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Un “cuore giovane” per il MEC
mercoledì 19 novembre 2008 17:59

di fr. Fabio Silvestri

30 ottobre, giovedì: la sera, per accoglierci, c’era la neve. Una sorpresa in più, leggera ma suggestiva, per accompagnare il secondo passo del nostro cammino. Quel cammino che ci ha portati, dopo l’esordio dello scorso anno, a ritrovarci insieme e ancora a Pietralba, per vivere la “Tre giorni” degli Universitari del Movimento. E se già l’ anno scorso, con accenti diversi ma a tutti, era sembrato che qualcosa di importante fosse accaduto, quest’anno la sensazione è ancora più netta, nel constatare che quell’inizio si è confermato in modo maturo, si è esteso forse al di là delle previsioni e si è concluso nella forma di una speranza più salda, che poggia su di una certezza… Quale? 140 volti, l’uno diverso dall’altro, ma insieme per una storia. Sì, c’è un “cuore giovane” nel MEC. Un cuore che attraversa quella fase della vita in cui davvero si comincia a decidere di sé, un cuore che si fa visibile, che ha iniziato a battere di pulsazioni proprie nel corpo che lo accoglie. E che ha voglia di scoprirsi autentico, mentre impara a fissare orizzonti ampi. Un cuore piccolo? Certo. E con tutti i limiti delle novità, cioè con i colori acerbi dei frutti che ancora solo promettono, tra facili fragilità, presenti e future. Certo. Ma insieme sta nascendo, è nato, ed ha voglia di crescere un cuore nuovo, che per la prima volta - con questa forza - “si riconosce” vivo.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 20 novembre 2008 05:22 )
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Umanamente di più
lunedì 17 novembre 2008 15:49

di Anna Cannizzo

Negli ultimi anni, probabilmente a ragione, si è cominciato ad insistere maggiormente sul fatto che il Cristianesimo non è una questione di moralità; non è un giudizio etico quello che distingue i cristiani dai non cristiani; il mondo non deve aspettarsi che chi va in chiesa la domenica sia migliore di chi non ci va.  I cristiani “illuminati” esprimono con forza la convinzione che essere cristiani non significa essere più bravi, più sensibili, più attenti, più attivi degli altri. E’ una questione di fede, “essenzialmente” di fede, non di azione o di comportamento. Cristiano è chi ama Cristo, chi vuole seguire Cristo. E poiché Cristo s’incarna nella Chiesa, essere cristiani cattolici si è tradotto per molti, in modo implicito (forse anche un po’ superficiale), nel seguire i precetti della Chiesa: la Messa, le funzioni varie, i digiuni, i fioretti, le preghiere. Si è più cristiani quanto più ci si accosta a pratiche cristiane. La bontà, la giustizia, l’onestà, la carità riguardano l’ambito umano, non propriamente quello cristiano – si sente dire – quindi non è giusto giudicare un cristiano su questi parametri.  

C’è un fondo di verità in questa distinzione ed un ampio margine di errore: è la verità di chi si accorge che il Cristianesimo è un rapporto prima di essere un comportamento ed è l’errore di chi dimentica che questo rapporto nasce nel cuore di un Dio che ha come sua vocazione l’uomo e che, quindi, non può prescindere dall’uomo. Il Dio Cristiano è un Dio follemente innamorato dell’uomo: l’ha creato a Sua immagine, gli si è alleato, l’ha aiutato, punito, sedotto, salvato. E infine si è fatto uomo pure Lui. L’incarnazione di Cristo è l’esaltazione massima dell’amore di Dio per la natura umana, per ogni piega della natura umana, che in Cristo è stata assunta e valorizzata al massimo.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 novembre 2008 15:58 )
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Un orrore che ci divorerà
sabato 15 novembre 2008 06:02

di Mario Giordano direttore del “Giornale”

Per la prima volta, dopo mesi, oggi mi fa paura il foglio bianco. Non riesco a scrivere. Osservo la foto di Eluana e penso che dentro quegli occhi che ti guardano e non ti vedono c'è tutto il mistero della vita e della morte. C'è il senso della nostra esistenza. Ci sono i nostri ricordi, il passato, il futuro, c'è il nostro credo e la nostra speranza. Ho conosciuto da vicino il dramma del coma, sono entrato in quelle stanze piene di scienza e vuote di speranza, ho accarezzato mani vive sapendo che quelle mani non avrebbero potuto accarezzarmi mai più. So cosa significa fissare un volto caro sapendo che è lo stesso eppure ormai non ti riguarda, so cosa vuol dire il dramma di quei tratti che restano così vicini eppure diventano immensamente lontani, sempre familiari eppure come già in un altro mondo.

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Terribile verdetto!
venerdì 14 novembre 2008 10:44

La Corte Suprema di Cassazione ha comunicato il terribile verdetto. Eluana Englaro, dunque, può essere uccisa!!! Perché è così che la giovane desiderava morire (nel caso in cui si fosse trovata impossibilitata a decidere personalmente della propria vita). Eluana Englaro, originaria di Lecco, da 15 anni è in coma vegetativo, in seguito ad un incidente stradale. Il padre della giovane donna, da tempo, chiede con insistenza che venga interrotta la terapia di sostentamento vitale e l’alimentazione artificiale per rispettare la volontà espressa dalla figlia in diverse occasioni.
Ma te la immagini una ragazza a vent’anni anni, con l’argento vivo addosso e il futuro davanti a sé, che lapidariamente lascia ai propri genitori (è il principale punto di forza espresso dal padre di Eluana) le indicazioni dettagliate su cosa fare della sua vita in caso di coma!!! Sappiamo forse cosa accadrà e faremo domani? Sapremo essere così coerenti con le scelte ipotizzate quindici o vent’anni prima? E se volessimo improvvisamente cambiare idea?

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