e non ci è mai venuto nemmeno il dubbio che la nostra mamma potesse avvelenarci.
Se ci fermiamo un attimo a pensare, ci fidiamo proprio di tante persone, non solo della mamma: ci fidiamo dell’autista che guida l’autobus della scuola, ci fidiamo di quel che dicono le maestre … crediamo a tantissime cose, addirittura siamo disposti a credere che esiste l’Australia, anche se non ci siamo mai stati di persona. Eppure non mi sembra che noi siamo tristi a fidarci di qualcuno, anzi…! Voi che ne pensate? Siamo più contenti noi che ci fidiamo delle persone che ci circondano o lo scienziato che dubita pure della minestra della sua mamma?

Torniamo ora alla nostra storia, perché mi sembra di sentire dei passi. Lo scienziato avrà finito le sue analisi e starà tornando.

Lo scienziato entra con il libro ed il piatto vuoto in mano.

Scienziato:
“La minestra non era avvelenata! Però per fare le analisi l’ho utilizzata tutta e non me ne è rimasta per cena. Peccato, avevo proprio fame! Per non pensare alla pancia vuota, questa sera mi dedicherò allo studio del cielo. L’atlante stellare dice che oggi si possono vedere anche molti pianeti con un buon telescopio, ed io ne ho proprio uno bellissimo”.

Si avvicina alla finestra e si siede accanto al telescopio, continuando però a guardare dentro al libro e non nell’oculare del telescopio.

Scienziato: “La Terra è il terzo pianeta del Sistema Solare, compie una rotazione ellittica attorno al Sole in 365 giorni, 6 ore, 9 minuti, 10 secondi …”

Intanto entra un amico dello scienziato, che si accosta al telescopio e guarda nell’oculare.
Sullo schermo, dietro la scena, compare proiettato quello che l’amico vede col telescopio (una galassia su uno sfondo stellato).


Amico:
“Che Spettacolo! Non riuscirò mai ad abituarmi: quello che si vede guardando il cielo supera sempre ogni mia aspettativa!”.

Lo scienziato sobbalza per lo spavento, ma riprende subito la lettura.

Scienziato: “Come? Cosa? Ma chi dia … Ah, sei tu! Ma quando sei entrato? Io non mi sono proprio accorto! Fammi verificare se sei proprio tu o se sei una falsa imitazione fatta in Cina!”.

Amico:
“Ma cosa stai dicendo? Certo che sono io e chi dovrei essere altrimenti, un marziano?”

Scienziato: Eh no! Caro mio, bisogna essere certi, provare, verificare, pesare, paragonare e solo alla fine, quando si è ben certi, dire che una cosa è quello che è! Cosa stavi dicendo?”

Amico: “Sai che a volte mi fai paura? Comunque… stavo dicendo che non riuscirò mai ad abituarmi allo spettacolo del cielo: quello che si vede supera ogni mia aspettativa!”

Scienziato con supponenza  “Lo stupore è segno di ignoranza! Si stupisce soltanto chi non conosce abbastanza ciò che si osserva! I bambini ingenui e le persone ignoranti si stupiscono perché non conoscono le cose!”

Amico: “Lo stupore nasce quando quello che si osserva ci racconta molto di più di quello che pensiamo di conoscere. Ci si può stupire di un fiore, di un amico che si vede tutti i giorni, delle stelle che brillano …”

Scienziato: “Ma cosa stai dicendo? Quelle sono solo ammassi di gas e polveri”.

Amico: “Quegli ammassi di gas e polveri, come le chiami tu, hanno formato anche il Sole e la Terra. Poi si sono messi alla distanza giusta perché in estate ci sia abbastanza caldo per poter fare un bel tuffo in piscina e d’inverno ci sia abbastanza freddo per fare una bella slittata sulla neve. Sono convinto che Chi ha pensato a tutto questo doveva volerci proprio bene!”

Scienziato: “I miei libri non raccontano perché esistono le cose; spiegano solo come sono fatte!”

Amico: “Gli occhi devono guardare come sono fatte le cose, ma è il cuore che ti suggerisce perché le cose esistono. Il cuore di un uomo non è più difficile da leggere di un libro di scienza. Anche un bambino può riuscirci”.

Entra la mamma con due piatti in mano.

Mamma:
“Ho visto che hai visite. Siccome ti conosco lo so che, per un motivo o per un altro, avrai saltato la cena. Ti ho portato un altro po’ di minestra per te e per il tuo ospite”.

Amico: “Grazie signora, avevo proprio fame!”

L’amico si siede e comincia a mangiare.

Amico: “E’ proprio buona! Lei sì che è una cuoca provetta!”

Scienziato: “Ma stai mangiando! Come fai a sapere che non sia avvelenata?”

Amico
ridendo:  “Perché l’ha fatta la tua mamma! Anche un cieco vedrebbe che ti vuole bene e non potrebbe mai farti del male.”

Lo scienziato chiude il libro e lo posa. Poi prende il cucchiaio e comincia a mangiare.

Scienziato: “Grazie mamma, è davvero proprio buona”.

Narratore: Da quel giorno lo scienziato riuscì a vedere finalmente un po’ più in là del suo naso. Capì che alcune cose di cui facciamo esperienza tutti i giorni come l’amore della mamma o del papà non possono essere dimostrate in laboratorio,  ma non è questo il motivo che ci fa dire che non sono vere o buone per noi. Il mondo, la natura, le stelle sono lì perché Qualcuno ci ha voluto regalare cose tanto belle e le ha messe lì a nostra disposizione perché imparassimo a conoscerle e amarle. Gli occhi del cuore ci spiegano perché esistono le cose e ci fan vedere il bene che le persone ci vogliono, ma soprattutto ci fanno vedere che c’è stato Uno che ci ha voluto così bene da darci tutto se stesso.

 

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