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Nozione teologica di «carisma»

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Dal recente magistero della Chiesa.

La Chiesa ha una «struttura comunionale» che, a sua volta, è costituita da strutture gerarchiche e da strutture carismatiche, ambedue volute, sorrette e guidate dallo Spirito  Santo.  Le «strutture gerarchiche» sono quelle radicate nella grazia sacramentale, che  garantiscono la stabilità e la permanenza “oggettiva” del corpo ecclesiale. Le «strutture carismatiche» sono invece quelle derivanti da libere effusioni dello Spirito  Santo, e hanno come scopo di «animare» costantemente l’istituzione e di alimentarla1.  Ecco come si è espresso a più riprese il Concilio Ecumenico Vaticano II:

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      • «Lo Spirito Santo dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio… Egli introduce la Chiesa a tutta intera la verità, la unifica nella comunione e nel ministero, la edifica e la dirige con diversi doni gerarchici e carismatici e la abbellisce dei suoi frutti» (Lumen Gentium, n. 4).
      • «Inoltre lo stesso Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio e lo guida…, ma “distribuendo a ciascuno i suoi doni, come piace a Lui” (1 Cor 12,11) dispensa tra i fedeli di ogni ordine anche grazie speciali, con le quali li rende atti e pronti ad assumersi varie opere e uffici utili al rinnovamento e allo sviluppo della Chiesa… E questi carismi, straordinari o anche più semplici e comuni, siccome sono soprattutto adatti e utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione» (Lumen Gentium n.12).
      • «A tutti i cristiani è imposto il nobile impegno di lavorare perché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini, su tutta la terra. Per l’esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo, che già santifica il popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari “distribuendoli a ciascuno come vuole” (1 Cor 12,11) affinché “mettendo ciascuno il suo dono a servizio degli altri, secondo il fine per cui lo ha ricevuto, contribuiscano anch’essi… all’edificazione di tutto il corpo nella carità. Dall’aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e a edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel mondo, con la libertà dello Spirito il quale ‘spira dove vuole’, e al tempo stesso nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori. Essi hanno il compito di giudicare della genuinità (dei carismi) e del loro uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito, ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» (Apostolicam Actuositatem 3,3-4).

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